Presto o tardi la tecnologia ci allevierà da tutte le mansioni faticose, ripetitive, noiose. Portarci appresso le valigie, ad esempio.

La promessa arriva da Piaggio con un prototipo che sembra qualcosa di più del solito concept realizzato per stupire. Si chiama Gita e potrebbe essere considerato il portabagagli che non ha bisogno dell’auto per arrivare a destinazione. Grazie a un collegamento Wi-Fi e a una serie di sensori integrati, questo piccolo veicolo elettrico a due ruote è infatti in grado di seguire autonomamente il legittimo proprietario, trasportando carichi fino a 20 Kg di peso a una velocità massima di 35 chilometri all’ora.

L'embrione della Vespa del futuro
Il primo prototipo (funzionante) di Gita è stato presentato nella sede americana di PFF (Piaggio Fast Forward), la startup nata un anno e mezzo fa da una costola dell'azienda di Pontedera per esplorare nuove forme di mobilità. L’obiettivo a medio-lungo termine del progetto è infatti proprio quello di sperimentare sul campo le tecnologie che faranno parte dei veicoli del futuro.

“Molte attenzioni sono rivolte oggi ad automobili e droni, ma ci sono luoghi in cui l'interazione uomo-robot ha un senso”, ha spiegato Jeffrey Schnapp, CEO di PFF. In questo senso è facile pensare che Gita sia quasi una sorta di embrione della Vespa del futuro, potendo radunare al suo interno tutta una serie di componenti pensati per la mobilità del domani, dai motori elettrici a batteria ai sistemi di guida autonoma.

Fotocamere a 360 gradi per non perdere il padrone
Proprio sulla parte relativa alle tecnologie di self-driving si sono concentrate le maggiori attenzioni degli ingegneri che hanno curato il progetto. Al posto dei sofisticati (e costosissimi) sistemi Lidar, i radar utilizzati dalle Google Car e dai primi prototipi di auto a guida autonoma, Gita impiega una serie di fotocamere con ottiche fish-eye in grado di effettuare una scansione a 360 gradi dell’ambiente circostante.

Il robot, però, non segue un percorso fisso tracciato su una mappa, ma confronta la sua visuale con quella del suo proprietario, o meglio di quella della sua cintura, un accessorio - a dire il vero un po’ pacchiano - che serve al robot per rimanere costantemente agganciato alla persona. L’unico vero inconveniente, ha ammesso lo stesso Schapp, risiede nel livello di affidabilità dei sistemi di visione al calar della luce, motivo che avrebbe indotto i tecnici della casa a pensare a una seconda versione del robot dotata di illuminatore artificiale.

Per ora resta un prototipo
Al momento non è dato sapere se Gita sarà mai commercializzato, né tantomeno a che prezzo. Piaggio ha solo confermato di voler testare il mezzo nel più vasto numero di settori, anche in ambito business.

Per le sue caratteristiche distintive, infatti, il nuovo robot a due ruote della casa italiana si presta a essere utilizzato in molte applicazioni, dalla logistica alle strutture ospedaliere, dai magazzini ai centri commerciali. Nella convinzione che ovunque ci sia un peso da caricare, ci sarà un robot pronto a sacrificarsi per noi.

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