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Sicurezza

Cosa fare se si è nella lista di Ashley Madison

Timori, panico e l’ombra dei suicidi dietro le rivelazioni dell’Impact Team. Ma niente paura: una lista di nomi non può rappresentare la verità

Avete aperto l'enorme database diffuso dagli hacker dell’Impact Team lo scorso 20 agosto e dentro c'è anche il vostro nome. Che siate davvero dei visitatori e utenti di Ashley Madison, il sito di incontri extraconiugali più famoso della rete, non importa, ciò che conta è capire come uscire da questa spiacevole situazione. 

Regola numero 1: la fonte non è certa

Prima di tutto non farsi prendere dal panico; chi crederà ad uno sconosciuto hacker e non a voi?

Gli esperti che si stanno occupando del caso hanno già rintracciato diverse richieste di denaro con l’obiettivo di estorcere cifre ingenti alle persone in cambio dell’oscuramento dei dati. Allo stesso modo la polizia sta indagando su alcuni suicidi in Canada dietro i quali potrebbe esserci l’ombra del leak del 21 luglio, una vergogna troppo pesante da sopportare. Ma prima che qualcuno decida di ingaggiare un avvocato divorzista o di compiere un gesto insensato bisogna capire davvero da dove arrivano le informazioni rese note dagli hacker. Tutto è opinabile: non può esservi l’evidenza che una certa persona abbia realmente usufruito dei servizi del sito; un criminale informatico può facilmente mettere assieme un nome, un cognome e una carta di credito e affermare, senza ulteriori prove, che quel profilo corrisponda ad un iscritto di Ashley Madison.

Diverso il caso in cui le indagini vadano a studiare specificamente gli usi e i costumi internettiani di un individuo. Un rapido sguardo ai cookie e alla cronologia di ricerca del browser (di computer, smartphone o tablet) potrebbe allora rivelare qualcosa sul possibile coinvolgimento, in misura maggiore di quanto faccia un semplice archivio.

Regola numero 2: non c'è niente di legale

Tutte supposizioni, di concreto non c'è nulla, si tratta solo di chiacchiere e tali devono rimanere

Se la strada migliore è sempre la lealtà, con la speranza che il tradito accetti l’eventuale sbandamento e perdoni il coniuge, c’è anche un cavillo legale che rende la lista assemblata dagli hacker meno pericolosa del previsto. “Nessuno avrà mai la possibilità di introdurre in aula un documento dove sono riportati i dati anagrafici di una persona per muovere contro di lui accuse di tradimento – ha detto l’avvocato Brad Green ai media americani – la validità di queste carte è la stessa delle dicerie di paese o dei passaparola in ufficio. Non è possibile convocare un hacker in tribunale per verificare che si tratti di notizie reali e concrete”.

Regola numero 3: l'iscrizione non è verificata

Il web è libero, ognuno può iscrivermi a qualcosa a mia insaputa.

C’è un ulteriore problema tecnico: gli amministratori del sito non validavano l’indirizzo email utilizzato in fase di registrazione; vuol dire che dopo aver effettuato l’accesso non veniva inviato un messaggio di posta con un link da cliccare per accertare che l’iscrizione arrivasse proprio da quell’utente. Cosa vieta dunque che qualche burlone abbia utilizzato il vostro nome per iscriversi al servizio? “In molti stati per provare l’adulterio c’è bisogno di una relazione fisica – prosegue Green – siamo dunque in un territorio molto scivoloso in cui si rischia di far finire una storia senza che vi sia un vero motivo”.

Ashley Madison è dunque solo una grande farsa? Probabilmente non del tutto, i numeri sono davvero troppo ampi per non rappresentare una certa percentuale di verità. Ma non sarebbe giusto fermarsi alle azioni dell’Impact Team per giudicare l’operato di chi abbiamo scelto di avere al nostro fianco anche a computer spento.

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