Sicurezza

Come gli USA uccideranno la privacy

Brasile e Germania propongono alle Nazioni Unite una risoluzione sul Datagate. Ma dietro le quinte i diplomatici statunitensi cercano di cambiare le regole

– Credits: ubiquit23 , Flickr

Se c’è una conseguenza a tutto quello che ci hanno mostrato Guardian e Der Spiegel, grazie alle rivelazioni di Edward Snowden, è che nell’era digitale la NSA può arrivare ovunque. Non ha bisogno di chiedere permessi (anche se qualche volta lo ha fatto per lasciar credere di seguire le norme), non necessita di forzare la mano sulle aziende che detengono i nostri dati e nemmeno deve sforzarsi poi tanto per recepire le informazioni personali che le interessano. La National Security Agency semplicemente prende ciò che vuole, sa di poterlo fare e conosce i mezzi per farlo.

Se a livello tecnologico ci si può proteggere ben poco, anche se stanno per nascere alternative valide a programmi e software spiati, un rimedio per il prossimo futuro potrebbe arrivare dal diritto. Un accordo tra gli Stati Uniti e il resto del mondo potrebbe essere la soluzione migliore per porre fine al monitoraggio onnipresente svolto finora dagli States. Eppure, come spiega The Cable , gli Stati Uniti e le agenzie internazionali di Intelligence starebbero lavorando nel silenzio per girare a proprio favore un accordo proposto alle Nazioni Unite in difesa del diritto universale alla privacy online.

L’Assemblea generale dell’ONU starebbe valutando una proposta del Brasile e della Germania di inserire vincoli alla sorveglianza di utenti della rete, una possibilità che non va giù alla NSA che si è dichiarata contraria a paletti del genere. La posta in gioco è ovviamente alta, soprattutto in quel di Washington e Brasilia, due città in cui, per motivi diversi, il tema dello spionaggio sta a cuore a molti (il presidente brasiliano è personalmente coinvolto nelle intercettazioni).

Una bozza del documento invita gli USA a "rispettare e proteggere il diritto alla privacy" affermando che gli "stessi diritti che le persone hanno offline devono essere rispettati on-line, compreso il diritto alla privacy”. I due stati chiedono all'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay , una relazione sulla protezione e la promozione del diritto alla privacy che assicuri che la questione rimanga viva nell’interesse dell’Unione. Eppure  i diplomatici americani, in privato, stanno cercando di muovere il vento a loro favore. Per farlo hanno distribuito agli alleati un documento riservato, che però è finito su Tumblr in cui propongono alcune modifiche all’atto. “In riferimento al diritto di privacy – si legge – le indicazioni possono riferirsi solo agli obblighi degli Stati Uniti sotto l’International Covenant on Civil and Political Rights e non a livello extraterritoriale”. In poche parole l’America vuole assicurarsi di poter spiare chiunque all’estero. Si creerebbe quello che gli esperti di diritto chiamano “legal black hole”, ovvero una zona d’ombra (o meglio una serie di zone) dove sarebbe lecito spiare chiunque con qualsiasi mezzo. In parole povere quello che già fanno solo in maniera legalizzata. Questo grazie alla convinzione che gli Stati Uniti e i suoi alleati vogliono far passare, secondo cui il Patto internazionale sui diritti civili e politici non si dovrebbe applicare allo spionaggio straniero.

Secondo Stefano Mele dell'Istituto Italiano di Studi Strategici "Niccolò Macchiavelli", avvocato esperto di ICT Law: "Questo genere di pressioni si inseriscono perfettamente all'interno dello scacchiere su cui si sta giocando questa importante partita diplomatica. Con tutta probabilità la proposta di Brasile e Germania, anche se approvata, non risulterà comunque vincolante. Appare chiaro l'intento di spingere al massimo, e soprattutto di raccogliere consensi a livello internazionale, contro le attività di spionaggio veicolate dalle rivelazioni di Snowden."

 
© Riproduzione Riservata

Commenti