GoPro apertura
Reflex

GoPro a luci rosse, così rivoluziona il porno

La action cam spopola nell’industria dell’hard offrendo agli spettatori prospettive dell'azione inedite e ravvicinate. Fin troppo, a volte

La pornografia è ovunque. Generosa, sovrabbondante, gratuita. Il gusto del proibito dista un clic su qualsiasi motore di ricerca. Perché pagare per vedere un po’ di sesso su tablet o pc, quando ci sono praterie di video a costo zero sempre disponibili? L’unica risposta vagamente sensata sembra essere: per ricevere qualcosa in più. Per provare un’emozione altrove inaccessibile. Sentirsi partecipi nonostante tutto, nonostante la barriera dello schermo. Percependo ogni piccolo brivido di piacere dell’attrice, la minima goccia di sudore che scorre su un corpo nudo, non perdendosi il più piccolo dettaglio osè di una parte intima.

La pensano così, e si stanno muovendo di conseguenza, i grandi produttori di scene e film a luci rosse, ex paperoni del sesso oggi schiacciati dalla concorrenza di coppiette surriscaldate, esibizioniste, ansiose di immortalare le loro acrobazie in camera da letto e subito dopo pubblicarle sul web. Succede allora che le nuove infermiere della boccheggiante industria del porno siano le action cam come la GoPro e simili, che stanno riscrivendo le regole del gioco, o almeno dell’azione. 

GoPro dentro

– Credits: Da Fastcompany.com

Realtà consolidate nel genere bondage come la californiana Kink le usano attaccate a sex toys prima che vengano adoperati come non è difficile immaginare. Altri studi le legano sulla testa o intorno alla vita degli attori uomini, così l’atto è ripreso da una prospettiva intensa e prima impossibile. Quasi interattiva.  

La rivista Fast Company, che al fenomeno ha dedicato un lungo articolo, non è avara di particolari: le GoPro sono resistenti all’acqua, dunque possono avvicinarsi senza subire danni, quasi sfiorare quei momenti che prevedono una fuoriuscita di liquidi o si esplicano perversioni bagnate (si passi a chi scrive la vaghezza quasi professorale della metafora, difendiamo il diritto a un minimo di pudore); incorporano la possibilità dello slow motion, dunque esaltano le sfumature di un orgasmo rallentandolo all’inverosimile; sono piccole, compatte e si comandano a distanza, perciò entrano in gabbie, spazi e anfratti angusti e altre amenità poliedriche che la fantasia del sesso e le sue mille derive trascinano con sé.

Il regista è felice, perché manovra tutto dal telefonino. Gli attori, soprattutto quelli esordienti, si sentono meno in imbarazzo perché anziché essere circondati da un’intera troupe, devono esibirsi davanti a un occhio elettronico. E se vengono dal genere «amateur» non è per loro chissà quale novità. Le GoPro hanno un costo ridotto rispetto alle telecamere tradizionali, quindi gli esborsi per le case di produzione si abbassano. E sono perfette per montaggi arditi, per una scena a più angolazioni. Anche perché, in fondo, il porno alla lunga annoia, tende a essere sempre uguale a se stesso, dunque ogni novità è vista come una boccata di piacere fresco.          

Di fronte a questo nuovo fiorente filone, a questa piega presa dalle camerine per gli sport estremi c’è poco da stupirsi. Chissà quanti l’avranno già sperimentata nella propria camera da letto. Il sesso, in fondo, è una sottocategoria di sport estremo. E d’altronde una delle regole su cui si fonda internet è che sul web esiste pornografia su tutto, senza eccezioni. Il fenomeno GoPorn è in perfetta scia, con qualche accortezza da tenere a mente. L’effetto fish-eye della telecamera tende a far apparire le cose molto più grandi di quanto siano realmente. Spiega un regista a Fast Company: «A un certo punto, un pene troppo gigantesco risulta comico». Persino in un film porno. E poi dicono che le dimensioni non contano.

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