Sicurezza

Snowden resta in Russia perché questa è la patria degli hacker

Da Medvedev a Putin, al freddo di Mosca gli smanettoni sono al sicuro. Regola numero uno: non attaccare (ovviamente) i sistemi nazionali

Credits: josef.stuefer, Flickr

Quando nel maggio del 2008 Dmitry Medvedev è diventato Presidente della Federazione Russa, aveva promesso di combattere quello che chiamava “nichilismo giuridico”. La corruzione, un sistema giudiziario debole e una vasta tendenza all'impunità erano, secondo lui, caratteristiche del governo precedente, assolutamente da combattere. La Russia era diventata un paradiso per alcuni degli hacker più “creativi” al mondo, una nazione che sapeva proteggerli come non mai. Nell'agosto dello stesso anno dell’elezione di Medvedev, i ricercatori della società di sicurezza SecureWorks avevano scoperto una grave minaccia proveniente da una gang di hacker russi. Per anni i giovanotti si erano infiltrati in sistemi aziendali e governativi senza destare sospetti.

Nessuno sa quanto questi hacker avessero rubato anche se gli investigatori statunitensi risalirono ad un fondo conservato in una banca in Lettonia che aveva cominciato a sospettare di alcune movimentazioni dopo un prelievo di ben 20 mila dollari. Che fine abbiano fatto gli hacker non è dato saperlo, certo è che la polizia locale non se ne è interessata più di tanto. Il sentore è che in Russia non ci sia molto interesse per la lotta alla criminalità informatica né da parte della polizia né di tribunali appositi. Le forze dell’ordine ignorano gli hacker, a meno che non attacchino obiettivi nazionali. La Russia poi è sempre ai vertici delle nazioni fonti di spam mondiale, spesso è davanti agli Stati Uniti e ai paesi orientali che, sotto questo punto di vista, crescono a dismisura.

Sarà per questo che Edward Snowden ha scelto proprio la Russia come “terminal” per più di un mese e come nazionale dove vagare liberamente fino ad ulteriori sviluppi? Alla luce di tali premesse non sembra un caso che “il più grande hacker al mondo”, come lo hanno definito i federali USA, sia russo. Il 25 luglio di quest’anno le autorità statunitensi hanno arrestato cinque persone con l’accusa di aver violato i server del NASDAQ per rubare gli accessi di almeno 160 milioni di carte di credito. Tra questi c’era Dmitriy Smilianets, fondatore di Moscow 5 , un collettivo russo che recluta videogiocatori di diverse piattaforme per competere in tutto il mondo. Le relazioni tra USA e Russia sui casi di hacking sono state assenti per almeno un decennio. La situazione sembra aver subito una forte accelerata con il caso Snowden e per questo la vita degli smanettoni informatici all’ombra di Mosca potrebbe non essere più privilegiata come una volta.

 
© Riproduzione Riservata

Commenti