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Sicurezza

Terrorismo e smartphone: perché abbiamo bisogno della NSA

Il Belgio si è affidato all’agenzia USA per catturare Salah Abdeslam. Tra software avanzati e velocità d'azione è la sola che può aiutare l'Europa

Lungi dall’essere un nuovo caso FBI-Apple, quello che coinvolge Belgio e NSA è ancora una vicenda incentrata altamente sulla tecnologia. I fatti sono questi: il governo di Bruxelles ha contattato, agli inizi di marzo, la National Security Agency, nella speranza di far evolvere le indagini circa le reti e le organizzazioni del terrore nel cuore dell’Europa. O meglio, dopo settimane a vuoto, alla polizia europea serviva dare una sferzata alle ricerche di Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto agli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015.

L’intervento della NSA era diventato dunque necessario e non più opzionale. A spiegarlo sono due ufficiali del paese, che a BuzzFeed hanno rivelato in che modo la polizia si è affidata ai federali statunitensi e ai loro poteri hi-tech privi, o quasi, di limitazioni. “Abbiamo contattato gli americani per entrare in azione durante un funerale – hanno detto – dopo aver appreso dai documenti di Edward Snowden tutto quello che possono fare e dove sanno arrivare”. Durante un funerale?  Si, quello di Chakib Akrouh, morto suicida a seguito di un raid della polizia francese il 18 novembre, cinque giorni dopo gli assalti nei quali persero la vita 130 persone.

Funeral singer

Dopo l’identificazione del corpo di Akrouh (di origine belga), avvenuta solo a gennaio, i famigliari del kamikaze avevano chiesto la possibilità di svolgere un funerale, anche sotto la diretta osservazione dei militari. E a quel punto è arrivata l’idea della polizia: alla funzione fissata per i primi di marzo avrebbero potuto partecipare soggetti legati all’uomo non solo affettivamente ma anche per interessi diversi, compresi quelli per l’Isis. Secondo la teoria per cui tutti siamo connessi a qualcun altro senza quasi conoscerlo, scovare indizi su Salah Abdeslam in quell’occasione non sarebbe stato così difficile.

Gealotto fu lo smartphone

Ma come fare? Le organizzazioni di polizia europee sono in grado di intercettare segnali fissi e mobili senza grosse problematiche (del resto la GCHQ, l’agenzia britannica partner della NSA, lo ha dimostrato) ma con tempistiche decisamente più lunghe di quelle contemplate dal grande fratello USA. Quel giorno non è stato nemmeno necessario hackerare decine di smartphone, visto che un ragazzo ha reso tutto più semplice. Telefonino alla mano, un giovane già conosciuto e collegato a Salah, aveva cominciato a riprendere scene del funerale, da inviare con tutta probabilità a militanti del gruppo. “Dovevamo assolutamente compromettere quel dispositivo” – hanno poi spiegato gli agenti.

Come abbiano fatto non è materia pubblica ma possiamo ipotizzare una soluzione. Partiamo dal presupposto, come evidenzia BGR, che gli attentatori di Parigi non hanno mai usato servizi connessi al web per comunicare. Niente chat (nemmeno crittografate come Telegram), niente email e, ovviamente, nessun post sui social network. Sembrerà banale, ma una sola di queste app avrebbe potuto aprire la porta ai federali. Entra allora prepotentemente in gioco il set di programmi legati al termine Smurf, ovvero i Puffi, famoso cartone animato di origine franco-belga.

Il supporto dei Puffi

Snowden ne ha rivelato l’esistenza a ottobre ma solo adesso possiano comprenderne l’effettiva utilità. Fanno parte della famiglia Dreamy Smurf, Nosey Smurf e Tracker Smurf. Il primo serve ad accendere e spegnere il cellulare da remoto, senza che il reale possessore si accorga di nulla. Il secondo ad avviare il microfono del cellulare per catturare l’audio che una persona ha intorno e l’ultimo (Tracker) per seguire un indiziato con una precisione maggiore della tipica triangolazione delle torri cellulari e inoltre, può scattare foto con la camera frontale, quella puntata dritta sulla faccia di un individuo, analizzare la cronologia delle telefonate e di navigazione sul web.

Caratteristica “interessante” è che i diversi Smurf si installano sullo smartphone alla ricezione di un semplice sms, che avvia il processo di download. Un messaggio che non viene mai visualizzato sul telefono da intercettare e che dunque risulta completamente invisibile all’utente. Non è detto che la NSA abbia aiutato la polizia belga con Smurf, ma non saremmo così sorpresi se ci fosse lo zampino di Puffo Curiosone dietro l’arresto di Salah Abdeslam, avvenuto il 18 marzo del 2016, solo qualche giorno dopo quel funerale.

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