Sicurezza

NSA e la privacy violata: milioni di facce nell’archivio USA

Nei nuovi documenti di Snowden pubblicati dal New York Times si scoprono i metodi per usare il riconoscimento facciale, in atto già dal 2010

– Credits: j0sh (www.pixael.com), Flickr

Cosa pensereste se vi dicessero che il vero Facebook è un altro? Tocca alla National Security Agency contendere a Mark Zuckerberg il titolo di migliore piattaforma per la conservazione di volti online, con i diretti interessati ignari di essere finiti sul “social” dei federali. Secondo una serie di documenti pubblicati dal New York Times , come parte del “manuale della spia perfetta” di Edward Snowden, la NSA avrebbe sviluppato un software in grado di raccogliere milioni di foto ogni giorno dalle più comuni operazioni effettuate su internet: dalle email ai social media, passando per i servizi di chat e le videoconferenze.

Si tratterebbe di quello che la NSA considerava  come “la rivoluzione nella ricerca di obiettivi di intelligence in tutto il mondo”,  attraverso un sistema che in molti avevano solo teorizzato ma ancora non sviluppato. Stando al report del Times, l’agenzia avrebbe intercettato le immagini sin dal 2010, molte delle quali capaci di essere utilizzate per le analisi di riconoscimento facciale, sia online che offline.

“Non si tratta di un tipo di sorveglianza tradizionale – si legge in un documento del 2010 – è un approccio completamente diverso che sfrutta le tracce digitali che una persona lascia quando svolge attività normali in rete, per compilare informazioni biografiche e biometriche”. In pratica la NSA era (ed è ancora) in grado di rubare le informazioni presenti su archivi segreti (come le banche dati nazionali) e inviate dai navigatori ai siti web, ai quali si registrano spontaneamente, con l’inserimento di dati sensibili. Intrecciando queste informazioni con le foto presenti sui social network, la NSA poteva monitorare le attività e gli spostamenti di chiunque, sfruttando e competenze informatiche per spiare (anche) liberi cittadini.

I nuovi documenti resi disponibili da Snowden mostrano come la NSA fosse interessata non solo a collezionare i metadati dalle comunicazioni informatiche ma anche le immagini che rendevano ogni volto un potenziale terrorista o un avversario del governo degli Stati Uniti. Il segreto del software sviluppato dai federali era quello di intrecciare una singola foto, associata ad un individuo, con tutte quelle pubblicate sul web o conservate in archivi protetti, per ricostruirne una storia precisa, raccontata dalle tracce lasciate in rete.

Vanee M. Vines, portavoce della NSA, ha sostenuto come l'Intelligence USA non possa accedere alle informazioni digitali su documenti privati come le carte di identità e i passaporti degli americani, non senza un motivo valido. La donna non ha spiegato come la NSA, oltre alle foto pubblicate sui social network, abbia ottenuto quelle veicolate in maniera “privata”, attraverso servizi di posta o di messaggistica istantanea. La soluzione pare essere in “Wellspring”, nome in codice per individuare un programma di foto-monitoraggio della National Security Agency.

“Wellspring” permetterebbe di catturare immagini da database protetti e da forme ci comunicazione private, come chat e video conferenze. Il problema è che la NSA non potrebbe farlo perché l’accesso alle immagini, considerate come vera e propria forma di comunicazione, dovrebbe essere regolato da un ordine giudiziario. Ecco l’eccezione: la NSA si arrocca il diritto di spiare le foto di un cittadino americano per il solo fatto di essere in contatto con un osservato speciale, anche se non ha commesso ancora alcun crimine.

“Wellspring” fa uso di diverse tecnologie per il riconoscimento facciale tra cui quella sviluppata da PittPatt, una società di proprietà di Google.

Ma il potere del programma sviluppato dalla NSA va oltre la sola conservazione dei volti grazie alla possibilità di confrontare il luogo dello scatto con le immagini satellitari. In un file trapelato, si legge come la NSA fosse entrata in possesso di alcune foto che ritraggono diversi uomini in piedi nei pressi di un molo, in quello che potrebbe essere il lungomare di un qualsiasi luogo sul pianeta. Attraverso l’uso della tecnologia di riconoscimento, la NSA è stata in grado di abbinare l’ambiente circostante ad un’immagine satellitare della stessa banchina (nello specifico in Pakistan), individuando così il luogo preciso dello scatto, anche in assenza di chiare coordinate geografiche conservate nel file digitale.

Ma è solo l’inizio. La NSA ha lavorato anche con la CIA e il Dipartimento di Stato USA ad un programma chiamato “Pisces”, in grado di catturare dati biometrici in diversi paesi del mondo. Dietro ci sarebbe un team di analisti all'opera per combinare le immagini dei volti con le altre informazioni ottenute attraverso gli strumenti informatici, così da sviluppare un quadro preciso dell'individuo “stalkerizzato”. 

 
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