Sicurezza

Google vs Privacy: ora in Europa rischia davvero

L’Olanda tuona: “Infrante tutte le leggi sulla protezione dei dati” e il resto del continente si adegua

– Credits: Vanderelbe.de , Flickr

Qualcuno dice che “errare è umano” ma anche che il perseverare non scherza. Cosa fareste se foste il CEO di una grande azienda internazionale che opera sul web e che è accusata di fare un po’ quello che vuole con i dati dei suoi utenti? Come minimo, dopo lo scandalo del Datagate in cui siete stati coinvolti, cerchereste di abbassare i toni, facendovi da parte e assicurando maggiore protezione alle informazioni sensibili delle persone che si affidano ai vostri servizi. Google no, Google è diversa. Dinanzi al polverone alzato dalle indiscrezioni di Edward Snowden, che ha messo in luce l’onnipresente occhio indagatrice della NSA, i vertici del gigante statunitense non si sono mossi di un solo centimetro, continuando sulla via già delineata da tempo che si basa sul contratto firmato dai suoi utenti al momento dell’iscrizione ad una (ne basta solo una) delle sue piattaforme web.

Il Garante per la protezione dei dati olandese (DPA) ieri si è espresso in questo modo : “La pratica di Google di combinare le informazioni personali conservati sulle sue diverse piattaforme viola la legge olandese sulla protezione dei dati. Abbiamo intenzione di incontrare l’azienda molto presto per discutere le nostre preoccupazioni, dopo di che decideremo se intraprendere qualsiasi azione necessaria nei confronti della società che offre servizi di cloud, pubblicità e ricerca, con possibili sanzioni pecuniarie”.

Google ha risposto alle conclusioni dell’autorità olandese affermando di fornire agli utenti tutte le informazioni necessarie su come i loro dati vengono trattati: “La nostra informativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici ed efficaci. Ci siamo impegnati a lavorare con il Garante olandese per la protezione dei dati e fornire un servizio chiaro e trasparente”.

La decisione del Garante europeo è una chiara conseguenza delle preoccupazioni di tutto il continente circa il volume di dati personali che, secondo più parti, Google otterrebbe in maniera troppo bruta. Se a questo si aggiunge che le informazioni private vengono conservatein-the-cloude non in locale sul computer degli utenti, quindi a rischio intrusione (leggi NSAndr), c’è ben poco da stare tranquilli.

Nel marzo del 2012 Big G ha imposto, a livello globale, nuovi termini di servizio per gli utenti iscritti ai suoi servizi, tra cui quelli di YouTube che, da poco, devono avere un account sul social network Google+ per lasciare commenti. Un cambio di rotta che ha spinto sei paesi europei, Italia compresa , ad indagare sull’effettiva gestione della privacy da parte dell’azienda che metterebbe a rischio la protezione individuale degli utenti, soprattutto in favore (inconsapevole per carità) di quelle agenzie di sicurezza che in un solo colpo otterrebbero l’accesso a dati e log di attività di diverso stampo (visione/caricamento video, file sul cloud, ricerche web, chat e social network).

Il contesto scaturito da una tale centralizzazione è ciò che in Olanda definiscono “onnipresenza di Google”. Il rapporto del Garante afferma, in maniera alquanto indiscutibile, come sia “impossibile” per un utente olandese non interagire con Google sia direttamente che in maniera passiva, attraverso siti web di terze parti. Per l’Italia si potrebbe dire altrimenti. Per il momento cosa si può fare? Cercare di utilizzare servizi alternativi , in attesa che le autorità europee, visto il silenzio di Google, decidano come muoversi e dare un po' più di potere sulla propria privacy ai navigatori.

 
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