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Sicurezza

USA: perché il Senato ha bocciato la riforma della NSA

Democratici e repubblicani erano concordi sullo US Freedom Act ma qualcosa ha spinto i senatori a fare marcia indietro: l’avanzata dell’Isis?

Era l’ultimo tassello necessario a mettere (quasi) la parola fine all’enorme inganno digitale della più grande democrazia la mondo, gli Stati Uniti. Con un passaggio più che favorevole alla Camera, lo US Freedom Act, la legge che avrebbe rimesso nei propri confini le pratiche di spionaggio della National Security Agency, si è fermato sul più bello tra i seggi del Senato. Qui la riforma ha incontrato il parere di 57 favorevoli e di 42 contrari, peccando di soli tre voti utili a raggiungere la soglia di adozione.

La storia

Il Senatore Mitch McConnell, leader della maggioranza della Camera alta del Congresso, cogliendo al volo l’ostracismo dei senatori ha addirittura provato a spingersi oltre, proponendo l’estensione delle norme previste dal Patriot Act oltre il termine fissato del 1 giugno per continuare a giustificare il monitoraggio della NSA. Ma i colleghi senatori sono rimasti fedeli al trend giornaliero bloccando la proposta che, così come l’apparato legislativo pro-spionaggio, si trova adesso in un limbo non ben definito e ci resterà per i prossimi giorni. Il 31 maggio è prevista infatti una seduta straordinaria in cui si deciderà il futuro del monitoraggio telematico degli Stati Uniti e degli illustri colleghi riuniti sotto lo stemma dei “Five Eyes”: USA, Gran Bretagna, Australia, Canada, Nuova Zelanda.

Paura Isis

Che dietro il voto contrario allo US Freedom Act ci sia la volontà di preservare una serie di strumenti che negli anni hanno contribuito, secondo il governo, a fermare una serie di attentati e crimini minori è evidente. Quello che i 57 senatori pensano è che la nuova legge possa limitare fin troppo l’utilità dell’agenzia di sicurezza nazionale favorendo così il terrorismo, tanto che il capo della CIA, il generale Michael Hayden e l’ex procuratore generale degli Stati Uniti, Michael Mukasey, l’hanno definita come la “riforma della NSA che solo l’Isis può amare”, con chiaro riferimento ai vantaggi ottenibili dai militanti dello stato islamico grazie allo stop dei vari software Prism, X-Keyscore e Boundless Informant.

Lo smantellamento

La scorsa settimana l’amministrazione Obama ha affermato come la NSA stia gradualmente spegnendo le risorse informatiche rese possibili dalla Sezione 215 del Patriot Act, proprio quella che il 1 giugno cesserà di esistere sempre che non venga rinnovata. In pochi credono allo smantellamento dell’Intelligence statunitense soprattutto dopo quello che ha detto Edward Snowden intervenendo al Wired Next Fest: “Tutti i programmi presenti nelle rivelazioni che ho fornito due anni fa sono ancora in attività a differenza di uno solo che è stato interrotto giusto da qualche settimana e che riguardava la intercettazioni telefoniche”.

Continueremo a spiarvi

Il dubbio è che anche con l’adozione dello US Freedom Act la NSA possa continuare ad agire indisturbata senza terminare i propri programmi di controllo. Se fino ad oggi gli agenti federali hanno ingannato il tribunale del Fisa, l’unico organo preposto ad erogare i permessi per il monitoraggio e la raccolta delle informazioni sui cittadini, procedendo in autonomia nelle azioni di spionaggio, cosa li fermerà dopo lo US Freedom Act? Probabilmente nulla ed è per questo che quella che si affaccia all’orizzonte potrebbe essere solo una rivisitazione in chiave moderna della più famosa vittoria di Pirro. 

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