Reflex

La rivincita delle foto fatte col telefonino

Un tempo erano piccole, brutte e sgranate, praticamente inguardabili. Ora però, con l’evoluzione delle tecnologie mobili, le istantanee scattate coi cellulari convincono anche chi, fino a ieri, storceva il naso. A cominciare dai fotografi professionisti

– Credits: Nokia

Non chiamatele "foto da telefonino". Ormai sono solo "foto", punto e basta.

Dopo essere stata per anni bistrattata e vituperata, la filosofia dello scatto in formato cellulare sembra essersi scrollata di dosso quel gigantesco inferiority complex che nutriva nei confronti della fotografia tradizionale. Del resto viste le mirabolanti evoluzioni dei telefonini di ultima generazione, capaci di condensare funzionalità fotografiche un tempo inimmaginabili, non si può più liquidare questa branca dell’imaging digitale come qualcosa di dozzinale, adatto solo alle masse incompetenti.

I dati parlano chiaro: per il 72% delle persone il telefonino è la prima macchina fotografica. Significa che ogni quattro foto scattate sul Pianeta tre provengono da un obiettivo integrato in un cellulare. Dietro al quale, si badi, non c’è solo il fotoamatore dell’ultim’ora, quello che fino a ieri aveva poco o nulla a che spartire con la fotografia. Il telefonino come strumento utile per catturare la realtà che ci circonda comincia ad avere un certo appeal anche per i fotografi più smaliziati se non addirittura per i professionisti. Per tutta una serie di buone ragioni.

C’è come detto un livello tecnologico che permette ormai di utilizzare l’obiettivo telefonico in pressoché tutte le condizioni ambientali senza troppi patemi d’animo.

"Negli ultimi 10 anni", ha spiegato Francesco Falco, Portfolio Manager di Nokia, in occasione della Social Media Week di Milano, "abbiamo introdotto nei telefonini tutte quelle piccole e grandi funzionalità che un tempo erano dominio esclusivo delle macchine compatte e professionali: ottiche di qualità, flash allo Xenon, sistemi per la stabilizzazione, sensori ad altissima risoluzione. Basti pensare che oggi, con l’introduzione della tecnologia Pureview, possiamo dare ai consumatori un telefonino in grado di scattare foto a 41 megapixel affinché possano zoomare sui particolari senza perdere in definizione pur senza disporre di lenti tradizionali".

Ma non è solo una questione di muscoli. Il telefonino è riuscito a imporsi all’attenzione di un pubblico sempre più vasto (ed esigente) grazie a tutta una serie di aspetti che lo rendono in molti casi un’alternativa più vantaggiosa rispetto ai macchinoni professionali. La leggerezza e la praticità, innanzitutto, ma anche la possibilità di sfruttare tutta una serie di applicazioni capaci di dare valore aggiunto alle immagini (si pensi ai vari Instagram, Cinemagram, Cinemagraph, Smart Shoot). Senza contare i vantaggi derivanti dalla presenza di una connessione cellulare always-on, grazie alla quale qualsiasi utente può pubblicare e condividere in tempo reale i propri scatti su Internet.

Ci sono poi gli aspetti di natura per così dire "etica". "Lo smartphone", spiega Ruben Salvadori, foto-giornalista indipendente, "è uno strumento decisamente più discreto e meno invasivo rispetto a una reflex". Il che può essere un grosso vantaggio quando si tratta di riprendere scene intime, laddove un obiettivo di grosso calibro potrebbe incutere timore.

Scattare con uno telefonino, inoltre, concede al fotografo di vivere l’errore in modo più sereno se non addirittura utile. Uno sfocato, esemplifica Salvadori, ha un altro peso su una foto scattata con un cellulare, diventando in molti casi persino interessante, proprio perché realistico.

Si potrebbe a questo punto parlare di una nuova generazione di fotografi, professionisti che girano il mondo immortalando soggetti e scene di qualsiasi natura (anche quelle di guerra) armati del solo loro smartphone. Una realtà  – spiega Giulia Tornari, editor dell’agenzia Contrasto - che ha fra i suoi sostenitori fotografi di fama internazionale, è il caso di Benjamin Lowy. Ma che in Italia non ha ancora un vero e proprio mercato, anche per via dello scarso interesse mostrato finora dalle realtà editoriali.

L'impressione, però, è che sia solo questione di tempo. Fra qualche anno potremmo ritrovarci ad aprire un giornale corredato da innumerevoli foto scattate coi cellulari, e senza nemmeno riuscire a coglierne la differenza.

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