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Summly: la vittoria di un adolescente (e la sconfitta dell'informazione)

Il servizio creato dal 17enne Nick D’Aloisio e acquistato a peso d'oro da Yahoo può davvero diventare il format dell’informazione del futuro? Speriamo di no

Summly: la vittoria di un adolescente (e la sconfitta dell'informazione) Summly: la vittoria di un adolescente (e la sconfitta dell'informazione)
Credits: Summly
di Roberto Catania

Si fa un gran parlare in queste ore di Summly, l’applicazione sviluppata dal 17enne londinese Nick D’Aloisio e acquistata da Yahoo per la cifra di 30 milioni di dollari.

Naturalmente buona parte dell’attenzione dei media si è concentrata sulla storia del giovanissimo creatore dell’applicazione, ritrovatosi da un giorno all'altro multimilionario grazie a una trovata sviluppata nella cameretta di casa. Ma c’è un altro aspetto sul quale vale la pena soffermarsi ed è quello che riguarda il significato dell’acquisizione per il futuro dell’informazione online.

Summly – lo spiego per chi ancora non lo sapesse – è un’applicazione per iPhone che consente di riassumere il testo di una news online in un concentrato di testo di soli 400 caratteri. Il tutto in modo automatizzato, senza cioè nessun intervento umano nel mezzo. Ci riesce, spiega lo stesso D’Aloisio sul sito web del servizio, grazie a un algoritmo genetico che – a differenza dei classici sistemi di aggregazione - cerca di emulare il pensiero umano, usando metriche “organiche” per estrarre i componenti più critici.

"Summly pensa come te", chiosa il giovane 17enne inglese neomilionario. Come a confortarci. O forse no. Perché insomma, posto che l’intelligenza di Summly sia davvero qualcosa fuori dal comune, l’idea che l’informazione del futuro venga veicolata da un algoritmo capace di digerire tutta l’informazione online e di condensarla in un bolo da 400 caratteri non è molto rassicurante. Anzi.

Nick Carr, uno che sui cambiamenti delle nostre funzioni cognitive in relazione all’avvento di Internet ci ha costruito dei veri e propri trattati filosofici, direbbe che è tutta colpa della Google-generation e dell’imbarbarimento delle nostre abitudini di lettura: perché – questo è innegabile – siamo sempre più figli dell’informazione mordi-e-fuggi, schizziamo da un sito all’altro senza pensare davvero a ciò che stiamo leggendo. E allora anche un titolo e poche battute sono sufficienti per accontentare la nostra “sete” di sapere.

Certo, si potrebbe obiettare che:

1. Per operare Summly ha bisogno di una base di articoli veri, scritti cioè da persone in carne ed ossa. E che in fondo l’utente può decidere in qualsiasi momento di passare dal riassunto alla notizia estesa.

2. La tendenza verso la sintesi estrema non nasce con Summly ma è un processo che sul Web è in atto da sempre. Twitter, in questo senso, rappresenta già la quintessenza della comunicazione iper-concentrata in una manciata di caratteri

3. Il modello di Summly va a colmare un vuoto nell’industria editoriale, quello dell’informazione a misura di smartphone. Del resto tutto ciò che leggiamo sui display dei nostri telefonini intelligenti non è altro che una versione rimpicciolita (ma solo nel carattere) degli articoli nati per il mondo desktop.

Tutto vero. Ma se – come dice Yahoo – Summly sarà davvero il format dell’informazione del futuro, viene da chiedersi che ne sarà degli approfondimenti e dei contenuti di qualità sul Web.

Non so voi ma l’idea che il piatto di spaghetti al pomodoro che mi appresto a mangiare per cena possa essere sostituito un giorno da una scatoletta di cibo liofilizzato da un robot non la trovo particolarmente allettante.

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