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Sicurezza

Perché WikiLeaks ha pubblicato le mail della CIA

Un giovane hacker ha violato la casella di posta di John Brennan dove c'è la conferma dell’esistenza del Datagate ben prima dell’11 settembre

Da ragazzo a ragazzo. Prima Edward Snowden poi CWA, ovvero “Crackas With Attitude”, l’hacker (forse un intero team) che ha violato la casella di posta elettronica AOL di John Brennan, a capo della CIA. Perché lo abbia fatto è tutto da chiarire. Il giovane, che si dice “studente americano contrario alla politica estera degli Stati Uniti”, si sarebbe camuffato da dipendente di Verizon, provider che gestisce la piattaforma AOL, per convincere un collega a farsi dare informazioni personali su Brennan. Tra queste anche gli ultimi quattro numeri della carta di credito, quanto basta per convincere AOL ad effettuare un reset della password del servizio email. Con pochi passaggi Crackas è entrato nell’account di uno degli uomini che conserva i più profondi segreti militari degli States.

L’hacker (o gli hacker, è tutto da verificare) avrebbe ottenuto le comunicazioni di Brennan risalenti ad almeno il 2007, quando John non era ancora ai vertici della CIA anche se si era già occupato di anti-terrorismo, Intelligence e tecnologie per la Difesa, visto il ruolo di CEO della The Analysis Corporation, parte del Global Strategies Group, specializzato nell’offerta di soluzioni per la sicurezza nazionale. Lo smanettone per un paio di giorni ha minacciato di pubblicare tutto su Twitter; poi il gioco si è fatto forse troppo delicato e allora è intervenuto Julian Assange.

Il ruolo di Assange

C’ha pensato infatti WikiLeaks a rendere note le prime email rubate da CWA (qualche ora fa è arrivata la seconda tranche), rendendole disponibili sul proprio portale. Tra i tanti messaggi ve ne sono alcuni in cui Brennan ipotizza una precisa linea politica da attuare nei confronti dell’Iran con l’apertura di un asse comunicativo più “morbido” con Tehran e uno scambio di opinioni del 2008 con Christopher Bond, senatore del Missouri, circa l’introduzione di una disciplina più cautelativa nei confronti di individui sottoposti ad interrogatori.

Datagate perenne

Insomma nulla di così sconvolgente per il panorama mondiale, almeno non quanto l’effetto provocato dal Datagate. Allora perché WikiLeaks ha deciso di dar seguito all’azione cibernetica di Crackas? Per un motivo principale: in alcuni passaggi delle email trafugate si percepisce chiaramente come Brennan, e con lui tutti gli organi superiori della CIA, fosse a conoscenza delle attività globali effettuate sul territorio statunitense da agenzie quali la NSA e l’FBI ben prima dell’11 settembre. Come mostrato da alcuni documenti di Snowden, la National Security Agency difficilmente operava da sola durante il monitoraggio. La rete investigativa messa in campo dagli organi federali era tale da coinvolgere tutti gli attori principali, all’interno di un panorama investigativo che aveva la possibilità di spiare qualunque azione, connessa e non, svolta dagli americani a casa loro.

Profeta in patria

Sebbene Brennan spingesse molto verso una regolamentazione del contesto, c’è la prova dell'attuazione di procedure oggi sfociate nel Datagate in anni precedenti alla tragedia delle Torri Gemelle. Cade uno dei teoremi finora espressi da Obama in merito allo scandalo della NSA: "Abbiamo messo in campo le nostre forze per combattere il terrorismo dopo gli attentati". Non è stato proprio così ed è lo stesso Brennan ad ammetterlo in un documento ufficiale del 2008, presente nell'archivio divulgato: “Non di rado dobbiamo agire in segreto per affrontare minacce emergenti. È in questo modo che abbiamo contribuito a far raggiungere agli Stati Uniti numerosi obiettivi politici”.

E risuonano come profetiche alcune parole scritte nel 2007 che, lette oggi, descrivono con chiarezza disarmante ciò che è diventato lo spionaggio governativo made in USA: “Abbiamo bisogno di un progetto per la comunità di Intelligence del futuro, in modo che missioni e bilanci confluiscano in un sistema organizzativo comune, che sia di sostegno alla sicurezza nazionale di noi tutti”. 

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