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Sicurezza

Sesso on line con sconosciute? Attenzione ai ricatti

I pirati informatici, con l'aiuto di splendide ragazze, filmano la vittima e minacciano di mandare il video al suo capo, alla moglie, persino alla mamma

da Manila

Bisognerà pur trovare un’evasione, un momento di gioia in questa gigantesca e umida metropoli, corpo mastodontico arreso all’asfissia di un traffico perenne. Se il sesso di strada è un’opzione pericolosa seppure a buon mercato, le praterie dell’on line, per quanto incorporee, restano l’alternativa numero uno. E però c’è una minaccia che preoccupa i frequentatori delle chat notturne, che macchia di malessere la loro ansante ricerca di piacere tramite il velo di uno schermo acceso.

Una minaccia partita da qui, dalle Filippine, che ha invaso Corea e Giappone, ha fatto registrare alcuni casi negli Stati Uniti e, vista la sua tremenda, spietata efficacia, potrebbe trovare presto emuli in Europa. Italia inclusa, impossibile escluderlo. A raccontarla a Panorama.it è Ryan Flores, responsabile di una squadra che per il colosso della sicurezza informatica Trend Micro indaga i prossimi incubi che incroceremo su computer, tablet e telefonini. Lo incontriamo a Manila, la capitale del Paese asiatico che già nell’aprile del 2014 ha arrestato 58 persone colpevoli di un’estorsione in piena regola. Anzi, una «sextortion», per usare il termine efficace che a meraviglia la definisce.

I cracker, gli hacker animati da intenzioni pessime e fini di lucro, con l’aiuto di splendide donne adescavano le loro vittime su Facebook, chiedevano loro di passare a una chat piccante in video su Skype, registravano il tutto e minacciavano di pubblicarlo on line, completo di nome e cognome del malcapitato (lo prendevano dal social network) se non avesse pagato circa mille dollari. Ecco, se già così fa paura, l’evoluzione di questa truffa, di questo racket illuminato da luci rosse, è ancora più spaventosa. 

Sextortion-come-funziona

Funziona così, come illustrano bene le immagini qui sopra: «Supponiamo di essere in videochat sul pc con una splendida ragazza» dice Flores «e sul più bello sparisce l’audio. Lei dice di avere un intoppo tecnico, che è una cosa che succede spesso e chiede di provare con lo smartphone. Di installare una app di messaggistica che è sicura non dia problemi. Una mai sentita prima, ma poco importa: diciamo che non si è proprio lucidissimi in quel momento, che le priorità sono altre, perciò si decide di darle ascolto. È così che si cade in trappola. Non solo quel programmino, infarcito di malware, ci registra in atteggiamenti tutt’altro che consoni, ma ha accesso alla nostra rubrica».

A manovrare quella ragazza complice, si nasconde un pirata informatico. Che subito dopo ci contatta e ci minaccia. Non pubblicherà il video sul web, dove non è detto che qualcuno a noi vicino lo veda, ma lo manderà alla nostra fidanzata o moglie, al nostro capo, persino a nostra madre. Il cracker sa come, dove colpirci perché ha tutti i nostri contatti a disposizione. E noi preferiamo limitare i danni, pagare, anziché avere grane di coppia, granate in ufficio o spezzare il cuore alla nostra povera mamma.

Testo-porno-dentro

– Credits: Thinkstock by Getty Images

Insomma, questa minaccia è un’evoluzione più raffinata, su dispositivi mobili, di quella già nota alle forze dell’ordine delle Filippine. In Giappone, in particolare, si è sparsa tramite il servizio di messaggistica Line (è lì che vengono adescati i malcapitati), popolare a Tokyo quanto WhatsApp lo è da noi. E purtroppo non va vista come qualcosa di lontano, di remoto. A quanto pare è facilmente esportabile: in rete sono già disponibili kit pronti all’uso per riprodurla ovunque. Chiara e ovvia la cautela che sottintende: se non resistete alla tentazione del sesso on line, dei piaceri infusi di bit, fate attenzione. Qui siamo ben oltre il «revenge porn», la ripicca di fidanzate e compagni gelosi che mettono in piazza i vostri momenti di beata intimità. Qui bisogna vedersela con professionisti senza freni e uno scrupolo unico: fare quanti più soldi è possibile. Oltre a farla franca, certo, protetti dalla benedetta maledetta coltre del web. 

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