Sicurezza

NSA: Obama non smetterà di spiare il web

Il Presidente aveva promesso riforme, eppure lo spionaggio di massa di internet non può proprio fermarsi. Ecco perché 

– Credits: DonkeyHotey, Flickr

Le intenzioni non erano nemmeno cattive: limitare la raccolta dei dati degli americani e ridare al popolo statunitense l’idea di un governo che li lascia liberi di vivere, anche sul web, seppur preservandone la sicurezza. Si tratta di una bilancia molto difficile da gestire, basta togliere il più piccolo peso da una parte per vedere il totale pendere chiaramente dall’altra. Quando poi si parla di telefonate, è tutto ancora più complicato. Quali sono i termini e le parole che fanno scattare l’interesse dei governi? Quali frasi inserite mi rendono “interessante” agli occhi delle agenzie di sicurezza?

In questa confusione generale il Presidente Barack Obama, chiamato a rispondere in prima persona alle accuse di gestore del Grande Fratello USA lanciate da Edward Snowden, aveva annunciato al mondo intero di voler eliminare lo stato raccontato dal Datagate, n cui la National Security Agency si ritrova ad essere l’unica depositaria dei segreti dei cittadini di tutto il mondo. Il primo obiettivo era privatizzare il monitoraggio e la conservazione dei dati , soprattutto quelli telefonici.

Nell’attesa di conoscere le proposte arrivate sul tavolo del Presidente, abbiamo cercato di mettere assieme quello che si sapeva già riguardo il cambio di rotta del governo USA . A pochi giorni dall’ultimatum per assemblare un nuovo piano sui metodi che utilizzeranno le agenzie di sicurezza per preservare la privacy dei cittadini, facciamo un paio di considerazioni su quello che potrebbe realmente cambiare e cosa invece la NSA continuerà a fare.

Come ha sottolineato il Guardian nel weekend , nei discorsi precedenti alla nazione, Barack Obama ha quasi sempre citato la cosiddetta “bulk collection of phone records” degli americani, ovvero la raccolta di “dati telefonici” e non di quelli che viaggiano per il web. Secondo gli esperti, questo vuol dire che la capacità della NSA di sorvegliare la rete rimarrà così com’è, intatta e funzionale. Torna centrale il concetto di “metadati”, ovvero quella serie di informazioni che, se non espressamente vietate nel testo presentato ad Obama, permetteranno di sapere ancora molto di noi.

Si tratta della possibilità di tracciare ogni movimento di un utente in rete pur senza accedere ai contenuti prodotti o condivisi direttamente. Questo vuol dire che le agenzie di sicurezza sanno quando una persona ha effettuato una telefonata così come quando hanno inviato una mail e a chi, senza però conoscerne il contenuto. Certo è che se il destinatario di un messaggio di posta venga riconosciuto come pericoloso, allora si possono ottenere tutti i permessi dovuti per andare oltre i metadati e analizzare le conversazioni in chiaro (con il via libera della piattaforma che fornisce i servizi di posta). Una serie di informazioni avanzate che dovrebbero essere accessibili solo in determinate circostanze ma che, lo mostrano i documenti di Snowden, sono a portata di mano per l’intelligence americana, anche in assenza dei dovuti permessi (del FISA).

Quando l’unico telefono esistente era quello “fisso” e cablato, le agenzie di sicurezza si erano arroccate il diritto di accedere alle telefonate effettuate e ricevute dai clienti, ottenendole direttamente dalle compagnie telefoniche perché di loro possesso. Se l’affermazione precedente può già sembrare un sopruso delle libertà di comunicazione individuali, pensate quanto possa esserlo se relazionata al web, dove le piattaforme di comunicazione e i linguaggi cambiano così spesso da essere già obsoleti nel momento in cui vengono classificati.

Si prospetta quindi un problema non solo etico ma anche giuridico intorno alla questione NSA-Datagate. Le ammissioni di Edward Snowden non hanno fatto altro che mostrare quanto fosse inclinato il sistema legislativo statunitense, cioè quanto fosse facile fare norme che permettessero ai controllori di muoversi nella totale libertà di esecuzione. Quello che ci chiediamo adesso è: a cosa serve fermare solo la raccolta delle intercettazioni telefoniche, soprattutto in anni in cui l’utilizzo della comunicazione via web sta prendendo sempre più il sopravvento?

 
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