Sicurezza

Anonymous dichiara guerra (cibernetica) alla Corea del Nord

Kim Jong-un minaccia guerra nucleare agli Stati Uniti, Anonymous comincia la guerra cibernetica contro la Corea del Nord. L'operazione #opNorthKorea si pone l'ambizioso obiettivo di portare la democrazia a Pyongyang, ma per ora si limita a mandare in tilt account Twitter e a rubare password

Un soldato nordcoreano scruta oltre il confine verso sud, nei pressi del villaggio di Panmunjom – Credits: EPA/STRINGER

Un gruppo di hacker dichiara guerra cibernetica a uno stato canaglia. Letta così, sembra una frase strappata a una pellicola di fantascienza anni ’90, magari dalle prime pagine della sceneggiatura, quando ancora il mondo fittizio assomiglia ancora a quello al di qua dello schermo, finché un telegiornale non annuncia l’assurda notizia che dà il via alle danze. Eppure. Provate a cambiare due termini di quella frase e all’improvviso vi troverete a leggere un titolo molto meno surreale.

Anonymous dichiara guerra cibernetica alla Corea del Nord. È la notizia (vera) che negli ultimi minuti sta rimbalzando impazzita da un punto all’altro della Rete globale, avvalorata da alcuni attacchi già portati a termine con successo. Nelle ultime ore il collettivo hacker più famoso (famigerato?) del mondo ha infatti espugnato gli account Twitter e Flickr del governo Nord Coreano, oscurato due importanti siti web con un manifesto che sbeffeggia il supremo leader Kim Jong-un, sostiene inoltre di aver sottratto 15.000 password dal sito di informazione e propaganda Uriminzokkiri.com.

Mentre negli USA, come nel resto del mondo, politici e strateghi militari cominciano a domandarsi se sia o meno il caso di prendere sul serio le iperboliche minacce di guerra nucleare scoccate oggi dall’inquieta faretra di Kim Jong-un, gli hacker di Anonymous sono già passati alle vie di fatto. Al grido di “Per prima cosa cancelleremo i vostri dati, poi il vostro maledetto governo dittatoriale”, il collettivo ha lanciato una vera e propria campagna di guerra chiamata Operation Free Korea che ha come obiettivi: le dimissioni del supremo leader, l’abbandono da parte della Corea del Nord dei suoi propositi nucleari, la concessione da parte del governo di un accesso libero alla Rete e, non bastasse, l’instaurazione di una libera democrazia nel paese.

In un comunicato su Pastebin, Anonymous fornisce alcuni dettagli sulla sua “strategia bellica”:

Abbiamo alcuni ragazzi sul campo che sono riusciti a portare internet nel paese utilizzando una catena di ripetitori WiFi a lunga distanza con frequenze proprietarie. Abbiamo anche accesso ad alcune linee telefoniche nordcoreane che sono in contatto con Kwangmyong [la rete intranet nordcoreana, N.d.A.] attraverso connessioni dial-up. L’ultimo pezzo del puzzle era interconnettere le due reti, cosa che i ragazzi sul campo sono finalmente riusciti a fare.

Frenate quegli entusiasmi (e quei sollievi), le probabilità che Anonymous riesca a rompere un numero consistente di uova nel paniere nordcoreano sono pericolosamente simili alle probabilità che Godzilla attraversi il pacifico e risolva la questione a zampate. Basti pensare che il primo obiettivo dichiarato di Anonymous è riempire i siti internet coreani di immagini porno e di gattini, per dimostrare oltre ogni dubbio che il collettivo ha preso possesso della rete nordcoreana.

Nel frattempo, strano ma vero, da anni la Corea del Nord tiene ben schierato un cyber-esercito composto da 3.000 selezionatissimi hacker, una “forza armata digitale” così temibile da occupare gli incubi di Stati Uniti, Corea del Sud e aziende specializzate in antivirus.

Nel comunicato targato #opNorthKorea, Anonymous se la prende con il governo nordcoreano (“Che c’è, avete la sindrome del cazzo corto?” [testuale]) ma anche con quello americano (“Volete un’altra specie di crisi cubana? Non siete la polizia del mondo, mettetevelo in testa.”), e con i media in generale, rei di prendere sottogamba le dichiarazioni di guerra del collettivo hacker.

In calce al comunicato, Anonymous fa sapere che il prossimo attacco è previsto per il 19 aprile . La speranza è che nel frattempo la situazione non precipiti davvero, e si possa ancora ciarlare allegramente di manifesti satirici e gattini.

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