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Apple, come funziona la privacy? Ce lo spiega Tim Cook

Nessuna intrusione negli account degli utenti né condivisione dei dati con player pubblicitari e entità governative. La lettera pubblicata dal ceo

Che fosse uno che non ha paura di metterci la faccia lo avevamo capito, non da ultimo sul finire dello scorso mese di ottobre, quando ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità. Tim Cook non avrà forse il carisma e la capacità di ipnotizzare le folle del suo predecessore, ma sa farsi sentire quando serve. Soprattutto quando c’è in gioco la reputazione della sua azienda e i diritti delle persone che ci lavorano dentro.

La storia ha inizio a febbraio del 2012: a poche settimane dal suo insediamento sulla poltrona più importante (e ingombrante) di Apple, Cook è già volato in Cina, negli stabilimenti della Foxconn, per spiegare agli impiegati - e al mondo intero - che i diritti di chi lavora nelle catene di montaggio dei dispositivi di Cupertino verranno analizzati e valutati secondo criteri di massima serietà, e trasparenza. È il primo segnale di quello che diventerà da lì a poco il marchio di fabbrica di tutte le apparizioni pubbliche del CEO: la capacità di tranquillizzare gli animi e mettere a tacere le polemiche, spiegando, con dovizia di particolari, i piani, i programmi e le strategie a lungo termine del marchio californiano.

Più o meno con lo stesso atteggiamento - pacato ma determinato - il numero uno della società californiana ha voluto spiegare nelle scorse settimane come funziona la privacy all’interno dei dispositivi della Mela. Quasi un atto dovuto alla luce del polverone sollevato prima dalle rivelazioni di Edward Snowden e poi dagli hacker che hanno violato gli account delle celebrità su iCloud

 

Con una lettera indirizzata a tutti i clienti - da ieri pubblicata anche sul sito italiano - il numero uno di Apple ha in sostanza ribadito l’impegno a garantire una tutela della privacy e le finalità che regolano il trattamento dei dati degli utenti. "Non creiamo un profilo sulla base dei contenuti delle tue email o delle tue abitudini di navigazione per poi venderlo agli inserzionisti. Non “monetizziamo” le informazioni che salvi sul tuo iPhone o su iCloud. E non leggiamo le tue email o i tuoi messaggi per ricavarne informazioni per scopi commerciali", scive Tim Cook quasi a voler sottolineare le differenze fra l’operato della sua azienda rispetto ai competitor più rinomati, e in particolare rispetto a Google.

Tim Cook ha voluto mettere i puntini sulle “i” anche sulla piattaforma pubblicitaria della casa, iAd (soggetta alle stesse norme sulla privacy applicate a tutti gli altri prodotti Apple e dunque non autorizzata a non raccoglie dati dalle applicazioni native), e sull’assoluta estraneità di Apple a qualsiasi azione di intelligence praticata dalle autorità sui dati dei suoi utenti: “Non abbiamo mai collaborato con le autorità governative di alcun Paese per creare backdoor nei nostri prodotti o servizi, né abbiamo mai fornito l’accesso ai nostri server”, ha specificato il responsabile.

Le parole ovviamente non bastano a garantire l'inviolabilità dei dispositivi della mela morsicata ma sapere che qualcuno ai piani alti di Cupertino ha a cuore tutte le questioni legate alla privacy dei suoi utenti è comunque motivo di conforto.

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