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Sicurezza

Gli USA hanno votato: stop al potere indiscriminato della NSA

Il Freedom Act è stato approvato alla Camera e ora si attende il passaggio al Senato. Ecco le conseguenze per l’Europa

Per una volta d’accordo, Democratici e Repubblicani hanno votato a favore dello USA Freedom Act. La Camera dei Rappresentanti ha approvato la nuova legge che vieta una raccolta indiscriminata di dati telefonici e metadati da parte della NSA se non nell’ambito di un'azione investigativa su determinati soggetti. Il voto che si è tenuto nella notte italiana ha visto i favorevoli prevalere nettamente sulla fazione contraria con il risultato di 338 contro 88.

Verso il 1 giugno

L’attuale normativa ha dunque i giorni contati visto che il 1 giugno scade la sezione 215 del Patriot Act che permette alle agenzie federali di spiare e monitorare liberamente i cittadini se inseriti in un ampio spettro di ricerche per la sicurezza nazionale. Entro quella data il Freedom Act dovrà passare anche al Senato che infatti dovrebbe riunirsi il 22 maggio; difficilmente ci saranno colpi di scena visto il risultato netto della Camera e l’appoggio dell’opinione pubblica e dei giganti hi-tech, tra cui Microsoft, Google e Yahoo, all’iniziativa che prevede un deciso ripensamento dei compiti affidati alla National Security Agency.

Le conseguenze per l’Europa

Ma cosa c’entriamo noi con la decisione dei politici USA? In realtà la storia del Datagate e del Patriot Act ci riguardano da vicino. La NSA spiava le chat di Skype, le email di Gmail, la cronologia di ricerca dei principali browser e i dati raccolti da software di navigazione come Google Maps. Poco conta che le aziende coinvolte siano tutte localizzate sul territorio americano visto che il loro raggio di azione, e di adozione, non ha limiti.

È per questo che l’Unione Europea ha fin da subito chiesto una rivisitazione delle possibilità investigative della NSA, anche sugli utenti del vecchio continente spiati grazie all’ausilio del GCHQ, il Government Communications Headquarters britannico partner dell’agenzia americana. Il contemporaneo avvicinarsi della scadenza del 1 giugno ha permesso di accelerare verso la stesura di una nuova serie di norme, attese già un anno fa.

Danni all'economia

Terminare una serie di programmi indiscriminati per la raccolta di informazioni sensibili vuol dire restituirci quella libertà che pensavamo di avere con il web ma che evidentemente era solo nelle nostre teste. Non si tratta solo di etica ma di ripercussioni reali nella vita privata di milioni di persone e aziende. Si pensi che giusto un anno fa una ricerca commissionata dalla NTT Communications mostrava come la maggior parte delle compagnie europee ed estere con contratti di fornitura di servizi cloud aveva deciso di rescindere dagli accordi presi per tenere al sicuro i dati degli utenti fuori degli States. La conseguenza del minor utilizzo di server localizzati negli Stati Uniti si traduce in -35 miliardi di dollari di fatturato entro il 2016 (come ricordava a suo tempo il Time), mica pochi spiccioli.

Ritrovare la fiducia

Che lo US Freedom Act possa portare nuova fiducia verso l’industria hi-tech a stelle e strisce è tutto da vedere. Di certo ci saranno maggiori controlli e misure più restringenti per gli istituti che vorranno accedere agli archivi delle aziende di telecomunicazione e di conseguenza una migliore consapevolezza nel decidere di affidare le proprie vite digitali a marchi con sede in America. Quello che è certo è che il monitoraggio globale proseguirà per ovvi motivi, ma sarà indirizzato a tracciare chi rappresenta sul serio una minaccia per le democrazie mondiali. Con buona pace di chi sperava di poter spiare ancora la propria moglie

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