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Realtà virtuale, ecco come rivoluzionerà il cinema

Schermi giganti portatili, immersione nei film, possibilità di assistere alle proiezioni accanto ad amici lontani o, anche, ai divi di Hollywood

Avere un enorme schermo davanti agli occhi, anche nelle situazioni in cui sarebbe impossibile: a bordo di un aereo, di un treno, di un pullman durante un viaggio infinito. Entrare dentro una scena, catturarne e seguirne i dettagli con piccoli e naturali movimenti della testa. Oppure, semplicemente, accomodarsi in una sala aperta 24 ore su 24, scegliendo i propri compagni di poltrona: amici e parenti che vivono in città lontane (o a troppe fermate di metropolitana, e poi magari fuori piove); personaggi dei propri film preferiti, non solo in carne e ossa. Sai che risate guardare «Cattivissimo me» circondati da festanti Minion o commuoversi davanti ad «Up» mentre il cane Dug, lì a fianco, tiene la lingua penzoloni dall’inizio alla fine… 

Nata per i videogiochi, con i progetti targati Sony PlayStation e Oculus VR in prima linea, la realtà virtuale sta virando, o almeno procedendo in parallelo, su un filone molto più di massa, che in un modo o nell’altro coinvolge e affascina tutti, non solo i gamer abbastanza o troppo incalliti: il cinema. È una tendenza diventata evidente dopo che Facebook ha speso 2 miliardi di dollari per comprare la società californiana che produce il casco Oculus Rift e che colossi come Samsung sono entrati nell’arena con dispositivi da usare in abbinamento ai suoi smartphone, come il Gear Vr.

 

Proprio tra le applicazioni disponibili per esaltare il casco che funziona assieme al Galaxy Note 4, ci sarà una app chiamata «M-GO Advanced» che permetterà di vagare tra diversi ambienti di una casa di bit e guardare alcuni trailer. Dovrebbe essere il preludio di un autentico negozio digitale di titoli in arrivo, almeno negli Stati Uniti, entro la fine dell’anno. Titoli da guardare con un angolo visivo di 96 gradi, come se ci si trovasse davanti un generoso schermo cinematografico. Mentre con «Oculus Cinema», applicazione da usare in abbinamento al casco Oculus Rift, l’esperienza sarà esattamente quella di accomodarsi in un’enorme sala scegliendo il posto migliore, quello centrale da vip, e guardare il film prescelto.

Oculus Cinema

– Credits: Oculus VR

Si potrà personalizzare il contorno, simulando l’Imax fuori città oppure, perché no, un'improbabile multisala sulla luna, con i pianeti a scintillare tutto intorno. La sala sarà vuota, ma visto che la società appartiene a Mark Zuckerberg, presto o tardi potrà essere popolata dai nostri amici su Facebook, o comunque loro avatar, mentre prima dell’inizio della proiezione potremo doverci sorbire un po’ di pubblicità. E con gli accordi di licenza giusti, Scarlett Johansson o Brad Pitt potranno accomodarsi proprio al sedile accanto al nostro, per scambiare due chiacchiere durante l’intervallo. Meccanismi mutuati dal gaming, che hanno un sicuro potenziale. Tra i più piccoli, senz’altro, infatti si ipotizza che i bambini impazziranno a guardare l’ultimo cartone natalizio affiancati dall’eroe o dall’animale antropomorfo di turno.

Niente di irrealizzabile, basta provare uno di questi caschi per capire quanto lontano sia già arrivata la tecnologia. Prima di tutto nel ridurre il fastidio di portarli a lungo, perché un conto è smettere di giocare se si avverte un fastidio, un altro è dover interrompere un film sul più bello. Quando stiamo per scoprire chi è l'assassino o una tormentata storia d'amore si avvia verso l'happy ending. Il timore è che si ripeta il flop del 3D, degli occhialini domestici che dovevano rappresentare la grande rivoluzione della settima arte dopo l’avvento del colore e invece si sono rivelati un buco nell’acqua clamoroso, un mal di testa generale. Ma nel terreno della realtà virtuale siamo oltre. Oltre una semplice esperienza più immersiva rispetto a quelle del passato.

In via preliminare Oculus e figli ci regaleranno uno schermo gigante tutte le volte che vorremo e senza disturbare chi ci sta intorno. Presto, potranno scuotere l'intera filiera. Il modo in cui i film verranno girati e realizzati. Con macchine da presa che non catturano solo quello che c’è davanti a loro, ma costruiscono scene a 360 gradi o comunque con tagli ben più ampi rispetto a oggi. Così che lo spettatore possa guardarsi intorno e, magari, spostarsi dentro una scena. Amplificando il potenziale narrativo e, si spera, rilanciando un’industria che qualche affanno lo sente.

I puristi storceranno il naso, temendo una polarizzazione verso pochi blockbuster dalla trama piatta su cui gli studi punteranno per andare a colpo sicuro e recuperare l’investimento. Ma non è detto. La tecnologia galoppa e il presupposto è che queste nuove telecamere «multiocchiute», perfette per godere della realtà virtuale, diventeranno prodotti consumer, di massa o quasi. Per riprendere un matrimonio, un compleanno o un evento a tutto tondo, come mai prima d’ora. Per consentire a chi c’era e chi no di rivivere quel momento con modalità del tutto nuove. Ecco: oltre a essere rivoluzionaria, la tecnologia sa essere parecchio democratica. Ben venga se riuscirà a riscrivere regole e dinamiche di un rito sacro come il cinema. A dargli qualche tocco e prospettiva in più.

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