cryptolocker
Sicurezza

La missione di Achab contro i ricattatori del web

Basta un allegato di posta elettronica a mettere in crisi un’intera azienda. La soluzione? Prevenire prima che sia troppo tardi

“Il trend di crescita dei cryptolocker è drammatico. Rileviamo quasi quotidianamente tra i clienti minacce del genere; c’è chi perde interi server per colpa di questo genere di minacce nate quasi due anni fa. È molto difficile intercettarli perché si tratta di virus che cambiano velocemente e si auto-generano con il tempo. Un conto è distinguere tra le email scritte in un italiano sregolato e un altro fronteggiare i messaggi odierni che sembrano genuini e hanno come oggetto comunicazioni verosimili come quelle dell’Enel o del corriere SDA”.

Questa visione quanto mai concreta e ragionata dell’attuale panorama dei cryptolocker appartiene a Claudio Panerai, CTO di Achab, un’azienda che distribuisce software e soluzioni informatiche alle piccole e medie imprese. Per chi non ne fosse a conoscenza, il cryptolocker è comparso verso la fine del 2013 e si tratta di un virus che infetta principalmente i sistemi Windows (ma non solo), con l’obiettivo di criptare i dati della vittima, renderli illeggibili e richiedere un pagamento per la decriptazione.

La breve storia del cryptolocker insegna che le vittime preferite dai criminali informatici sono proprio le PMI, le più propense a pagare un riscatto per riottenere subito i dati e le informazioni sensibili dei loro server. L’idea di Achab è quella di fornire ai loro clienti il miglior tipo di protezione possibile per evitare una serie di conseguenze che possono davvero nuocere al benessere della compagnia.

Per farlo si affida ad una serie di partner operanti nei vari settori della sicurezza informatica con la possibilità di offrire infrastrutture flessibili, efficaci ed economicamente convenienti. Lavorando unicamente con un pubblico “business”, Achab riesce a svincolarsi dalla necessità di distribuire solo software conosciuto, puntando invece su prodotti alternativi ma pur sempre validi, come ad esempio Avira.

Un ulteriore vantaggio di dialogare con società fuori dal giro dei grandi nomi è quello di poter mettere in contatto direttamente i clienti con i produttori, creando un ponte di comunicazione che altrove sarebbe impossibile. “Pensate alla necessità di una PMI di avere una funzione specifica, ora assente, in un antivirus prodotto da una multinazionale. Sarebbe alquanto difficile far comunicare il responsabile IT della piccola impresa con uno dei manager della grande azienda. Il risultato? I software più famosi permettono di compiere azioni predeterminate e non modificabili mentre i nostri partner sono continuamente all’ascolto delle necessità di chi utilizza i loro programmi” – ci ha confidato Panerai.

Eppure i due mondi, quello dell’utente privato e della PMI, tendono sempre più ad intrecciarsi. “Il fatto è che le minacce informatiche oggi sono globali. Uno stesso malware può colpire contemporaneamente i computer di semplici navigatori e quelli delle società, locali o internazionali che siano. A quel punto lo strumento di analisi, verifica e rimozione diventa lo stesso anche se con la possibilità di offrire servizi professionali dedicati”.

Se qualcosa si può fare “dopo”, urge sempre di più la necessità di creare una mentalità nuova che consenta alle persone di ragionare anticipando il problema invece di risolverlo. La tendenza è infatti ancora quella di curare la ferita dopo essere caduti e non di mettere su paio di ginocchiere. “Senza generalizzare non posso che evidenziare che l’italiano è ancora il tipo di persona che piazza in casa la porta blindata dopo esser stato vittima di un furto. Nel contesto informatico la situazione è simile: scopriamo che gli hacker hanno violato i nostri sistemi e allora installiamo un antivirus. Il nostro obiettivo non è solo quello di consigliare quale tipo di software installare, vista la vasta scelta della nostra offerta, ma anche fare cultura, informare su quali necessità ci siano oggi nel mondo dell’ICT raggiungendo il più ampio spettro possibile. Per questo abbiamo un blog e un podcast (Radio Achab) dove parliamo di sicurezza informatica dalla A alla Z”.

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