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Apple, ecco perché presto Siri capirà molto meglio

Cupertino vuole trasformare l'assistente vocale in un cervellone che migliora continuamente durante l'uso

Tra i tanti, c’è un aneddoto un po’ scaduto e lugubre, ma sempre efficace: se domandi a Siri come nascondere un cadavere, ti chiede di scegliere tra una discarica pubblica o un servizio funebre. Per quanto la fantasia dei programmatori abbia dotato l’assistente vocale della mela di una certa dose (precaricata) di ironia, di sicuro il sistema non brilla per elasticità. Arriva dove riesce, risolve problemi, esegue ordini precisi se formulati in modo sensato, ma di sicuro non va oltre gli schemi. Per esempio, non impara dai comportamenti e dalle abitudini di chi la utilizza. Insomma, non evolve in alcun modo.

Google Now e Cortana di Microsoft, i suoi rivali degli ecosistemi concorrenti, invece sì. Partono da una base neutra e sono più malleabili, si modellano in base allo stile di vita, alle esigenze di chi le interroga. Diciamo che ragionano per nessi: se ho chiesto che tempo fa, quando si accorgono che sto uscendo possono suggerirmi di portarmi un ombrello. Se realizzano che c’è traffico nel tragitto consueto verso l'ufficio, possono suggerirmi in automatico di avviarmi prima.

Ecco, l’indiscrezione riportata dall’edizione americana di Wired è che anche Apple starebbe puntando verso questa direzione. Avrebbe avviato una campagna acquisti di talenti di esperti di riconoscimento vocale, proprio al fine di rendere Siri più intelligente. Un nome su tutti, Alex Acero, con alle spalle una carriera ventennale in casa Microsoft. Altri prelevati dalla Nuance, che al momento è il motore della tecnologia di Siri, ma potrebbe essere scaricata per privilegiare un’alternativa del tutto made in Cupertino. D'altronde Nuance sarebbe un oggetto del desiderio di Samsung, e se l'acquisto andasse in porto il matrimonio sarebbe impossibile.

Ovvio che tutto è alle battute iniziali, che per arrivare a una traduzione pratica di questo intendimento bisognerà aspettare un po’, ma il terreno che la società di Tim Cook sarebbe decisa a calcare è oltremodo affascinante: chiama in causa le reti neurali artificiali, modelli che riproducono i meccanismi del cervello e che danno modo alle macchine di imparare e crescere, di migliorare, di essere più robuste attraverso un progressivo apprendimento. Come avviene in un essere umano. Non esattamente un’intelligenza artificiale, in grado di badare e bastare a se stessa e concepire un pensiero originale, ma un computer che si fortifica via via che acquisisce informazioni addizionali.

Improbabile? Microsoft, ricorda Business Insider, già applica il sistema al servizio di traduzione in tempo reale di Skype. Più lingue memorizza, più è rapida ad assorbirne di nuove. Così sarà per Siri, che potrebbe crescere domanda dopo domanda, velocizzarsi (e non sarebbe affatto male) di quesito in quesito. Apple, e questo non è un rumor, corteggia anche Abdel-rahman Mohamed, un ricercatore dell’università di Toronto, che del tema è un grandissimo esperto. Insomma, è pronta a far tornare sui banchi e investire sul talento della sua assistente vocale.
      

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