Sicurezza

NSA e Datagate: quello che l’Inghilterra non vuole farci sapere

Mentre un giornalista brasiliano viene fermato all’aeroporto di Heathrow, il Premier Cameron chiede al Guardian di distruggere i file di Snowden. Tutto troppo tardi  

Credits: ukhomeoffice, Flickr

Come se due mesi fa non fosse successo niente. Come se gli occhialini di Edward Snowden non avessero fatto capolino sulle emittenti e computer di tutto il mondo. Come se l’anno domini fosse il 1980, niente internet, Facebook e la Rete. Evidentemente molti penseranno questo visto che senza batter ciglio alcuni governi, oltre alla Casa Bianca, si stanno muovendo per gettare più acqua possibile sul Datagate. Domenica scorsa David Miranda, collega del giornalista americano Gleen Greenwald depositario dei file che riguardano il funzionamento di PRISM e del monitoraggio perpetuo della NSA, è stato fermato all'aeroporto di Heathrow e trattenuto per nove lunghe ore di colloquio. Il fermo è stato reso possibile dal Terrorism Act del 2000 che dà il via libera agli organi di polizia dei paesi “amici” di bloccare qualsiasi persona in transito in porti o aeroporti di tutto il mondo per procedure di controllo in ambito terroristico.

Che il 28enne brasiliano, che aveva fatto scalo in Inghilterra dopo aver incontrato a Berlino la videomaker Laura Poitras anche lei collega di Greenwald e molto vicina a WikiLeaks, sia stato fermato è condivisibile e in linea con la volontà dei governi di non far trapelare nient’altro sui rapporti con l’agenzia di sicurezza nazionale. Tuttavia, come fa notare la BBC , sorgono dubbi su quello che sia successo durante le nove ore di colloquio e di perquisizione degli oggetti personali, incluso il materiale sulla NSA, che Miranda aveva con sé. Non sarà un caso che anche gli addetti ai lavori, come l’esperto di legislazione terroristica David Anderson, abbiano riferito come l’episodio sia alquanto inusuale: “Ogni anno passano 2 milioni di persone attraverso gli scali del Regno Unito; circa 70.000 vengono fermati e controllati in base al Terrorism Act. Di questi solo 40 (quaranta) sono gli individui effettivamente trattenuti per più di sei ore" – ha detto al Telegraph . C’è da dire che la durata del fermo è pienamente legale, il limite per trattenere una persona prima di arrestarla o rilasciarla è proprio di nove ore, non un minuto in più. “Hanno preso il mio computer, videogame, SIM telefoniche e memory card” – ha detto David Miranda dopo essere rientrato a Rio de Janeiro.

Il mistero dietro la vicenda si infittisce se si considera quello che qualche ora dopo ha rivelato il Guardian attraverso le parole del direttore Alan Rusbridger : “Il governo britannico ci ha chiesto la distruzione o la consegna dei documenti ancora non pubblicati, tra quelli che ci ha consegnato lo stesso Edward Snowden”. Nel caso in cui il Guardian intenda proseguire nel rilascio di ulteriori file attraverso il proprio sito, il governo si impegnerà a intraprendere un’azione legale contro la pubblicazione, non si capisce bene con quali motivazioni.

Di cosa ha paura Cameron e cosa deve aspettarsi il popolo della Rete?

Evidentemente la questione Datagate non è del tutto esaurita, anzi pare che il meglio debba ancora venire. Avendo seguito con preciso interesse quello che è successo finora si potrebbe ipotizzare che nei documenti sottratti a Miranda, con molta probabilità gli stessi che il governo britannico non vorrebbe mai vedere pubblicati dal Guardian, ci sia la prova del coinvolgimento di governi europei nei piani della NSA e delle pratiche di monitoraggio diffuse sotto il programma PRISM e sue declinazioni (Boundless Informant, X-Keyscore, ecc…). Certo è solo un’ipotesi ma, visto l’accanimento verso David Miranda e i vertici del Guardian, al momento sembra la più probabile. 

 
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