Sicurezza

Web neutrality: perché è così importante

Tim Berners-Lee, inventore del web - torna sul tema della "neutralità" minacciata da governi e agenzie e lancia la “Magna Carta”

– Credits: photosteve101 , Flickr

Molti non sanno esattamente cosa voglia dire “net neutrality”. Il termine è apparso per la prima volta intorno al 2003 e nell’ambito della regolamentazione europea nel campo delle telecomunicazioni. La sua importanza, almeno come definizione, è stata tale che il termine è stato importato negli Stati Uniti a seguito della decisione della Federal Communications Commission di considerare sia le connessioni via cavo che quelle DSL come servizi di informazione, suscitando le obiezioni dei sostenitori della neutralità della rete.

Il tutto nasceva dalla necessità, per gli attivisti, di far rientrare le connessioni internet, come i servizi propriamente telefonici, all’interno della categoria dei Servizi di Telecomunicazione, innalzando così il livello della loro importanza e considerarli come strumenti realmente necessari all’attività giornaliera, con un pari accesso per tutti. Da una parte ci sono i regolatori che distinguono il traffico telematico da quello telefonico e televisivo, dall’altro i sostenitori della net neutrality, convinti che le diverse forme di accesso dovessero avere una pari legislazione e categorizzazione.

Il nuovo concetto di neutralità della rete

La paura degli “neutraliters” è che le compagnie di telecomunicazione possano introdurre tasse e leggi ad-hoc solo per una delle tre categorie (internet, telefono, TV), facilitando la diffusione dell’una a scapito di un’altra ed elargendo fondi canalizzati senza un adeguata regolamentazione. Peggio, la paura è che la rete possa divenire uno strumento sotto il controllo di pochi soggetti, non solo a livello tecnico (accesso ai servizi e differenze di velocità) ma anche di contenuti (censura, spionaggio, monitoraggio).

Un timore che pare avere anche Tim Berners-Lee, l’inventore del web, che si è mostrato critico nei confronti della piega che sta prendendo la sovrastruttura della rete, che di per sé nasce priva di qualsiasi struttura. Come spiega il Guardian , Berners-Lee crede nella pubblicazione di una sorta di “Magna Carta” della rete che possa proteggere l’indipendenza del web e i diritti dei navigatori.

Il web che vogliamo

Il documento che ha in mente Berners-Lee fa parte dell’iniziativa conosciuta come “The web we want ” che invita le persone di tutto il mondo a sviluppare delle leggi e diretti condivisi supportati dalle istituzioni pubbliche, governi e agenzie. “Avere una rete neutrale potrebbe non bastare visto che abbiamo sempre paura di quello che succede alle porte di uscita – sostiene Berners-Lee – potremmo avere governi aperti, una buona democrazia, sanità e comunità connesse. Non è sbagliato pensare di poter avere tutto questo. Lo è pensare di ottenerlo semplicemente stando seduti aspettando”.

Fondare un documento condiviso

Mentre i vari paesi hanno leggi e regolamentazioni diverse, Magna Carta dovrebbe essere un documento condiviso con alcune parti comuni. Questo sarebbe l’unico modo, secondo Berners-Lee, di fornire uno standard internazionale dei valori del web aperto.

Diminuire il ruolo della NSA

La prima conseguenza dell’adozione di una serie di norme condivise sarebbe la naturale decadenza di un soggetto detentore della possibilità di controllare la rete. Anche se non direttamente citato, quello a cui Berners-Lee si riferisce è lo scandalo del Datagate e ciò che ne è seguito. Aumentare la coscienza individuale su ciò che rappresentano i dati di ognuno per le organizzazioni è alla base di una carta del genere: “È importante far capire alle persone che devono lottare per i propri diritti sul web. Ci aspetta un futuro migliore in cui tutti giocheremo un ruolo chiave” – ha concluso l’inventore della rete.

 
© Riproduzione Riservata

Commenti