Sicurezza

Corso di guida per droni

Per imparare a telecomandare un apparecchio professionale, Panorama ha trascorso una giornata sul campo aereo di Trieste. Perché pochi lo sanno, ma dal 30 aprile servirebbe la patente dell’Ente nazionale dell’aviazione civile. Peccato che l’Enac non abbia ancora stabilito chi può fare lezione. Così in aria ora c’è una vera giungla

Un drone – Credits: Getty Images

Il piccolo drone, 45 centimetri di lato, sembra un giocattolo facile da pilotare. Ma basta accenderlo e ascoltare il ronzio delle 8 pale rotanti che lo tengono in aria per capire che non è proprio un banale modellino d’aereo, o meglio d’elicottero. Ai primi tentativi con i minijoystick della stazione di comando che tieni a tracolla, ecco che il velivolo schizza da una parte e dall’altra. Niente paura, ti tranquillizza l’istruttore: grazie al gps, se molli i comandi, la macchina non precipita e si libra automaticamente a mezz’aria. Respiro: bastava saperlo. Ma siamo venuti a scuola proprio per quello. Per un giorno, Panorama ha seguito un corso di pilota per un drone. Nel nostro caso, un modello Airvision.

All’aeroporto triestino di Ronchi dei Legionari la Elifriulia, una società privata che dal 1971 è attiva nel volo, sta organizzando la prima scuola italiana per condurre "aeromobili a pilotaggio remoto". È la legge che lo richiede: pochi lo sanno, ma dal 30 aprile per far volare un drone professionale serve una patente, con tanto di corso teorico e pratico. "Noi garantiamo il servizio di elisoccorso in Friuli-Venezia Giulia e formiamo professionisti per gli elicotteri, come i piloti per i Boeing" dice Federica Dal Cin, amministratore delegato della Elifriulia. "E ora stiamo preparando il manuale del corso base sulle principali nozioni di volo, comprese sicurezza e meteorologia".

Negli ultimi 15 giorni a Ronchi sono già arrivate 300 richieste d’informazioni sul corso, che dura una settimana e prevede un test finale. Il problema, come spesso capita in Italia, è che la burocrazia non si è ancora adeguata alla legge e l’Enac non ha stabilito quali saranno i tipi di droni autorizzati, né le scuole di pilotaggio che potranno fare i corsi, che serviranno a ottenere la certificazione dell’Enac stesso.

La norma non prevede sanzioni, così anche in assenza di patente, in molti oggi fanno comunque volare i loro droni professionali. Ma corrono un rischio non da poco: che l’assicurazione non copra eventuali danni provocati dagli apparecchi. Si spera che l’Enac dia il via libera a droni e scuole, almeno entro l’estate. La Elifriulia, intanto, è in pole position. "Siamo gli unici a offrire tutto ciò che prevede la normativa: dalla certificazione del pilota e della sicurezza del mezzo fino alla manutenzione da parte di un ente certificato" sottolinea Max Roldo, pilota dei droni di LikeAbird e partner di Elifriulia.

La legge prevede che ogni tipo di drone abbia il suo specifico brevetto di volo e l’Airvision di Trieste, azienda produttrice che già organizzava corsi pratici, aspira a venire certificata dall’Enac come molte altre società. Così, eccoci a lezione. Prima di destreggiarsi con un volo pratico, l’aspirante pilota deve prendere dimestichezza con la simulazione al computer. Il drone è riprodotto realisticamente sullo schermo, con tanto di ronzio dei motori. Lo sfondo su cui volare cambia con un clic: urbano, montagnoso, semidesertico...

Dopo il volo virtuale, quasi un gioco alla Playstation, si passa a un modellino: se l’aspirante pilota sbaglia, non succede nulla di grave. Giuliano Bidussi, produttore dei droni Airvision, assicura: "Anche chi è a digiuno di nozioni aeronautiche o di modellismo può diventare pilota. Per il nostro modello il corso dura dai 2 ai 4 giorni, con un costo quotidiano di 250-300 euro".

Le manovre base, come decollo o atterraggio, le hai già provate al computer, ma quando fai alzare in volo un drone vero è tutta un’altra cosa. Qui a Trieste, per di più, è indispensabile un’occhiata alla manica a vento del campo di prova. Se tira la bora, un solo refolo può strapparti via l’aeromobile che in media, per i modelli più usati, pesa da 3 a 4 chilogrammi. La stazione di controllo a terra ha uno schermo che trasmette le immagini rilanciate dal drone.
"Alcuni velivoli sono dotati di telecamera o di lettori con sensori termici o di fotocamere multispettrali che permettono di controllare l’irrigazione dei campi e le malattie delle piantagioni" spiega Bidussi. Sullo schermo l’allievo controlla anche i dati di volo: quota, velocità e livello delle batterie, che per i modelli medi durano 15-20 minuti. "Un allarme ti avvisa se l’energia sta per esaurirsi. E comunque se finiscono le batterie il drone atterra da solo" sottolinea l’istruttore. Il drone può fermarsi ad altezza d’uomo o schizzare in un attimo a 70 metri di quota. L’aspirante pilota comincia a farlo volare avanti e indietro, a destra e a sinistra. L’esercizio prevede poi che disegni nell’aria un perfetto quadrato. La prova del 9, però, è la guida semiautomatica, senza Gps. Non è facile. L’ultimo test è la "guida via tablet": si deve impostare una rotta fino a 50 punti di sorvolo in maniera completamente automatica, compreso decollo e atterraggio. La prova, nel suo complesso, è impegnativa.

"Le nostre regole sono ferree" dice Dal Cin, della Elifriulia. "Vogliamo evitare i modellisti fai-da-te, quelli che s’improvvisano istruttori di pilotaggio remoto". In realtà, se usi un drone come hobby e voli nel perimetro di un campo di volo per aeromodelli, puoi farlo senza autorizzazione. La legge invece impedisce di sorvolare le cosiddette "aree critiche": in pratica tutto il resto, compresi ovviamente i centri abitati.

In realtà l’assenza di sanzioni fa sì che il settore sia una mezza giungla. "L’impressione" sostiene un addetto ai lavori "è che tutta questa regolamentazione serva soprattutto a produrre incassi per l’Enac: una volta ottenuta la patente da parte della scuola, infatti, l’esame della pratica da parte dell’ente costerà 90 euro l’ora. Ed è prevista perfino un’improbabile visita medica aeronautica, come per i piloti di linea".

Su internet, intanto, iniziano a girare offerte per corsi farlocchi. Pare che i droni siano in grado di fare di tutto: portare a passeggio il cane o recapitare pizze. Anche Amazon ha realizzato uno spot per la consegna dei libri. Per ora è solo un progetto, il servizio non è attivo neanche negli Stati Uniti per motivi di privacy. Prende piede anche il "drone journalism": tanti paparazzi, anche in Italia, usano apparecchi per sorvolare le ville dei vip o per filmare catastrofi e guerre. Una scuola, comunque, sarà utile anche per loro. Sperando che pure l’Enac, adesso, si metta a volare.

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