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Le nuove valigie sono intelligenti

Hanno il motore per andare da un terminal all'altro, si pesano e chiudono dal telefonino, poi lo ricaricano. Ecco i modelli evoluti di trolley e dintorni

Questa è la storia di una ribellione. Di una reazione a catena contro le oppressioni di compagnie aeree che tassano ogni chilo di troppo, lucrano sui millimetri in eccesso, emettono biglietti con coincidenze da panico. È la risposta a un’urgenza d’intelligenza applicata a uno strumento ostinatamente uguale a se stesso: la valigia. Che finalmente evolve, se non nella forma (il rigore da incastro geometrico nella stiva lo scoraggia), quantomeno nelle funzioni, nella struttura, nella vocazione genuina di stupire.

 

Il primo volo atterra mentre il successivo sta imbarcando o il binario in stazione appare un miraggio sfocato? Niente corse disperate, né soldi buttati e partenza differita a chissà quando. Per attraversare praterie con il turbo si usa un trolley motorizzato che, nonostante il propulsore, concede spazio all’indispensabile per il weekend lungo. Intorno al gate volteggia un addetto impettito, armato di bilancia, che non vede l’ora di bacchettare i passeggeri con scorta in sovrappeso? Il bagaglio aiuta a restare nei limiti confessando sempre allo smartphone l’ammontare dei suoi chili. Dopo averli già ridotti nel design, indossando materiali macilenti, eppure a prova di brutalità e schiacciamenti.

La valigia è diventata smart sul serio, non nel senso logoro o posticcio del termine. Assecondando le nostre infime nevrosi, su tutte l’orrore di restare con il telefono scarico, tagliati fuori dal traffico frenetico del mondo digitale. Assorbendo le batterie per caricare dispositivi, inglobando i vecchi lucchetti e prendendo a fagocitare residui analogici come l’etichetta cartacea, fino a esibire metodi ingegnosi per digerire mucchi di vestiti.

Nell’era dell’internet delle cose inutilmente connesse, ha infine trovato la sua ragion d’essere esorcizzando quella che, secondo una ricerca del sito internazionale di biglietti Jetcost, è la paura numero uno per il 65 per cento dei passeggeri: non trovare il proprio bagaglio all’arrivo. Un incubo più robusto degli incontri ravvicinati con le turbolenze, degli incidenti burocratici per documenti smarriti, di analoghi imprevisti vaghi e assortiti.

Samsonite sta facendo squadra con Vodafone per sviluppare sistemi di tracciabilità di ultima generazione da integrare nelle sue linee, intanto i primi modelli di alcune aziende come Bluesmart escono dalla fabbrica con il gps di serie per rintracciarli dallo smartphone. Un’opportunità che non obbliga necessariamente a un investimento di centinaia di euro per un nuovo prodotto: ne bastano poche decine per un localizzatore, un modulo con sim dall’ingombro minimo, da adagiare tra calzini e pigiama. Quello dell’americana LugLoc ha un sensore di quota che lo spegne in automatico al decollo e lo riaccende all’atterraggio, mandando un sms al suo proprietario indicandogli dove si trova.

Se il messaggino scaccia ansie non si palesa, un’applicazione svela a che punto si è arenata la valigia, se gravita tra i meandri dello scalo intermedio o ha messo radici all’aeroporto di partenza. Scesi a terra non la incontreremo sulla giostra dei nastri, ma almeno ci avrà rincuorato con un battito di latitudine e longitudine, una pulsazione su una mappa, un leggero segnale di vita.

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