Smartphone & Tablet

Apple taglia anche le batterie di Samsung

Sugli iPad e sui MacBook arrivano pile cinesi. Motivi di costi o l’ennesimo risvolto della cosiddetta guerra dei brevetti?

Di certo non si può dire che a Cupertino non siano coerenti. Del resto come si fa ad accusare di plagio un produttore che è anche uno dei provider chiave della propria catena dei fornitori?

E insomma, dopo aver messo Samsung (e i suoi dispositivi) sul banco degli imputati nei tribunali di mezzo mondo, quelli di Apple stanno lavorando per rimpiazzare dai propri gadget tutti i pezzi fabbricati dal produttore coreano. Dopo le memorie e alcuni componenti chiave dei microprocessori , ora sarebbe la volta delle batterie.

Secondo quanto rivelato da TechCrunch , la società di Tim Cook avrebbe già formalizzato un duplice accordo con i cinesi di Amperex Technology Limited e Tianjin Lishen Battery per la fornitura di unità al Litio per gli iPad e i MacBook. A farne le spese sarebbe proprio Samsung, che allo stato attuale fornisce buona parte delle pile di lunga durata che equipaggiano i tablet e i notebook della Mela.

Difficile non leggere dietro questa scelta l’ennesimo inasprimento dei rapporti fra le due società alla luce della cosiddetta guerra dei brevetti. Se è vero che differenziare il numero dei fornitori è cosa buona e giusta (soprattutto per una società come Apple che si ritrova spesso a fronteggiare improvvisi picchi nelle vendite) è innegabile che il tempismo della decisione sia quanto meno sospetto. Da quando sono iniziate le schermaglie legali fra le due società, di fatto, i contratti di fornitura fra le due società sono oggetto di continue revisioni (c’è anche chi ha parlato di un presunto aumento dei prezzi dei microchip praticato da Samsung all’indomani della sentenza di San José).

Eppure a sentire Tim Cook, Samsung è e rimane uno dei provider chiave per la produzione dei propri dispositivi. Basti pensare che lo scorso anno l’Ufficio Acquisti di Cupertino ha siglato con il produttore coreano contratti per un valore complessivo di 7,8 miliardi di dollari. Volumi che rendono effettivamente inimmaginabile, almeno nel breve periodo, l’ipotesi di una brusca interruzione di tutti i rapporti fra le due società. In fondo è grazie (anche) a questi accordi che le due società si ritrovano oggi a spartirsi più della metà del mercato dei dispositivi mobili.

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