Sicurezza

10 oggetti high tech per tenere sotto controllo i figli

Orologi, braccialetti, app e sensori segnalano via smartphone spostamenti e comportamenti non consentiti ai genitori. Ma è questa la nuova frontiera dell'educazione?

PocketFinder trasmette la sua posizione allo smartphone e al tablet – Credits: ufficio stampa

Le innovazioni tecnologiche, di solito, fanno sognare un futuro semplificato, migliore, sempre più ricco di contenuti e informazioni. Chi scrive, da bambini, vedeva come un utopia l’evoluzione digitale che il mondo ha avuto negli ultimi 25 anni. Nel 2014, per noi, il sogno si è realizzato: tutto è touch, in alta definizione e sempre connesso al web ultraveloce. 

Ma i nativi digitali, i bambini e gli adolescenti  dell’era di internet oggi non adorano la tecnologia tanto quanto i loro jurassici avi analogici. Perché i genitori 2.0, iper impegnati, ansiosi e con il complesso di colpa per non essere presenti nella vita dei figli, possono utilizzare smartphone, satelliti e gadget elettronci per tenerli sotto controllo (leggete l'elenco al piede dell'articolo). Molto più di quanto facevano i nostri papà e mamma. Trasformando la loro percezione di futuro da utopico a distopico. Non il migliore possibile, ma il peggiore. Vediamo perché.

Ecco come potrebbe essere un giorno qualunque di un domani vicinissimo nella vita dei cronisti da teenager. Guido, 13 anni, invita l’amico Marco, a passare il pomeriggio a casa sua. I due amici hanno molto in comune, incluso un braccialetto al polso che consente ai genitori di sapere in qualsiasi momento quale sia la loro esatta posizione. Ogni passo che fanno può essere seguito sullo schermo di uno smartphone o di un tablet. Se vanno dove non dovrebbero, se escono dal recinto sicuro di strade impostato in precedenza, scatta l’allarme.   

Giunti a destinazione, hanno fame: Guido apre la dispensa, trova una scatola di biscotti, la apre, sta per mangiarne uno. Nel frattempo un sensore presente sulla confezione ha trasmesso in tempo reale la lista degli ingredienti al suo braccialetto, scoprendo l’anomalia: il bambino è allergico a uno di questi. Subito arriva una notifica alla mamma del ragazzino che, dal lavoro, lo chiama con tempismo perfetto vietandogli quel boccone. Un sospiro di sollievo, il pericolo è scongiurato. Anzi, perché non prendere un po’ di frutta per merenda?

Gli amici, a quel punto, si mettono davanti alla tv. Che riconosce il volto di Guido e gli mostra l’elenco dei suoi programmi preferiti, oltre al tempo rimanente concesso quel giorno per guardarli. Ce n’è a sufficienza, ma il televisore, dopo una manciata di minuti, si spegne da solo. E non c’è verso di riaccenderlo. Ecco di nuovo lo zampino elettronico dell’onnipresente mamma, che nel frattempo non si è mai alzata dalla scrivania del suo ufficio: il cellulare le ha ricordato che manca un’ora e mezzo al tramonto ed è meglio che i ragazzi passino un po’ di tempo all’aria aperta a fare sport. Per i cartoni animati ci sarà tempo dopo. Il braccialetto registra pure il battito cardiaco, dunque può sempre verificare che non stiano esagerando. O, all’opposto, che non stiano barando ciondolando in giardino.

Guido e Marco sono i protagonisti, anche se qualcuno potrebbe dire le vittime, degli sviluppi della tecnologia applicata al controllo di bambini e adolescenti. Sono figli costretti a sottoporsi a una combinazione di ansia parentale a distanza, algoritmi complessi, chip evoluti. Uno scenario per niente fantascientifico: tutte le possibilità descritte fin qui sono pronte, già disponibili sul mercato o prossime al lancio. A dimostrarle in uno spazio parecchio affollato del suo stand è stata la società Cisco nel corso del Ces di Las Vegas. Tutta la fiera della tecnologia, in verità, è stata caratterizzata da un corposo elenco di annunci di prodotti che possono rivelarsi fedeli alleati per genitori iperprotettivi. C’era persino un’intera sezione chiamata «MommyTech» (ovvero la «mamma tecnologica»), dedicata a rendere le abitazioni, e la vita quotidiana in generale, più sicura e intelligente.

Tra le novità ecco «Kurio», uno smartphone che tiene traccia di tutto ciò che il ragazzino fa: chi chiama, a chi invia sms e cosa gli scrive, i siti che visita, le app che utilizza. Comunica in ogni istante la sua posizione ed è anche parecchio subdolo: dà modo ai genitori di cancellare a distanza qualsiasi contenuto ritenuto sospetto. 

Non c’è scampo. Non c’è privacy. Altrettanto implacabili sono i sensori della Sen.se, talmente ciarlieri da avvisare il telefonino o il tablet quando qualcuno apre il frigo o la dispensa, magari a caccia di cioccolato e merendine, quante volte un componente della famiglia si è lavato (oppure non lavato) i denti, persino se è entrato in una stanza. Per esempio quella dove ci sono tentazioni come la tv o il pc da cui gli era stato ordinato di girare alla larga. Il sistema, guarda caso, si chiama «Mother»: mamma. Una mamma particolarmente spiona e maniaca del controllo, s’intende.

