Sicurezza

Microsoft contro Gmail, l'analisi dello spot

L'accusa di essere "scroogled", fregato da Google, due occhi sui contenuti delle proprie mail e l'accusa di violare la privacy. Punti di forza e di debolezza della campagna pubblicitaria che fa discutere

Un frame dello spot Microsoft contro Gmail

Negli States è in onda la nuova pubblicità comparativa di Microsoft Outlook contro Google Gmail.
Nello spot Microsoft attacca Google sul tema della privacy dimostrando che tutte le e-mail, anche quelle più personali, vengono lette per far comparire immediatamente sulla pagina della mail stessa la pubblicità collegata ai contenuti.

Lo spot è ben congeniato, e l’idea di mettere due occhi sullo sfondo azzurro che rappresentano il “grande fratello Google” con le scritte “tutte le parole di tutte le mail ricevute e spedite” è molto efficace. Colpiscono anche gli esempi legati ai temi più privati come la salute, gli affetti e le informazioni finanziarie.

Ultima perla il neologismo “scroogled”, che mette insieme le parole google e screwed (fregato) scritto con i colori del logo di Google. Èun giudizio più che esplicito da parte di Microsoft sul concorrente, rafforzato dalla presenza anche del sito internet Scroogled.com con una pagina riservata che promuove una petizione contro Google.

LO SPOT

Eppure tutta questa comunicazione così incisiva, integrata e coerente, non funziona fino in fondo.

In prima battuta perché quando ci si autoproclama giudici morali si diventa immediatamente presuntuosi e antipatici. Le pubblicità comparative più riuscite nella storia dell’advertising sono state sempre quelle che hanno usato l’ironia (Pepsi vs Cocacola e Apple vs Microsoft). Sarebbe stato molto più efficace se Microsoft avesse innescato la campagna attraverso i social network. Il tam tam della rete avrebbe avuto un’autorevolezza maggiore e la petizione avrebbe acquisito maggior significato.

C'è poi il presupposto (debole) sul quale Microsoft si basa per sostenere l’attacco mediatico a lasciare qualche dubbio. Le mail, in realtà, non vengono lette da nessun umano, come ha sottolineato Google stessa, ma sono interpretate da un algoritmo che decide quale pubblicità far comparire. Un prezzo che in fin dei conti l’utente può facilmente pagare per avere il servizio Gmail gratuito e di certo non sufficiente per emigrare verso la concorrente Microsoft.

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