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Asus Zenfone 4 e 6: la recensione

Prova su strada del nuovo smartphone Android della casa taiwanese, nella versione da 4 e 6 pollici.

Il mercato dei dispositivi mobili fa gola a tutti, soprattutto a chi crede di avere tutte le carte in regola (leggasi competenze e tecnologie) per creare prodotti di grido, se non da urlo. Asus, per esempio. Il produttore taiwanese è convinto di poter dire la sua in un mercato che, dopo anni di duopolio Apple-Samsung, sembra aver trovato nuovi spunti di interesse nella ricerca di prodotti dal buon rapporto qualità prezzo. Proprio quello che vorrebbero essere i nuovi Zenfone 4, 4,5, 5 e 6, che sono poi gli ultimi Android Phone lanciati in Italia, rispettivamente a un prezzo di 119, 138, 179 e 299 euro.

Panorama.it ha avuto la possibilità di provare i due modelli agli estremi del catalogo - lo Zenfone 4 e lo Zenfone 6 - e di ricavarne alcune impressioni.

 

Design
Pur essendo stilisticamente molto simili, Zenfone 4 e Zenfone 6 partono da due obiettivi molto differenti: mentre lo Zenfone 4 vuole essere il classico smartphone maneggevole facile da tenere in mano (o, meglio, a una mano), lo Zenfone 6 rivela una doppia natura: le sue dimensioni ne fanno ancora un oggetto da taschino ma, grazie ad uno schermo oversize, lo si può benissimo utilizzare come piccolo tablet. Riuscito, nel complesso, il progetto stilistico: a parte lo spessore eccessivo e l’abbondanza di plastiche, lo Zenfone si presenta come un terminale sobrio e ben costruito.

Display e hardware
Pur senza brillare per risoluzione, gli schermi dei nuovi Asus Zenfone sembrano perfettamente calibrati per gli impieghi cui sono destinati. Va detto, comunque, che l’esperienza visiva dallo Zenfone 6 risulta decisamente più gratificante rispetto a quella offerta dal fratello minore, non solo per via delle dimensioni (2 pollici di differenza si sentono) ma anche per densità di pixel (245 contro 233), qualità, sensibilità del pannello (un Gorilla Glass 3 con Glove Touch), angolo di visuale e capacità di “sopportare” i raggi diretti del sole.

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Il resto della dotazione ruota intorno all’ultima generazione di chipset Intel Atom, qui supportati da processori dual-core da 1.2 GHz (Asus Zenfone 4) e 2 GHz (Asus Zenfone 6), 1 o 2 GB di RAM e scheda video PowerVR. Al di là delle specifiche, le prestazioni appaiono confortanti. La configurazione scelta da Asus “regge” - e in maniere piuttosto egregia - davanti a qualsiasi applicazione in entrata, giochi 3D compresi.

Software
Il sistema operativo - Android 4.3 Jelly Bean - è forse il vero anello debole del progetto Zenfone. Le perplessità non sono legate tanto all’adozione della piattaforma di Google in sé (al momento la più apprezzata del mercato) quanto piuttosto alla scelta di optare per una release così datata. Si ha come la sensazione di avere tra le mani due low-cost di lusso resi però meno appetitosi da una versione oramai sorpassata di Android. Jelly Bean è pur sempre l’OS più installato sui dispositivi di Google attivi in tutto il mondo ma mentre Asus terminava i suoi Zenfone, il software è andato avanti, portandoci prima KitKat e poi Lollipop. Fortunatamente, a dare una bella rinfrescata al sistema operativo del robottino verde ci pensa la Zen UI, che è poi l’interfaccia proprietaria creata da Asus proprio per personalizzare l’esperienza utente. Si tratta - senza ombra di dubbio - di una delle customizzazioni più riuscite degli ultimi tempi: il vestito cucito da Asus ha il grosso merito di rendere decisamente più frizzante, e per certi versi anche più semplice, la navigazione fra i vari menu e sottomenu. I puristi dell’OS di Mountain View forse storceranno il naso, ma chi va alla ricerca di qualcosa che non sia il solito smartphone Android apprezzerà senz’altro.

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Fotocamera
Il reparto fotografico - in particolare quello dello Zenfone 4 - non promette miracoli, ma Asus ha lavorato di cesello, sia sulla parte hardware che software, per dare agli utenti tutto ciò che occorre per portare a casa il risultato. I sensori anteriori e posteriori (da 0.3 e 5 megapixel per lo Zenfone 4, da 2 e 13 megapixel per lo Zenfone 6) sono solo la parte più visibile di una dotazione stracolma di risorse software sviluppate per innalzare il livello qualitativo e creativo degli scatti. Difficile, se non impossibile, trovare su terminali di questa fascia di prezzo una così vasta scelta di impostazioni e regolazioni fini: si può chiedere allo Zenfone di lavorare in modalità macro, di creare un effetto sfocato fuori dall’area radiale di AF, di realizzare immagini con effetti miniatura e persino di regolare la profondità di paesaggio e la cosiddetta “luce assistita”. In questa gallery vi mostriamo i nostri scatti di prova realizzati con entrambi i terminali.

 

Conclusioni
Dopo avere testato i due modelli agli estremi del catalogo Zenfone, possiamo dirlo senza timore di smentita: il progetto avviato da Asus nel segmento - a dire il vero piuttosto affollato - degli smartphone Android low-cost ha tutte le carte in regola per farsi apprezzare. Al di là del prezzo, oggettivamente basso, è la combinazione fra hardware e software a ben impressionare. L’idea di andare controcorrente rispetto alla strada battuta dalla concorrenza, optando per un processore fuori dal coro (Intel in luogo dei gettonatissimi Qualcomm e Mediatek) e per una personalizzazione software piuttosto spinta, ci ha convinto. Pur con i suoi difetti (spessore, materiali e release datate di Andorid), lo Zenfone può tranquillamente competere con tutti gli smartphone Made in China che stanno invadendo il mercato. Con il vantaggio, e non è poco, di avere un brand alle spalle già conosciuto.

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