Ma che succede quando i genitori ricorrono a diavolerie degne del Grande Fratello, che danno loro il pieno quadro della situazione anche quando non sono in casa? «Il bambino diventa una macchinetta, un programma computerizzato da far funzionare a piacere» risponde Luigi Foroni, psicoterapeuta e psicologo dell’età evolutiva. «Ricorrere a questi strumenti» aggiunge «significa spogliarsi delle proprie responsabilità, sostituire la propria presenza, la propria partecipazione, i propri doveri, trasformando i più piccoli in un elemento della domotica». È così che i ragazzini perdono ogni libertà, spontaneità, gusto e senso di una qualsiasi innocua trasgressione. Finiscono rinchiusi in una gabbia di divieti, obblighi, regole che non ammettono deroghe. Sin da neonati, peraltro: sempre al Ces, sono sfilate videocamere, sensori indossabili, microfoni microscopici che dicono secondo dopo secondo se il bebè sta dormendo, se si è mosso, ha pianto, se la temperatura della stanza è quella giusta oppure no. Una app fa da baby-sitter, intanto mamma e papà restano tranquilli oppure, all’opposto, monitorano ossessivamente ogni parametro vitale dei loro piccoli (vedi le schede in queste pagine con tutte le novità).

Negli Stati Uniti, peraltro, il tema ha una letturatura consolidata alle spalle: sul mercato ci sono già diversi prodotti per conoscere la posizione dei ragazzi. Si piazzano al braccio o, meglio ancora, s’imboscano in uno zaino. Ci sono inoltre programmi per computer e app per dispositivi mobili che bloccano contenuti vietati, mettono il lucchetto ai social network, salvano la cronologia di navigazione, vietano di comunicare con estranei che non fanno parte di una lista sicura. Uno studio ripreso dal quotidiano Usa Today sottolinea come il 46 per cento dei genitori abbia le password di accesso degli account dei loro figli e solo il 30 per cento li lasci del tutto liberi, ma per i fattori più vari: eccesso di fiducia, sì, ma anche e soprattutto mancanza di tempo e ignoranza tecnologica. Una delle caratteristiche principali dei nuovi fantascientifici e invasivi prodotti in arrivo è che sono facilissimi da configurare e utilizzare. La strategia è evidente: convincere il numero più ampio possibile di genitori ad acquistarli. Trasformandoli negli onnipotenti custodi della vita dei loro figli.

Ecco i 10 gadget per tenere sotto contorllo i figli

1- Ai genitori ansiosi può non bastare leggere i parametri vitali del loro piccolo sullo schermo di un telefono. Ecco allora iBaby M6 , un occhio elettronico che invia anche una notifica automatica quando rileva un suono o un movimento.

2- Mimo è un sensore integrato in una tutina che registra temperatura, sonno, respiro e movimenti del bambino. Tutte le info sono visibili sullo smartphone.

3- Smart watch per bambini: Filip può chiamare fino a cinque numeri programmati dai genitori, segnala la posizione di chi lo indossa grazie al Gps integrato e ha un tasto per le emergenze.

4- Basta inserire il piccolo dispositivo Tile  in uno zaino o una borsa, attaccarlo a un abito o alla copia delle chiavi del proprio figlio per conoscere in ogni momento la sua posizione.

5- Mother della Sen.se gestisce una rete di sensori domestici programmabili per svolgere numerose funzioni: per esempio controllare se qualcuno ha aperto una porta o una finestra. 

6- Sensible Baby è un sensore che dà modo ai genitori di monitorare direttamente dal loro smartphone se un neonato sta dormendo, si è mosso, se la temperatura nella stanza è quella giusta oppure no. 

7- Kurio è uno smartphone che consente ai genitori di decidere i numeri ai quali i loro figli possono telefonare o inviare messaggi. È inoltre possibile limitare le app e i siti internet a cui i ragazzi hanno accesso.

8- Amber Alert Gps si collega alla rete 3G come un qualsiasi telefono cellulare e consente ai genitori di visualizzare su un pc o uno smartphone dove si trova il bambino, che grazie a un pulsante può lanciare l’allarme in caso di necessità. 

9- eZoom della Securus indica la posizione del proprio figlio su pc e smartphone. Manda un segnale di allarme se si allontana dai confini di una «zona sicura» impostata in precedenza.

10- PocketFinder ha le stesse identiche funzioni di eZoom (9). Cambiano solo le forme.

Le app per non perdersi mai di vista

1-Trova il mio iPhone
Permette di trovare il proprio iPhone e  quindi anche il suo proprietario, localizzandolo sulla mappa.

2-Canary Teen Safety
Informa i genitori su che velocità tengono i figli quando guidano e se usano il cellulare mentre sono al volante.

3-Life 360 family locator
Un mini social network solo per i componenti della propria famiglia. Per comunicare e vedere sempre su una mappa dove si trovano le persone care.

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