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Il progetto italiano che rende i droni utili e intelligenti

Si chiama Zeus e permette di usare queste macchine volanti per sorvegliare il territorio e in tutti i casi d'emergenza

– Credits: Ufficio stampa b!Spa

Sono attentissimi, chirurgici e all’occorrenza letali in campo militare. Divertenti da pilotare nella loro versione per amatori che li ha resi intuitivi ed economici giocattoli volanti capaci di appassionare giovanissimi e adulti. Ma c’è anche una terza, ampia e finora poco battuta area (almeno in Italia) in cui i droni sono in grado di giocare un ruolo di primissimo piano: quella della sorveglianza, del monitoraggio, del controllo del territorio.

Vedono dove gli occhi umani non arrivano, si spingono dove sarebbe troppo costoso o pericoloso spedire un tradizionale elicottero. Possono seguire in tempo reale le evoluzioni di un incendio in una foresta o il propagarsi dei disordini durante una manifestazione o all’esterno di uno stadio; pattugliare coste e miglia di mare per scrutare l’arrivo di imbarcazioni cariche di immigrati. Trasmettere queste informazioni a chi di dovere affinché vengano presi, con tempestività e buon senso, i provvedimenti opportuni.

Perché il cerchio si chiuda, perché tutto funzioni per il meglio, non bastano però i virtuosismi di un bravo operatore dotato di telecomando o gli investimenti e la volontà di un singolo ente. Serve invece una piattaforma in grado di coordinarli, ricevere, analizzare e ottimizzare i flussi delle informazioni che producono, intervenire con prontezza in caso qualcosa non stia andando per il verso giusto. Quella piattaforma esiste già, ha un’anima e un cervello italiano e un nome uscito dalla mitologia greca: si chiama Zeus, acronimo di Zonal emergency unmanned system. Ovvero sistema senza pilota per le emergenze di zona. Un sistema di droni, per l’appunto.

A svilupparla è stata la b! Spa, realtà di primo piano nel campo delle tlc tricolore, assieme al gruppo Eurolink Systems, che fornisce i mezzi volanti, e al contributo del Consorzio Roma Ricerche, nato per creare collegamenti e sinergie tra il mondo universitario e quello imprenditoriale. La piattaforma porta con sé una serie di vantaggi. Prima di tutto è flessibile e facilmente trasportabile, può essere ospitata in una sala operativa ma anche in un veicolo, per operare dovunque ce ne sia bisogno: in prossimità di un’area dove c’è stato un terremoto, un’inondazione, un’eruzione vulcanica e bisogna quantificare i danni o scrutare i segnali disperati lanciati da eventuali dispersi.

Soprattutto, è smart, intelligente. Termine oggi abusato, ma nel caso specifico assolutamente calzante. «Il suo cuore è un tavolo di controllo multi-touch e multi-utente. Grazie a una combinazione di sensori laser e infrarossi annegati nella sua superficie può essere comandato e gestito utilizzando le mani e le dita. Può riconoscere contemporaneamente fino a cinquanta input tattili» spiega a Panorama.it Massimiliano Malerba, capo progetto Zeus. Significa, come nell’esempio visivo qui sotto che è una schermata della sua interfaccia, che può mostrare il punto esatto in cui si trova un drone, ricevere tutti i dati che sta trasmettendo, provvedere a indirizzarlo in altri punti o sapere che percorso ha coperto finora. Coinvolgendo più operatori che eseguono comandi semplici, quasi come se stessero usando uno smartphone o un tablet, e ottengono riscontri immediati.

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«Salvo specifiche concessioni» precisa Malerba «il regolamento dell’Enac prevede che ci sia un operatore sul campo che mantenga una linea di visuale con il drone che sta pilotando». Il drone non si comanda direttamente dal pannello, c'è qualcuno che lo sta guidando. Per Zeus, non è un limite. Anzi: aiuta a coordinare e mettere insieme tutti gli stimoli, chiamiamoli così, che riceve da diverse macchine volanti, per ottenere il massimo da ogni missione. «L’idea è dare agli enti che lo adotteranno un sistema integrato di sorveglianza e pattugliamento che sia allo stesso tempo semplice, intuitivo e rigoroso».

E anche parecchio tecnologico: entro l’estate ad arricchire la flotta di Zeus ci sarà un convertiplano sviluppato ad hoc. Un mezzo ibrido che decolla e atterra in verticale, come un elicottero, e vola come un aereo. Il vantaggio? «Rispetto a un drone ha un’autonomia maggiore, può coprire aree ben più vaste». Le possibilità di applicazione si sprecano, il limite è la fantasia di chi sta utilizzando la piattaforma. Le autorità di polizia possono adoperarla per mappare il territorio e trovare piantagioni clandestine che alimentano il mercato della droga. I beni culturali per tenere sotto controllo siti sensibili come Pompei e affini. Di giorno, ma anche quando fa buio. Oltre alle classiche microcamere che scattano foto e registrano filmati, i droni possono ospitare sensori evoluti (di temperatura e affini) e visori notturni.

La piattaforma è una soluzione chiavi in mano, i test sono conclusi, chi è interessato può decidere di adottare Zeus con la sua flotta di droni, soprannominata Mercurio. La piattaforma di controllo, invece, si chiama Olimpo. In mezzo a tanto rigore e infinitesimale precisione, da qualche parte l’estro italiano doveva pur trovare sfogo.    

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