Sicurezza

Viber: stop in Arabia Saudita poi toccherà a Skype

Il governo: “Non sono conformi alle normative” ma dietro ci sarebbe la censura per una nuova primavera araba

Credits: Robert Scoble, Flickr

Prevenire è meglio che curare: Turchia docet. Il governo saudita non c’ha pensato due volte e ha deciso di bloccare l’app di messaggistica Viber per tutti i suoi residenti. Il “blocco” è stato segnalato dalla Reuters che ha scritto come le autorità che controllano la regione abbiamo preso il provvedimento come risposta alla difficoltà di controllare il traffico sulla piattaforma, fuori dagli accordi nazionali sulle telecomunicazioni. “Ci rammarichiamo per la decisione delle autorità saudite di bloccare Viber - ha detto una portavoce - amiamo i nostri milioni di utenti in Arabia Saudita e abbiamo la speranza di poter ripristinare il servizio nei prossimi giorni. Invitiamo gli utenti sauditi di seguire Viber su Facebook e Twitter per gli aggiornamenti”. La decisione è stata accolta anche dalla CITC laCommissione internazionale per le Comunicazioni e l’Information Technology.

Nel mese di marzo i funzionari sauditi avevano minacciato di bloccare il traffico di servizi di messaggistica come Skype, Viber e WhatsApp, salvo che le suddette società non accettassero un diretto controllo del governo sul loro utilizzo; nel 2010 la stessa motivazione aveva spinto gli organi governativi a contrastare la RIM (ora BlackBerry) per l’app BB Messenger; in quel caso BlackBerry dovette cedere ai “consigli” del governo. Il governo dell’Arabia Saudita aveva dato, a marzo, una settimana di tempo alle app incriminate per conformarsi alle regole interne, cioè fornire un server locale al governo per monitorare le attività degli utenti. Dopo due mesi gli organi di controllo sono passati ai fatti, blocando Viber lancerà un avvertimento a tutti gli altri.

In realtà, come fa notare la stessa Reuters, gli obiettivi in ballo non sarebbero solo questi. Dietro ci sarebbe la volontà di arginare i segni di agitazione sociale, sulla scia delle proteste cominciate nel 2011 e che trarrebbero ulteriore linfa dall’attuale dissenso di piazza in Turchia. Nei vicini Emirati Arabi Uniti molte caratteristiche di Viber e Skype sono già bloccate. A differenza dell’Arabia Saudita però, qui la questione centrale sarebbe proprio quella dei danni economici per gli operatori locali. Con l’utilizzo di Skype e Viber per le chiamate nazionali e internazionali vengono meno le revenue per gli operatori di telecomunicazione, che stanno perdendo così la maggior parte del loro reddito. 

 
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