Smartphone & Tablet

Apple-IBM: ecco perché l’accordo è così importante

Le due società americane collaboreranno per fornire alle aziende soluzioni hardware e software integrate. E l'iPhone si candida a diventare il nuovo BlackBerry

Ginny Rometty e Tim Cook, CEO di IBM e Apple – Credits: Apple/Paul Sakuma

Una dispone dei dispositivi mobili più imitati dell’ultimo decennio. L’altra è la regina del software e dei servizi per le aziende. Che prima o poi Apple e IBM si incontrassero a metà strada per cercare soluzioni comuni per il mercato (e in particolare per quello enterprise) era prevedibile. Ma forse nessuno si aspettava che la stretta di mano fosse da subito così vigorosa. “È una partnership che trasformerà le aziende”, ha commentato a caldo il CEO di Apple Tim Cook all’indomani dell’accordo, quasi a sottolineare che sul tavolo non ci sono solo intrecci di tecnologie e clienti ma qualcosa di più radicale.

Il comunicato ufficiale parla di un centinaio di soluzioni business specifiche per settore, incluse app native e appositamente sviluppate per l’iPhone e l’iPad, esclusivi servizi cloud IBM ottimizzati per iOS (inclusi gestione dei dispositivi, sicurezza, analisi e integrazione mobile), una nuova offerta di assistenza e supporto AppleCare su misura per le esigenze dei clienti business e nuove offerte bundle di IBM per attivazione, fornitura e gestione dei dispositivi. Il che tradotto in parole povere significa che Apple e IBM vogliono prendersi per intero il mercato della mobilità aziendale. Del resto, da quando BlackBerry non è più quella di una volta, c’è un posto vacante all’interno del mondo business. Manca quel fornitore tecnologico di riferimento che sappia guidare le aziende nella fornitura di dispositivi e soluzioni mobili facili da usare, sicuri, gestibili dai reparti IT e compatibili con le principali applicazioni di business. Ecco, Apple e IBM vogliono essere - insieme - un player di questo tipo.

IERI RIVALI, OGGI AMICI
E pensare che c’è stato un tempo in cui Apple e IBM erano persino rivali. Per un ventennio e oltre, IBM e Apple si sono contese il mercato dei computer: uno era il primo produttore di PC, l’altro provava a scardinare l’ordine precostituito con i suoi Macintosh e il suo pensare differente. Sembra passato un secolo, però. Perché col tempo le strade delle due società si sono ampiamente divise. Apple è diventata protagonista assoluta nel settore della mobilità grazie all’iPhone e ai suoi dispositivi di successo basati su iOS. IBM ha invece abbandonato la strada dell’hardware per dedicarsi anima e core al software e ai servizi. Oggi, le due società non hanno più nulla da contendersi - a meno che non si vogliano considerare concorrenti Siri e Watson - anzi, per usare ancora una volta le parole di Tim Cook “sono due pezzi complementari di uno stesso puzzle”.

PERCHÈ IBM HA BISOGNO DI APPLE (E VICEVERSA)
È evidente che in un contesto come questo entrambe le società hanno molto da guadagnare. IBM vede in Apple un enorme cavallo di Troia per accedere fisicamente all’interno delle aziende. iPhone e iPad - pensati inizialmente come device per il mondo consumer - sono infatti riusciti a entrare dalla porta di servizio all’interno delle aziende e sono già fra le mani di centinaia di migliaia di lavoratori appartenenti ai più disparati settori merceleogici, dalle banche al retail, dal farmaceutico alle telecomunicazioni, dagli enti pubblici all’alimentare. D’altro canto, Apple sa bene che per fare davvero breccia nel mercato aziendale non può prescindere dalle applicazioni. In questo senso le soluzioni di IBM rappresentano un enorme valore aggiunto da inserire all’interno dei suoi dispositivi. Big Blue, come noto ha dirottato buona parte dei suo sforzi sulla creazione di soluzioni cloud e sull’analisi dei cosiddetti Big Data. Soluzioni di un certo peso, dunque, che d’ora in avanti saranno sempre più integrate all’interno dei dispositivi della Mela per consentire a tutti i lavoratori di prendere decisioni più accurate sulla base dei dati.

UNO SCHIAFFO A MICROSOFT
L’accordo Apple-IBM potrebbe avere delle ripercussioni anche all’interno del panorama hi-tech. BlackBerry, pare chiaro, rischia a questo punto di veder ulteriormente assottigliato il suo credito fra le mura aziendali. Ma c’è qualcun altro che non avrà certamente gradito la notizia: Microsoft . La società di Redmond - forse l’unica realtà dell’Olimpo tecnologico ad avere le spalle coperte sia sul versante software che su quello dell’hardware - dovrà raddoppiare i suoi sforzi se vuole davvero conquistare una fetta della mobility enterprise. Il vantaggio nel mondo desktop resta ancora rassicurante ma non è più sufficiente. C’è chi dice che fra vent’anni i PC non esisteranno più: il mondo sarà popolato da lavoratori “nomadi” perennemente attaccati ai propri dispositivi mobili. I sintomi di questa rivoluzione, peraltro, sono già piuttosto evidenti.

 
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