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Perché Continuity ti renderà “dipendente” da Apple

Usare l'iPad o il Mac per ricevere chiamate ed SMS come fosse un iPhone, e non solo. Ecco i pro (e i contro) dell'integrazione secondo Cupertino

Stai consultando la posta sul tuo MacBook Air quando, d’un tratto, l'iPhone inizia a squillare. Fai per alzarti per andare a prendere il telefono - che, per inciso, si trova dall’altra parte della casa - quando ti accorgi che sullo schermo del portatile è apparsa una notifica con la miniatura di tua suocera che ti invita a rispondere.

No, i poteri paranormali di “mammina”, come la chiama affettuosamente tua moglie, questa volta non c’entrano. Hai solo toccato con mano la parte più evidente del modello che Apple ha sviluppato in questi mesi per permetterti di interagire meglio, e più rapidamente, coi suoi dispositivi. Si scrive Continuity, ma si può dire tranquillamente all’italiana - continuità - perché di questo si tratta. Continuità nel senso di utilizzare tutti i dispositivi della mela morsicata senza distinzioni di sorta, a prescindere dal fatto che siano “fissi” o mobili, che siano concepiti per telefonare piuttosto che per navigare su Internet o elaborare fogli di calcolo. Continuità nelle connessioni, nelle applicazioni, nelle attività.

 

Così, la chiamata pervenuta sull’iPhone diventa accessibile anche da iPad o da Mac, stessa storia per gli SMS. L’email che stavi componendo sul MacBook Air compare magicamente sul tuo iPhone, pronta per essere “ripresa” da dove l’avevi lasciata. Il supporto non conta più, nell’era della continuità lo smartphone si trasforma in computer, il portatile in telefono, il tablet fa di tutto un po’. Ti bastano (almeno) un paio di dispositivi Apple, il Bluetooth acceso e una connessione wireless condivisa, il resto vien da sé.

iOS e Mac OS, due sistemi operativi convergenti
Chiamatela convergenza, se vi pare, il concetto non cambia. L’obiettivo vero, infatti, sta nel cercare (e trovare) un punto di incontro fra il mondo dei dispositivi mobili e quello dei computer. Fino a qualche tempo fa, in casa Apple la linea di demarcazione era netta: da un lato c’erano tutti i gadget motorizzati iOS (iPhone, iPad e iPod), dall’altro i Mac. Ma con l’avvento di iCloud e soprattutto con le ultime evoluzioni di Mac OS e iOS, i confini si sono attenuati fino (quasi) a scomparire. Apple ha attuato un vero e proprio processo di amalgama dei suoi sistemi operativi, a tutti i livelli, dalla sincronizzazione dei dati alla standardizzazione delle icone.

Il meraviglioso ecosistema di Apple è un po' come l'Hotel California: una volta che hai fatto check-in, non vorresti mai uscirne Farhad Manjoo (New York Times)

Così, chi oggi utilizza un iPhone sa che troverà tutti i suoi dati - dalle pagine Web salvate nella cronologia di Safari alle mappe, dalle foto del rullino ai documenti di Pages - perfettamente replicati sul suo MacBook Air. Ma non solo. Sa anche che non avrà bisogno di nessuna nozione aggiuntiva per passare da un dispositivo all’altro. Le ultime versioni di Mac OS - e in particolare Yosemite - utilizzano un’interfaccia utente che sembra fatta a immagine e somiglianza di iOS. Il quale, dal canto suo, è ogni giorno più ricco di funzionalità mutuate dal mondo desktop (si pensi ad esempio alla disponibilità grautita della suite iWork).

L'ecosistema diventa autosufficiente
Il rovescio della medaglia di un modello che punta all’unificazione completa delle esperienze è soltanto uno: il rischio di chiudersi in un ecosistema che, per quanto autosufficiente, non sarà mai ricco e variegato quanto quello offerto dal resto del panorama informatico. “Il meraviglioso ecosistema di Apple è un po' come l'Hotel California”, scrive ironicamente Farhad Manjoo sul New York Times: “Una volta che hai fatto check-in, non vorresti mai uscirne. E questo può essere un errore”. Perché in fondo considerare il pacchetto di servizi offerto da Apple come il più completo e “assoluto” presente sul mercato è qualcosa che nessuno osa pensare, nemmeno ai piani alti di Cupertino.

Continuity, ecco come funziona


È un aspetto che pone alcuni interrogativi. Ad esempio: fino a che punto Apple saprà convincerci che possiamo tranquillamente vivere senza Dropbox, Office, Google Maps e tutti gli altri servizi che utilizzavamo fino a ieri per portare a termini le nostre attività digitali? Fino a che punto l’integrazione può farci ignorare ciò che succede al di fuori dai confini ovattati tracciati dalla Mela? Ma soprattutto, fino a che punto il desiderio di mantenere questa continuità ci spingerà ad acquistare altri dispositivi Apple? Chiudersi in casa, si sa, può diventare una dolce tentazione se vivi circondato dalle comodità.

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