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Sicurezza

Apple Vs FBI, il caso è chiuso (senza vincitori né vinti)

L’FBI ha avuto i dati dell’iPhone di San Bernardino, Apple ha chiuso un contenzioso che rischiava di diventare pericoloso. Ma la storia non finisce qui

Chi la dura la vince. Dopo mesi di tentativi andati a vuoto, l’FBI ha finalmente sbloccato l’iPhone di Syed Farook, uno dei killer della strage di San Bernardino. I federali, a quanto pare, sarebbero riusciti a bypassare i vincoli di sicurezza di iOS senza alcun ausilio da parte di Apple e senza nemmeno attendere l’intervento del Dipartimento di Giustizia americano, chiamato in causa dopo il gran rifiuto di Cupertino a collaborare con le istituzioni.

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Tutto bene quel che finisce bene, verrebbe da dire: l’FBI ha avuto quello che voleva (i dati contenuti nell’iPhone incriminato) ed Apple ha potuto chiudere un contenzioso che - in caso di pronuncia positiva da parte dei giudici - avrebbe potuto creare un precedente pericoloso. Nessuno, almeno per il momento, potrà obbligare Tim Cook e soci ad aprire una porta secondaria all’interno di iOS così da eludere la crittografia di sicurezza degli iPhone e degli iPad bloccati.

Tutto è cambiato, nulla è cambiato 
Tutti contenti, insomma, o forse no. Già, perché mai come in questo caso il confine fra bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto è davvero sottile. L’FBI avrà pure trovato il modo di aprire un varco fra le barricate alzate da Apple a protezione del suo sistema operativo ma ha perso un’occasione d’oro per sancire un principio a suo dire inderogabile: il diritto a richiedere il supporto incondizionato da parte delle aziende informatiche in tutti i casi che costituiscono un pericolo per la sicurezza nazionale.

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Quanto ad Apple, se da un lato può tirare un sospiro di sollievo, dall’altro deve prendere atto che iOS non è poi così invincibile come credeva. Non è ancora chiaro in che modo l’FBI sia riuscita ad aggirare le protezioni di iOS (in Rete si parla con una certa insistenza dell’intervento risolutivo fornito da un’azienda israeliana specializzata in cybersicurezza) ma è evidente che l’accesso ai dati dell’iPhone di San Bernardino sia stato reso possibile da una qualche vulnerabilità scovata all’interno del sistema operativo.

Una tregua destinata a durare?
L’impressione, al di là di tutto, è che questo sia solo il prologo di una storia destinata ad arricchirsi di nuovi capitoli. Perché, è evidente, Apple continuerà a lavorare per migliorare l’inviolabilità dei suoi dispositivi (un iPhone a prova di FBI è forse il miglior slogan per un telefonino nell’era del post-Snowden); le istituzioni - dal canto loro - cercheranno in tutti i modi di arrivare a quella legittimazione che ancora manca per mettere i grandi padroni del mondo digitale con le spalle al muro. Sempre che non si arrivi prima a un patto di non belligeranza.

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