Amazon Echo
Sicurezza

Amazon Echo ci aiuterà a trovare… l’assassino

Il maggiordomo virtuale della casa americana potrebbe essere “sentito” per risolvere un caso di omicidio negli USA. Ma Amazon non ci sta

Li chiamano assistenti virtuali, ma ormai c’è chi li considera dei veri e propri maggiordomi digitali, entità nate per ascoltarci e, possibilmente, esaudire i nostri desideri. Amazon Echo, ma anche Google Home e il nuovo Huawei DingDong sono la versione più evoluta, e dunque intelligente, dell’hi-tech in formato casalingo: dispositivi travestiti da normalissimi diffusori audio che – grazie a una serie di microfoni incorporati e alla possibilità di elaborare i dati via Internet - riescono a captare (e comprendere) le nostre parole, per restituirci risposte, se non addirittura azioni.

A riconoscere a questi device doti quasi-umane ci sono anche le autorità statunitensi che in questi giorni stanno lavorando sull’omicidio di Victor Collins, un uomo trovato morto nella vasca da bagno della casa di un amico, a Bentonville, nell’Arkansas. Per la polizia e gli investigatori che stanno cercando di fare luce sul caso, la soluzione potrebbe arrivare proprio dall’unità Amazon Echo ritrovata nella casa in cui è stato rinvenuto il cadavere.

Amazon Echo, un assistente virtuale per la tua casa


Se dispositivi del genere sono stati programmati per essere in perenne ascolto delle conversazioni in casa – questa la deduzione degli investigatori – allora avranno di sicuro registrato le ultime parole pronunciate in casa prima dell’assassinio. Da qui la richiesta inviata ad Amazon di fornire i dati stivati sui suoi server centrali (laddove arrivano tutte le registrazioni degli Echo prima di essere elaborate) per avere qualche dettaglio chiave sugli ultimi secondi della vittima.

I timori di Amazon (dopo quelli di Apple)
Secondo quanto rivelato da TechCrunch, Amazon avrebbe per il momento respinto la richieste dell’autorità, con una motivazione che ricorda molto da vicino quella addotta da Apple nell’ormai celebre caso dell’iPhone dell’attentatore di San Bernardino: “Evitiamo di rilasciare i dati dei nostri utenti senza un opportuno e vincolante mandato legale”, ha spiegato la società americana, evidentemente preoccupata di creare un precedente che possa in qualche modo compromettere il patto fiduciario che l’azienda ha siglato con i suoi consumatori a livello di privacy.

Uno dei temi caldi che investe il mondo degli assistenti personali riguarda proprio la tutela dei dati personali registrati sui server privati dei colossi dell’industria digitale. Nonostante le rassicurazioni di questi ultimi, il quadro normativo a riguardo resta ancora piuttosto indefinito. Al di là dell’utilità che questi strumenti possono e potranno avere nella risoluzione di casi spinosi come quello di Bentonville, è giusto che gli utenti sappiano in modo chiaro e insindacabile come verranno trattati i loro dati. Anche per questioni di pubblica sicurezza.

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