Sicurezza

Chi si nasconde dietro la maschera di Anonymous?

Da due giorni è in corso #OpUSA, un massivo attacco contro siti web di tutto il mondo ma i veri hacker sarebbero estremisti islamici

Credits: Nils Geylen, Flickr

Dal 7 maggio diversi gruppi di attivisti informatici in tutto il mondo hanno lanciato attacchi contro siti statunitensi come forma di protesta contro le leggi bavaglio del web, gli ultimi a essere coinvolti però sarebbero Anonymous spesso i soli ad essere chiamati in causa. “Abbiamo notato che tutti gli hacker che stanno prendendo parte a queste operazioni – spiega un sostenitore del gruppo al sito Net-Securitynon hanno mai fatto parte del nostro gruppo prima. Sono tutti nuovi utenti per i quali è facile dire Siamo di Anonymous, ma non è così. Crediamo che questi attacchi siano promossi da persone che vogliono far passare la CISPA e hanno bisogno di una buona ragione per farlo”.

Dopo #OpIsrael gli Anon si erano relativamente calmati, anche a causa della tragedia di Boston che aveva tenuto le forze governative ben concentrate sull'obiettivo terrorismo. Ora la violazione di numerosi siti web, tra cui il portale del Dipartimento di Polizia di Honolulu , avrebbe riaperto la cyberwar degli hacktivisti contro il governo USA reo di voler far passare leggi limitative del web, eppure qualcosa non quadra. Secondo un rapporto pubblicato pochi giorni fa dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti (DHS), sono molti i dubbi su un coinvolgimento di Anonymous nelle vicende delle ultime ore. Dei migliaia di siti web compromessi nella #OpUSA la maggior parte sono totalmente estranei al governo, alcuni anzi non si trovano nemmeno negli Stati Uniti. Si tratta di siti web commerciali con sede in Israele, Brasile, Argentina, Ucraina e Regno Unito. Inoltre, i siti statunitensi che compaiono nella lista degli obiettivi dell’operazione non appartengono ad organizzazione o enti di alto profilo.

Chi c’è allora dietro la maschera dei finti Anonymous? A giudicare dal gran numero di siti governativi cinesi deturpati assieme a quelli dei paesi citati, sembrerebbe che gli hacker vogliano fare un favore agli USA, come se si trattasse di un’azione filo-governativa mischiata ad una serie di violazioni di sviamento. All’interno degli Anonymous c’è chi si sbilancia : “Siamo un gruppo senza leader e gli attacchi in corso sono da parte di estremisti islamici per cui chiediamo ai veri partecipanti degli Anon di non prenderne parte”. Secondo l’azienda CISCO, una delle prime a lanciare l’allarme per #OpUSA , quello che è in corso è un’operazione di hacking tesa a screditare i maggiori gruppi attivi, tra cui Anonymous. “Quella annunciata il  1 maggio come #OpUSA è in realtà un fake – si legge sul blog di Cisco - gli attacchi di questa natura possono avere lo scopo di far ottenere notorietà agli hacker o maggiore traffico verso siti specifici. La speculazione che è sorta nei confronti della #OpUSA era una trappola, e per questo molto gruppi reali di hacker hanno deciso di discostarsene pubblicamente”.

Il pericolo è che raggiunta una notorietà a livello mondiale, chiunque possa davvero fregiarsi del nome di Anonymous quando effettua un hack. L’assenza di un modello piramidale, più volte citato dai suoi membri, può avere un effetto boomerang rilevante. Come si fa a stabilire se un hacker appartiene davvero ad Anonymous se, come spesso accade, non ci si conosce nemmeno tra di loro? Le uniche “verità” del gruppo sembrano arrivare dagli account ufficiali sui social network oltre che dai siti e blog principali. Certo è che oggi come oggi non ci si può più fidare nemmeno del tuo hacker di fiducia.

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