Sicurezza

La cyber guerra è tutta una bufala?

I governi avvertono di un’imminente guerra mondiale ma potrebbe essere una scusa per spiare avversari e liberi cittadini

Credits: Juan Gómez Photo, Flickr

In sociologia esiste una teoria conosciuta come Costruzione sociale della realtà che dice come molti degli avvenimenti che succedono ogni giorno, che pensiamo accadano per caso, sono in realtà costruiti socialmente, cioè intenzionalmente. Ad esempio se il nostro oroscopo dice che troveremo la donna ideale il prossimo lunedì, la nostra coscienza sarà spinta, proprio lunedì, a vestirci in un certo modo, a essere più amichevoli del solito: a cercare la donna ideale. È quello che molti critici internazionali cercano di dire riguardo ai recenti allarmi sugli attacchi cibernetici. Lungi dall'affermare che non avvengano sul serio, anzi come ha di recente fatto rilevare Arbor Networks , azienda che controlla lo stato della sicurezza delle reti mondiali: “Gli attacchi nell'ultimo decennio sono aumentati gradualmente, fino ad arrivare a picchi rilevanti” come quello di marzo che ha colpito Spamhaus , il dubbio è che l’eccessivo terrorismo psicologico che si avverte da più parti non sia realmente giustificato.

Potrebbe essere tutta una messa in scena per spingere le persone a lasciar correre le procedure, di aziende private e governative, per il monitoraggio e la conservazione di dati personali sensibili come quelli anagrafici, lo stato famigliare e l'occupazione, con il conseguente accentramento di potere informativo nelle mani di pochi. In sintesi si crea uno stato di agitazione generale per cui i cittadini sono convinti che alle porte ci sia davvero una guerra mondiale digitale, spingendo sempre di più gli hacker a crearla.

La guerra cibernetica è una minaccia reale o una scusa per lasciare che i governi ci spiino?

La domanda è stata fatta dal GlobalPost a Lee Tien della Electronic Frontier Foundation, organizzazione che difende i diritti digitali, partendo da una dichiarazione dell'ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti Leon Panetta che ha avvertito i cittadini del rischio di una cyber-Pearl Harbor. Ha evocato immagini di nubi di gas tossici, deragliamenti di treni e una fornitura di acqua avvelenata, tutto causato da attacchi informatici.“E difficile dire se sia tutto vero– spiega - non sappiamo se l'infrastruttura è abbastanza vulnerabile per questo genere di problemi. Stiamo assistendo ad una grande quantità di discorsi su questo tema ma la maggior parte delle illazioni non sono pubbliche. Ne vediamo qualche segno, come le direttive emanate dagli stati come le misure di sicurezza ma non è ben come funzioni la piramide di comando cioè: quando avviene un attacco cosa succede? Ci si difende e basta? Si attacca? Vengono applicate determinate sanzioni?

Vi è poi l’evidenza di una diffusa pratica di spionaggio informatico. Che cosa trattiene paesi come la Corea del Nord e l'Iran dal lanciare attacchi contro le infrastrutture critiche dei loro nemici utilizzando le informazioni che hanno ottenuto negli ultimi anni? “Vi è una grande differenza tra lo spionaggio e la guerra cibernetica – sottolinea Lee Tien – spiare dati e informazioni riservate è certo un crimine ma che non comporta un’entrata in guerra. Quando si confondere il cyber spionaggio con la guerra informatica si stanno mescolando due cose abbastanza diverse. Lo spionaggio tradizionale è diffuso ma i paesi che spiano gli avversari non sono necessariamente in uno stato di guerra. L'esistenza di spionaggio non si traduce necessariamente in attacchi violenti o imminenti, anzi molto spesso viene fatto proprio per evitarli.”

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