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Android O: cosa sappiamo del prossimo sistema operativo di Google

Notifiche, icone, funzionalità, connettività autonomia: ecco come sarà l’erede di Nougat

Android Nougat è appena arrivato ma per gli addetti ai lavori (e in modo particolare per gli sviluppatori) è già il momento di guardare avanti. Per la verità le notizie che trapelano sul prossimo aggiornamento del sistema operativo del robottino verde sono state finora poche e piuttosto vaghe, ma gli sviluppi dell'ultima ora ci consentono di avere qualche elemento in più su cui esprimere valutazioni.

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A meno di imporbabili rivoluzioni, sappiamo di sicuro che la prossima main release si chiamerà con un nome di dolce che inizia con la lettera “O” (Oreo? Oatmeal ? Ox-tongue? Oliebol?), e che debutterà fra la fine del 2017 e l’inizio del 2018.

Ma a stuzzicare l’interesse della vastissima comunità di aficionados Android è soprattutto la prima preview della piattaforma, resa disponibile proprio in queste ore ai possessori di un dispositivo Google nativo (Pixel, Pixel XL, Pixel C, Nexus Player, Nexus 6P e Nexus 5X). Si tratta, nella forma e nella sostanza del primo embrione del prossimo sistema operativo di Google, una base di partenza sulla quale gli sviluppatori potranno realizzare le prime applicazioni compatibili.

 

Notifiche raggruppate per canali
La Developer Preview di Android O ci mostra un sistema operativo che cambia in tutte le sue principali sezioni, a cominciare dalle notifiche. Google pare intenzionata a lasciare agli utenti la facoltà di raggruppare gli avvisi per canali, così da dare maggiore o minore priorità agli stessi. A semplificare le cose, l’utilizzo di nuovi strumenti visuali (c'è chi parla di schede di colore differente) che sulla carta dovrebbero agevolare la lettura di primo acchito.

Le notifiche considerate meno rilevanti, inoltre, potranno posticipate con un semplice swipe per essere controllate in un secondo momento.

Le icone cangianti
Sul piano delle funzionalità, Android O si farà notare soprattutto per la presenza di vere e proprie icone flessibili, capaci cioè di adattarsi al particolare tema scelto dall’utente. Fra le novità anche una finestra attiva (molto simile al picture-in-picture adottato da Smasung sulla sua interfaccia TouchWiz) per l’esecuzione di applicazioni in simultanea: un video, ad esempio, potrà essere ridotto a icona e riprodotto in sovraimpressione mentre si effettua una sessione di navigazione su Chrome.

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Da sottolineare, infine , l’introduzione di un nuovo sistema per il autocompletamento dei campi che permetterà agli utenti di sfruttare i dati personali (nome utente, password, indirizzo, data di nascita) già inseriti su altri servizi presenti sul sistema operativo.

Più attento agli sprechi
Come già Nougat e Marshmallow, anche la prossima versione dell’OS di Google lavorerà sull'ottimizzazione delle risorse per ridurre i consumi di batteria. Ciò si tradurrà in regole più severe per gli sviluppatori, le cui applicazioni dovranno adeguarsi a limiti più restrittivi per ciò che riguarda le attività che le applicazioni possono svolgere, soprattutto in background. Il numero di "chiamate" per l'aggiornamento della posizione, ad esempio, sarà contingentato proprio per evitare inutili sperechi energetici.

 

Anche l'orecchio vuole la sua parte
Agli sviluppatori (e in particolare a tutti coloro che creano applicazioni basate su foto e video) Android O offrirà un spettro più ampio sulla gamma di colore (wide gamut color) ma anche nuove funzioni per la navigazione delle app da tastiera (una feature pensata soprattutto per le applicazioni accessibili da Chrome OS).

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A livello di connettività, vale la pena sottolineare la compatibilità LDAC, il nuovo codec per la trasmissione audio sviluppato da Sony che molti considerano l’erede in alta risoluzione del Bluetooth, nonché il supporto al nuovo sistema Wi-Fi (Aware) per il collegamento fra dispositivi (purché opportunamente equipaggiati) senza access point. Sulla prossima versione della piattaforma saranno inoltre integrate anche delle specifiche API per l’audio professionale (AAudio API for Pro Audio). L’obiettivo? Ridurre la latenza e più in generale migliorare le performance delle app di streaming, spiega la stessa Google.

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