Taser
Sicurezza

Pistola elettrica, le cinque cose da sapere

Cos'è, come funziona, benefici e possibili rischi dell'arma che potrebbe entrare nel kit di difesa della polizia italiana

Già la usano quasi 17 mila agenzie e forze di pubblica sicurezza sparse in più di 100 Paesi (Stati Uniti in testa), senza contare i civili per cui esistono modelli ad hoc in genere meno potenti. In circolazione ce ne sono più di 17 mila esemplari. In Italia è quasi sconosciuta, ma il cinema ci ha insegnato, almeno visivamente e in modo intuitivo, come funziona. Ecco tutto quello che occorre sapere sulla Taser, la pistola elettrica che grazie a un emendamento al decreto stadi e a un primo ok incassato dalla Camera potrebbe essere usata in via sperimentale dalla polizia. E, col tempo, diventare una presenza fissa nel kit di difesa degli agenti.   

Cos’è 

Un’arma che anziché utilizzare i proiettili ricorre a una scossa elettrica per rendere innocuo un aggressore o un violento. Non lo uccide, non lo ferisce, ma lo immobilizza, lo stordisce. Gli impedisce di continuare a portare avanti qualsiasi azione (illegale o pericolosa, si presume) stia compiendo. Il recupero della mobilità è quasi immediato, il sistema è studiato per dare agli agenti il tempo necessario per bloccare il soggetto o alla vittima di un’aggressione per scappare e chiedere aiuto. 

Come funziona 

Dalla pistola partono due piccole sonde simili a comuni freccette attaccate a un filo che trasmettono un segnale elettrico non appena entrano in contatto con il corpo. Va bene sia la pelle nuda che i vestiti, l’importante è che entrambi i dardi tocchino il bersaglio, altrimenti la pistola è inefficace. Le freccette hanno una gittata variabile fino a circa 10 metri, consentendo di agire anche a una certa distanza, senza avvicinarsi troppo al bersaglio e rischiare di essere colpiti o aggrediti. Sono alimentate da due batterie al litio identiche a quelle utilizzate, per esempio, per i flash delle fotocamere.


 

È pericolosa? 

I produttori e più di 100 studi indipendenti dicono di no. Cento flash di una fotocamera valgono 110 mila impulsi di una pistola elettrica. Il punto è che questi impulsi, sebbene non potenti, per essere efficaci devono essere molto ravvicinati tra loro. Sono di bassa intensità ma hanno un ritmo di uno ogni circa 5 microsecondi. È una specie di mitraglia. Secondo un corposo documento della Taser International (è un po’ come per la Coca Cola: l’azienda identifica il prodotto) che Panorama.it ha consultato, la corrente «sparata» da un’arma è di 0.0021 Ampere. Toccare una classica pallina sull’albero di Natale trasmette al corpo l’intensità di 1 ampere. La differenza, vale la pena ripeterlo, sta nella brevissima distanza degli impulsi che provocano l’effetto di immobilizzare il corpo. Impulsi innocui, secondo la letteratura dominante.     

 I dubbi

Amnesty International denuncia negli Usa 864 morti dal 2001, dall’anno cioè in cui Washington ha deciso di dotare la polizia di quest’arma. Sarebbe particolarmente pericolosa per chi soffre di disturbi cardiaci o si trovi in un particolare stato di alterazione emotiva (il riferimento implicito sono le droghe pesanti). Inoltre, sempre in soggetti predisposti, le scariche multiple potrebbero danneggiare il cuore e il sistema respiratorio. La paura e l'accusa frequente è che, essendo ritenuta non letale, possa essere usata con troppa facilità e frequenza, con il rischio di fare veramente del male a un soggetto disarmato a cui mai un poliziotto in condizioni normali penserebbe di sparare.

La Taser stessa, comunque, riconosce nei suoi documenti ufficiali un piccolissimo fattore di rischio. Citando uno studio della scuola di medicina della Wake Forest University, dice che il 99,75 per cento su 1.201 soggetti colpiti dalla pistola elettrica ha riportato solo graffi e cicatrici. Dunque uno 0,25 per cento di situazioni più serie è riconosciuto dal produttore medesimo. Che enfatizza però, in parallelo, come questo sistema abbia a oggi contribuito a salvare più di 130 mila vite.    

Perché si chiama così

Taser è in realtà un acronimo. Sta per «Thomas A Swift’s Electronic Rifle». Ovvero il fucile elettronico di Tom (Thomas) Swift, il protagonista di uno storico fumetto che contamina l’avventura con la scienza ed era molto celebre negli Stati Uniti. Il nome è dunque un tributo a un eroe della fantasia americana dato da chi, sostituendo il piombo con l’elettricità, ha provato a ridurre l’impatto distruttivo di un atto di violenza come uno sparo può essere. 

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