Sicurezza

E se Snowden fosse una pedina della Cina?

Perché la gola profonda dell’NSA ha spifferato tutto proprio ora? Vuoi vedere che fa il gioco degli hacker cinesi. I dubbi sulla lealtà dell’uomo più ricercato da Obama

Credits: g_yulong, Flickr

Stiamo mettendo le mani avanti ma forse non siamo così lontani dalla verità. Mancava poco, davvero poco, al Presidente Obama per dare l’assalto finale alla cyber guerra contro gli hacker cinesi (gli APT 1) rei di lavorare con il governo per spiare e rubare dati aziendali e militari americani. Eppure tutto si è fermato per far fronte alle accuse interne di Edward Snowden che hanno rimesso tutto in discussione, persino l’etica cyber democratica degli USA. Non che gli indizi per un’affermazione del genere non ci siano, anzi. Della complicata relazione tra Snowden e la Cina ne ha parlato stamattina Radio Popolare attraverso il pensiero di Aldo Giannuli, ricercatore di Storia Contemporanea presso l’Università di Milano e collaboratore della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle stragi oltre che esperto di servizi segreti.

Durante “Il mattino di Popolare Network” (il cui podcast si può scaricare qui ) Giannuli ha detto: “E’ tutto scoppiato adesso perché la crisi ha accelerato alcuni meccanismi economici. Gli Stati Uniti ad esempio hanno reagito adottando una politica monetaria spregiudicata, emettendo quantità di liquidità spropositate, cosa che è vista di pessimo occhio da paesi, come la Cina, che è uno dei maggiori creditori degli States. Quando Xi Jinping (Capo di Stato) si è sentito rivolgere l’accusa di aggressore informatico ha reagito lanciando la bomba Snowden”.

Non si esclude che il giovane americano abbia agito davvero mosso dagli ideali della libertà di parola e di protezione della privacy, ma lo avrebbe fatto cercando prima la dovuta protezione. La Cina a questo punto non si sarebbe tirata indietro, anzi, avrebbe accettato di buon grado di aiutare Snowden se questo poteva voler dire fare uno smacco agli accusatori. “Era tutto nel congelatore – prosegue Giannuli a Radio Popolare – si tratta di un leak precotto pronto da essere utilizzato quando poteva servire meglio”. Nonostante le continue dichiarazioni atte a negare il coinvolgimento negli attacchi hacker a testate ed aziende statunitensi, il governo cinese ha evidentemente preso parte alle violazioni o comunque ne è stato direttamente consapevole. La Cina ha lavorato molto per dipingersi come vittima degli attacchi informatici e non come l’autore, chiedendo addirittura l’avvio di una regolamentazione internazionale da parte della Nazioni Unite per proteggere i paesi in casi del genere.

Come afferma Bloomberg , il dragone rosso non può non uscire rafforzato da quello che Snowden ha detto. Nei mesi in cui si parlava degli Apt 1 e degli hacker dagli occhi a mandorla è stato prodotto qualche documento che ne verificava la reale esistenza, nessuno ha mai capito realmente come il governo cinese hackerasse gli obiettivi che (importante considerarlo nell’ottica dell’orgoglio nazionale) erano comunque stranieri e non interni. Gli USA invece spiavano, oltre che paesi alleati e non, anche i propri cittadini, almeno con una probabilità del 49% secondo le altre slide diffuse nei giorni scorsi dal Washington Post. Ed è per questo che Edward Snowden viene considerato da Obama un nemico della nazione. Che ne sia stato consapevole o meno, ha avvicinato la Cina agli Stati Uniti, non tanto sotto il profilo dell’innovazione militare, quanto per l’allineamento ad una discutibile politica di controllo e monitoraggio. 

 
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