Sicurezza

Gli hacker cinesi rubano i progetti militari USA

Una gola profonda confida il danno al Washington Post: “Hanno fatto un balzo in avanti nella ricerca di almeno 25 anni”

Credits: gregde, Flickr

Che gli hacker cinesi facessero sul serio era chiaro già da tempo. Oltre alle violazioni a sistemi informatici di colossi come la Apple, i veri obiettivi sono altri, tutti diretti a spiare le azioni governative occidentali. Non a caso dietro non ci sono hacker “da stanza”, ma veri professionisti, soldati del governo di Shangai. Non sorprende quindi l’ennesima violazione ai danni di un organo statunitense, come riporta stamane il Washington Post . La testata a stelle e strisce ha infatti parlato con un anonimo funzionario governativo che ha spifferato come nei giorni scorsi gli hacker cinesi abbiano sottratto parte di un database che contiene informazioni strettamente riservate su postazioni militari, disegni ingegneristici di missili, armi e quantità di aerei e navi da combattimento dislocate in tutto il mondo.

L’affermazione della “gola profonda” ascoltata dal Post si rifà ad un rapporto del Dipartimento della Difesa statunitense sviluppato dal Defense Science Board , un gruppo di civili esperti di sicurezza che collabora con il governo fin dalla sua fondazione nel 1956. Questa volta pare che la “colpa” delle scarse misure di sicurezza non dipenda totalmente dalle istituzioni pubbliche americane visto che non è chiaro se il database sia stato ottenuto su reti private o governative. I dati infatti possono essere conservati anche da aziende che collaborano con il governo per la fornitura di parti o intere strutture delle ami in dotazione alle forze militari. “In molti casi (le aziende) non sanno nemmeno di essere state violate fino a quando arriva l’FBI – ha riferito l’informatore anonimo al Washington Post - si tratta di miliardi di dollari di vantaggio per la Cina. Con questo furto hanno fatto un balzo in avanti, nella ricerca, di almeno 25 anni”. C’è da dire che, come evidenzia Digital Times , i progetti trafugati non riguardano solo il territorio statunitense, ma sono di vitale importanza anche per la sicurezza in Europa, Asia e Africa.

Il Pentagono si era già espresso sulla piaga degli hacker cinesi contro gli USA. In un rapporto al Congresso il Dipartimento della Difesa aveva calcato la mano sulle attività cyber cinesi per modernizzare le proprie forze armate. Nel mese di marzo, l'amministrazione Obama aveva chiesto alla Cina di terminare la sua campagna "senza precedenti" di cyber spionaggio, avvertendo che l'attività di hacking minaccia di far deragliare gli sforzi per costruire forti legami tra i due paesi. Le prove a carico dell’ipotesi cinese sono oramai assodate. In un rapporto di Mandiant si legge infatti come “percentuale schiacciante di attacchi informatici sulle aziende americane, agenzie governative e organizzazioni provengono da un edificio per uffici alla periferia di Shanghai, che è collegato all'Esercito Popolare di Liberazione cinese”.

 
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