Sicurezza

Movimento 5 Stelle, se a votare fossero gli hacker?

Grillo annuncia dal suo sito: “Attacco informatico ai nostri sistemi, si rivota”. Ma la democrazia del web non è sicura

Credits: prima pagina del blog di Grillo che denuncia l'attacco hacker

Le votazioni per il Presidente della Repubblica di ieri sono state oggetto di attacco di hacker. In presenza dell'ente di certificazione è stata riscontrata una intrusione esterna durante il voto e siamo riusciti a determinare le modalità con cui è avvenuto l'attacco”. Beppe Grillo annuncia così le nuove procedure di voto per il Quirinale dopo la violazione di giovedì. La parola d’ordine è “Rivotiamo” e a lanciarla è l’hashtag #IoRivotoIlMioPresidente . Alla notizia dell’attacco hacker molti si chiedono se effettivamente sia questo il modo migliore di coinvolgere i navigatori della rete nel complesso panorama politico italiano.

Hacker presidenziali

Sul blog di Beppe Grillo viene inserita una nota dell’ente  (scaricabile da qui ) che ha certificato l'esistenza di un problema sulla piattaforma, non una vera e propria intrusione da parte di terzi. Si tratta della DNV Business Assurance , un organismo di certificazione che lavora per identificare problemi di sicurezza nelle aziende e clienti, tra cui pare ci sia anche la Casaleggio Associati. “DNV…è stata incaricata dalla Casaleggio Associati srl di svolgere, in qualità di Ente Terzo, attività di verifica della procedura di votazione per la scelta del candidato del Movimento Cinque Stelle alla Presidenza della Repubblica…”-  si legge nella nota.

A quanto pare durante le procedure di votazioni di ieri, condotte sui server del sito del M5S, l’ente ha riscontrato un’anomalia sulle corrispondenze tra i voti registrati e la fonte del votante. Una discrepanza che ha “compromesso in modo significativo la votazione” che dovrà quindi essere ripetuta oggi, con la promessa di un aumento dei livelli di controllo dei votanti e rispettive preferenze. La vicenda pone forti dubbi sulla correttezza di affidarsi totalmente alla rete per effettuare procedure democratiche, un voto 2.0 dal basso come mai si era visto finora.

Voto digitale vs cartaceo

Nel novembre del 2012, quando milioni di americani erano in attesa per ore fuori sai seggi per votare il nuovo presidente, alcuni professionisti del settore della sicurezza informatica avevano dichiarato come l’intera elezione potesse essere pilotata, anche facilmente. “Si tratterebbe di un classico attacco di sicurezza informatica” - aveva detto Roger Johnston al portale Popular Science – si installa un microprocessore, o qualche altro aggeggio elettronico nel computer che controlla i voti e si manipola tutto esternamente, a favore o contro i vari candidati”. L’attacco alle procedure di votazione del candidato a Presidente della Repubblica del Movimento Cinque Stelle è un’ulteriore conferma che non bisogna essere dei geni per scagliare cyber-attacchi, perché è di questo che si tratta. Oramai sul web si trova di tutto, e i più scaltri possono mettere in piedi nella propria stanza un mini arsenale digitale per inviare DDoS e mettere offline i propri obiettivi.

Il web ironizza

Secondo le prime notizie, non confermate dalla DNV, pare si sia trattato di un attacco “di massa”, ovvero l’ingresso di alcuni votanti non legittimati all'interno della piattaforma messa in piedi dal M5S. in gergo si può parlare di “troll”, ovvero di individui che girano per la rete lasciando danni un po’ a caso, con l’obiettivo di rallentare e mettere in subbuglio pratiche come quelle di voto. Non tutti però sono d’accordo. Su Twitter c’è chi parla di sabotaggio pilotato, cioè di una volontaria decisione di rifare il voto perché in testa c’erano nomi non graditi al partito. “Non piacevano i risultati per smentire il #popolodellarete” oppure  “Forse aveva vinto #Prodi”. Il web offre pericolosi parallelismi. Pare che in realtà il vero problema fosse in relazione alle procedure di voto, legittime per i regolari iscritti al Movimento. Ci sono persone, che hanno evidenziato su internet l’accaduto, che sono riuscite ad esprimere il loro voto sia ieri che oggi. Ci sarebbe un problema tecnico alla base che permetterebbe quindi un voto plurimo? Se così fosse verrebbe meno l’espressa libertà della rete e la democratizzazione digitale di cui si parla. Se invece si fosse trattato di un vero attacco hacker allora ci si aspetta l’intervento della Polizia Postale che, per legge, è tenuta a verificare violazioni informatiche se denunciate, con relative indagini e procedure penali. Per questo, nel caso si segua la pista hacker, non basterebbe l’invio del report della DNV solo alla Casaleggio Associati, ma andrebbe sottoposto tutto al vaglio delle autorità competenti.

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