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Apple vs Samsung, quando l'allievo insidia il maestro

Tim Cook a suo tempo si era opposto alla guerra legale contro Samsung, in quanto partner produttivo di punta per Cupertino. Per questo ora Apple potrebbe decidere di produrre componenti in proprio

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– Credits: Dave Schumaker @ Flickr

Alla fine il sacco è stato vuotato, a Tim Cook l’idea di trascinare un pachiderma hi-tech come Samsung in tribunale non è mai piaciuta, anzi a quanto pare l’attuale CEO di Cupertino è stato tra i più acerrimi detrattori della vertenza, al punto da sconsigliare allo stesso Steve Jobs di proseguire con le sue ambizioni da “guerra termonucleare”.

E dire che quando poco più di un anno fa si è ritrovato a stringere le redini Apple, in molti lo avevano descritto come un tecnocrate freddo e imperscrutabile, che sarebbe stato capace di marciare su un letto di cadaveri per il bene dell’azienda. Ma attenzione, il fatto che Tim Cook fosse (e sia tutt’ora) contrario alla guerra dei brevetti con Samsung non è dovuto a ragioni etiche o a un non ben precisato fair-play tra aziende multimiliardarie, le sue perplessità scaturiscono piuttosto da calcoli di opportunità. Per farla breve, sono dovute al fatto che Samsung è uno dei principali fornitori di componenti per i prodotti Apple, al punto che solo lo scorso anno l’azienda coreana ha incassato da Cupertino ben 8 miliardi di dollari.

Per anni le due aziende hanno mutualmente beneficiato della loro partnership produttiva, poi Samsung è entrata in scivolata nel mercato degli smartphone e dei tablet, portando Apple a fare di tutto per disinnescare ogni possibilità di successo. Dal 2011 a oggi le due aziende intrattengono un rapporto paradossale, azzannandosi alla giugulare in tribunale, e collaborando come se nulla fosse sul piano produttivo. Oggi, dopo due anni di guerra dei brevetti, Apple comincia ad avere chiaro che, per quanti dollari potrà spillare a Samsung, difficilmente riuscirà a costringere l’azienda a levare i propri prodotti dagli scaffali.

Se davvero vogliamo comprendere il perché di questa guerra senza sbocco, concentrarsi sulle schermaglie giudiziarie fra Cupertino e Seoul sarebbe un errore. Lasciate da parte le dichiarazioni di guerra di Steve Jobs, lasciate da parte l’enormità di brevetti utilizzati come sciabole in un duello, lasciate da parte persino il miliardo di euro che Samsung dovrebbe pagare a Apple per aver violato almeno 3 brevetti, la realtà è che questa non è veramente una storia di plagi criminali, bensì la storia di come un allievo può sfidare e mettere in difficoltà un maestro.

Una storia che comincia nel 2005, quando Apple decide di affidarsi a Samsung per la produzione di memorie flash per i suoi prodotti. Una partnership proficua, che si spinge tranquillamente fino al 2010, quando ai piani alti di Samsung da un lato liquidano l’iPhone come un orpello per fanatici della Apple, dall’altro si apprestano a lanciare sul mercato un’infornata di prodotti che proprio all’iPhone sembrano ispirarsi. Durante una visita di alcuni executive Samsung a Cupertino, Jobs e Cook esplicitarono per la prima volta le proprie preoccupazioni riguardo alla rassomiglianza fra i prodotti delle due aziende. Come risposta, Samsung nel 2011 lanciò sul mercato il primo Galaxy Tab. Il casus belli era stato trovato, e Steve Jobs cominciò a oliare i cannoni giudiziari per la sua “guerra termonucleare”.

Ma come abbiamo già detto, il vero problema non era che Samsung avesse copiato il design Apple, ma che avesse sfruttato quello che aveva appreso in anni di partnership con Apple per posizionarsi come rivale a tutti gli effetti. Potendo conoscere con anticipo le strategie produttive di Apple, Samsung ha cominciato ben presto ad attrezzarsi per quello che minacciava di essere un boom assoluto nel mercato hi-tech, riuscendo così ad arrivare in anticipo su tutti a proporre un catalogo sufficientemente diversificato da penetrare in quei mercati in cui Apple non si era ancora decisa a mettere piede (ma se davvero c’è in cantiere un iPhone mini , presto lo farà). In quest’ottica, la guerra dei brevetti lanciata da Apple appare come una misura di ripiego, per tentare di arginare il più possibile l’espansione del partner-rivale coreano.

Tuttavia, la poca convinzione con cui Tim Cook sta gestendo questa guerra giudiziaria, lascia intuire che presto le due aziende dovranno per forza di cose abbandonare le armi. E a quel punto cosa può fare Apple per evitare che una situazione simile si verifichi in futuro: “Apple ha di fronte a sé due possibilitàspiega in proposito James Alloworth di Asymco “La prima (e ovvia) è cercare un nuovo fornitore di componenti chiave. Ma questo non scongiura il rischio che una dinamica simile si verifichi nuovamente. La seconda: Apple può scegliere di fabbricarsi da sola i componenti e i servizi che hanno un peso fondamentale nel mantenere un competitivo vantaggio nei mercati in cui Apple si muove.”

A proposito: ricordate lo scorso dicembre, quando Tim Cook annunciò che nel 2013 Apple avrebbe spostato una linea di produzione dei Mac negli Stati Uniti ? Al tempo in molti avevano accolto la notizia encomiando lo “spirito patriottico” del CEO Apple. Ma è sempre bene ricordare che Tim Cook non è un filantropo dal portafoglio facile, bensì un sofisticato businessman dalla mente sempre fredda. Del resto, se Steve Jobs lo aveva indicato come erede un motivo c’era, e diverrà sempre più chiaro man mano che l’intricata faccenda della guerra Apple-Samsung si sbroglierà fino all’inevitabile conclusione.

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