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Smartphone & Tablet

Apple o Huawei? Xiaomi Mi Mix 2

Arriva la seconda generazione dello smartphone senza bordi che fa impazzire i nerd: nessuna strategia di vendita per l’Europa ma ancora per poco

Solo qualche giorno fa Huawei si è presa la seconda piazza come principale produttore di smartphone al mondo.

Ha superato Apple, che probabilmente tornerà al posto occupato sinora dopo le prime vendite dell’iPhone X, che verrà presentato domani.

Brand poco conosciuto

Il trittico di testa vede dunque Samsung, Huawei e Apple ma è poco dietro che le cose si fanno molto interessanti. Il nome più chiacchierato è Xiaomi, marchio famoso in Cina ma che da noi rappresenta ancora un brand per pochi appassionati.

Da anni i suoi telefonini attraversano il confine italiano solo grazie agli e-commerce internazionali, che consentono di pagare poco più della cifra richiesta in patria per mettere le mani su terminali dall’ottima fattura, esteticamente riconoscibili e solo in parte limitati (per via del Play Store, vietato in Cina, da installare manualmente).

Rivoluzione in atto

Partiamo da un passato non così remoto: a novembre del 2016 Xiaomi lancia Mi Mix, primo cellulare senza cornice, esaurito online in soli 10 secondi. Phablet da 6,4 pollici con 6 GB di RAM e 128 GB di storage a soli 430 euro, cifra a cui oggi in Italia si trova qualche modello di punta ma dalle specifiche tecniche decisamente minori.

Arriva la nuova generazione

Insomma il Mi Mix era il mix perfetto: prezzo concorrenziale e form factor innovativo, unico e solo successivamente ripreso dai vari Galaxy S8, LG G6, V30 e così via. Il bello è che adesso è arrivata anche la seconda generazione, con un rapporto dimensionale di 17:9, più allungata e moderna, per incontrare le tendenze globali. Notevole pure il comparto hardware: processore Snapdragon 835, 6 GB di RAM, 64/128/256 GB di memoria, fotocamera da 12 megapixel con stabilizzazione ottica a 4 assi. Il prezzo sarà più alto no? No: 420 euro al cambio, assurdo.

Destabilizzatore del mercato

Per dirla nel linguaggio degli analisti, Xiaomi sta destabilizzando il mercato. Il fatto è che molti dei suoi predecessori (Meizu, Nubia, la stessa Huawei e Honor) avevano cominciato alla stessa maniera, agganciando i consumatori con un’etichetta conveniente. Molte delle connazionali si sono perse: Meizu ha alzato i prezzi, Nubia è scomparso, Huawei sembra essersi accodata al tasso di innovazione dei rivali: un passo alla volta, senza premere troppo sull’acceleratore.


Piede tra i notebook

Xiaomi no, è tutto e subito e lo ha dimostrato con il Mi Notebook Air, una copia quasi esatta del MacBook Air di Apple, svelato nel 2016 e venduto alla metà del prezzo del modello che l’ha ispirato. Certo, non ha OS X ma Windows e nemmeno un sacco di altre chicche del portatile della Mela però fa quello che promette, meglio di altri concorrenti. E pochi giorni fa ha debuttato con Mi Notebook Pro, altro déjà-vu (è un MacBook Pro 15), con un comparto di tutto rispetto e un costo di 980 dollari contro i 1.999 richiesti per la prima scelta dell’americana.


MI NOTEBOOK PRO

Il nuovo Mi Notebook Pro – Credits: Xiaomi

Come fanno a costare così poco

Quando acquistiamo un top di gamma di una delle aziende più in voga stiamo comprando non solo lo smartphone ma un sacco di altre cose: assistenza hardware, software, call center dedicati, customer care via email, newsletter e, soprattutto, contribuiamo a far rientrare quei produttori dei soldi spesi per pubblicità e marketing.

 

Xiaomi non ha nulla di tutto questo, non ha mai investito alcunché sui media, affidandosi solo a una serie di ambassador che sono molto lontani dal concetto di influencer nostrani e dai loro cachet. Una strada simile l’aveva intrapresa l’italianissima Stonex con One, prima di svendere il suo core business (strumenti per la topografia) alla cinese UniStrong. Dunque: poco sforzo, massima resa.

Il problema: la Cina

Come per il precedente, l’unico problema, quello fondamentale, è che Xiaomi continua a vendere solo in Cina. Lo sbarco in Europa e negli USA non è contemplato, non per ora almeno, se non con Mi A1, uno telefonino realizzato in partnership con Google e il progetto Android One, più modesto ed economico della serie Mi Mix. Per quale motivo?

Stando ad alcune dichiarazioni del top management, l’obiettivo di Xiaomi è quello di crearsi una base solida in quei mercati attualmente non governati da una sola compagnia. Non a caso la distribuzione, al di là della madrepatria, si concentra in gran parte su India (dove è il secondo marchio per vendite di smartphone), Indonesia, Ucraina e Birmania (in tutti e tre è al terzo posto) mentre non prevede alcuna strategia in regioni meno propense a scommettere su qualcosa che non sia un Galaxy o un iPhone.

Eppure arriverà

Ma Xiaomi, come del resto le altre compagnie citate sinora, deve portare a casa concreti risultati alla fine del trimestre. Per quanto l’Occidente resterà fuori dalle mire espansionistiche del fondatore Lei Jun? Più che altro aspettiamoci un rialzo dei prezzi quando Mi Mix 2 (o più probabile Mi Mix 3) giungerà da queste parti, per la solita questione delle tasse e della fetta dovuta a distributori e operatori.

Per ovviare a tale aumento, probabilmente non vedremo alcun device della cinese tra gli scaffali delle grandi catene, trovandolo solo online, come accade adesso ma con il vantaggio della garanzia Europa (e di centri di assistenza localizzati).

Un modo per alzare solo di poco il cartellino, mantenendo la promessa della qualità hi-tech per tutti.

Per saperne di più

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