Sicurezza

Immersion, un tool per scoprire quello che Gmail (e la NSA) sa sul tuo conto

Si fa presto a dire PRISM, ma cosa significa nel concreto che NSA è in grado di accedere ai tuoi metadati Gmail? Per sensibilizzare gli utenti al problema privacy, il MIT ha lanciato un utilissimo tool di autoanalisi

Gmail cookies

– Credits: Opacity @ Flickr

Ne abbiamo scritto a più riprese, l’avete sentito dire in strada, al bar, al lavoro, ovunque: dopo PRISM non riusciremo a scrivere tranquilli nemmeno una email. Dopotutto, se davvero Google è uno dei serbatoi privilegiati a cui attinge la NSA , significa che le autorità americane avranno potuto passare in rassegna ogni singola parola digitata da te utilizzando uno dei tanti servizi di Mountain View, email comprese. Non è esattamente così.

Come abbiamo già spiegato , quello che alla NSA interessa (tra le altre cose) sono i metadati , ossia quell’insieme di informazioni che aiutano a descrivere una serie di dati. Nel caso di un’email, ad esempio, i metadati possono riguardare l’identità del mittente, l’identità del ricevente, il luogo da cui è stata inviata e quello in cui è stata ricevuta, l’ora di invio etc. Questo insieme di informazioni è importante per l’NSA poiché consente da un lato di fare emergere il tessuto di interrelazioni che collega i singoli utenti tra di loro, dall’altro rende possibile monitorare gli spostamenti e le relazioni quotidiane di un utente senza aver necessariamente bisogno di frugare tra i contenuti delle email.

Per dare agli utenti un’idea più chiara di cosa siano i metadati, e di quanti ne condividono ogni giorno con un servizio come Gmail, alcuni ricercatori del MIT Media Lab hanno sviluppato un tool chiamato Immersion , che consente a chiunque di avere una panoramica completa dei metadati condivisi nell’ultimo anno e mezzo con Gmail. Per utilizzare questo strumento è sufficiente consentire al software di frugare tra i propri metadati, nel giro di pochi minuti Immersion ti fornirà un’illustrazione grafica dell’architettura di relazioni che emerge dalla tua attività Gmail.

Immersion-snapshot-2_emb8.png

Immersion ha calcolato che nell’ultimo anno ho scambiato email con un totale di 120 collaboratori, inviando qualcosa come cinquemila email e ricevendone tre volte tante. Guardando il grafico qui sopra, i cerchi in blu rappresentano gli amici con cui scambio quotidianamente più missive, i cerchi in verde riguardano i colleghi di lavoro, mentre quelli in arancione i membri della mia band (ogni cerchio è abbinato al contatto corrispondente, ma ho preferito togliere tutti i nomi ragioni di privacy). Queste conglomerazioni sono poi circondate da una serie di puntini azzurri isolati che rappresentano quei contatti con cui scambio mail singole, e che raramente finiscono in mezzo alle mail collettive che a volte invio per lavoro o per organizzarmi il venerdì sera.

Cliccando su un cerchio in particolare verranno mostrati una serie di altri metadati, tra cui il numero di mail scambiate con quel contatto, il numero di interazioni quotidiane a seconda del periodo, le persone con cui sei entrato in contatto grazie a esso e la persona che ti ha messo in contatto con lui per la prima volta.

È sufficiente esplorare per un quarto d’ora Immersion per avere un’idea molto più chiara di quanti metadati orbitino intorno al nostro quotidiano scambio di email, e del perché l’NSA abbia tanto interesse a entrarne in possesso. Per quanto possa sembrare un tool sviluppato apposta per sensibilizzare l’opinione pubblica su PRISM, in realtà al MIT lavorano su Immersion da anni, con l’obiettivo di informare meglio gli utenti sul vero significato della privacy online.

 
© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti