Sicurezza

PRISM: Microsoft, Google e Facebook contro la NSA

Appello di Microsoft, Google e Facebook per avere la lista dei dati controllati dai federali. Anche Twitter pronta a schierarsi

Credits: bostankorkulugu, Flickr

Prima Google e Facebook poi anche Microsoft e Twitter. Si allarga la cerchia delle aziende che adesso fanno muro contro la National Security Agency statunitense dopo il datagate e la diffusione dei leak di Edward Snowden. La cordata chiede di avere tutti i dettagli sulle richieste segrete fatte allo speciale tribunale del FISA, Foreign Intelligence Surveillance Act. Colpite dalle critiche mosse sull’effettivo ruolo svolto nelle procedure di controllo del governo,Google e soci hanno inviato ieri alle autorità federali una richiesta ufficiale di accessoalla modulistica utilizzata per spiare gli utenti e le loro conversazioni, fuori e dentro gli Stati Uniti.

La nuova coalizione ha l’obiettivo di difendere le libertà civili acclamate da alcuni gruppi del Congresso per investigare a fondo sulla questione PRISM. L’organizzazione American Civil Liberties Union (ACLU) ha già intentato una causa contro il programma di sorveglianza che coinvolge il web e tabulati telefonici facendo proprio il sentimento degli americani sull’utilizzo inconsiderato che si fa dello spionaggio. La ACLU considera la cordata dei big dell’hi-tech come un “buon inizio” sperando che questo sia solo il primo passo verso una più trasparente gestione della privacy delle persone.

L’ondata dello scandalo aveva spinto subito Apple, Google e Facebook a dichiarare la propria estraneità ai fatti, suscitando non poche ombre su come la NSA potesse accedere ai propri dati. La richiesta formale di ieri è la naturale conseguenza delle azioni dei soggetti coinvolti che, in questo modo, mettono l’agenzia federale nelle condizioni di operare a carte scoperte sia nei confronti degli individui che delle aziende coinvolte.

La domanda è: che valore possono avere azioni di spionaggio, magari anche a fin di bene, svolte sotto la luce del sole?

Tra i nomi interessati al caso PRISM avrete notato la mancanza di Twitter, l’unico che finora ha sempre negato di collaborare con le forze dell’ordine nel concedere dati dei propri iscritti. Il consigliere generale della piattaforma di microblog, Alex Macgillivray, ha lanciato un tweet affermando di essere d’accordo con Google e con il senatore dell’Oregon Jeff Merkley che vorrebbe eliminare l’obbligo di segreto delle richieste fatte al FISA. Google ne ha dato un primo scorcio martedì affermando: “Quando ci viene chiesto di conformarsi alle procedure, forniamo informazioni al governo degli Stati Uniti, in genere attraverso trasferimenti FTP sicuri e diretti (il portavoce di Google Chris Gaither si riferisce al File Transfer Protocol, un metodo di invio di file criptati). Ci rifiutiamo di partecipare a qualsiasi programma, per la sicurezza nazionale o per altre ragioni, che ci impone di fornire ai governi l'accesso ai nostri sistemi o di installare le loro attrezzature sulle nostre reti”.

In un sondaggio del Pew Research Center ha individuato come il 56% degli americani accetterebbe il monitoraggio del governo su tabulati telefonici, ma solo il 45% consentirebbe il monitoraggio di messaggi di posta elettronica, anche se dovessero servire per proteggere la sicurezza nazionale

 
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