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Nexus Car, ecco perché Google ora sta pensando a una sua automobile

Dopo aver tentato di convincere i grandi marchi a incorporare nelle loro vetture la propria tecnologia per la guida senza pilota, Google sembra intenzionato a lanciarsi anche sul mercato automobilistico. L'obbiettivo è produrre vetture autonome per servizi di robo-taxi e per privati cittadini

Google Driverless fake

– Credits: Scott Beale @ Flickr

Evidentemente a Google non basta essersi lanciato nella produzione di smartphone, tablet, laptop, occhiali e orologi , la sua avanzata totalizzante all’interno del settore hardware, a quanto pare, lo porterà presto a piantare gli scarponi anche in un settore poco battuto dai suoi rivali: quello automobilistico.

A rivelarlo è un report firmato da Amir Efrati, un giornalista che negli ultimi quattro anni si è procurato una reputazione da affidabile segugio disseppellendo indiscrezioni su Google per il Wall Street Journal. Stando alle “fonti interne” citate da Efrati, dopo essersi fatto le ossa sviluppando software e hardware per vetture autonome, Big G avrebbe deciso di lanciarsi nella produzione di autoveicoli targati Google, al punto da essere già seduto al tavolo delle trattative con alcuni importanti produttori di componenti auto del calibro di Continental AG e Magna International .

Si tratta di una fase preliminare estremamente delicata, Google infatti non gode dello stesso bagaglio di competenze (e brevetti) degli altri protagonisti del settore automobilistico con cui si appresta a rivaleggiare, il suo campo di gioco è il software, ed è probabile che il suo vero obiettivo sia sviluppare un nuovo ambiente hardware in cui sperimentare e vendere i propri prodotti, in particolare i software per la guida autonoma. Ma per poter occuparsi di software, prima Google deve avere una vettura su cui lavorare, e le alternative sono due: o stringe una solida partnership con una casa automobilistica, oppure trova il modo di produrre in proprio le vetture di cui ha bisogno, magari trovando un accordo con un fornitore che risulti sufficientemente conveniente.

Sembra infatti che a spingere Google verso questa nuova sfida non sia stata tanto la sua rinomata febbre espansionistica, quanto l’incapacità di portare a casa un accordo con le grandi case automobilistiche. La scelta di Google di debuttare in questo settore potrebbe dunque essere parte di una strategia volta a fare pressione sulle altre case automobilistiche, affinché si decidano a introdurre una tecnologia che Google sta perfezionando da anni.

A quanto pare, infatti, a far naufragare le trattative con i grandi marchi, sarebbe stata la volontà delle grandi case di relegare la guida autonoma a un ruolo meramente accessorio (basti pensare alla nuova 2014 Mercedes S-Class , che introdurrà un sistema di guida autonoma che interverrà solo per periodi di alcuni secondi e solo per ridurre i pericoli). Se Google riuscirà effettivamente a lanciare sul mercato una propria Nexus Car dotata di sistema di guida automatica, e se questo lancio avrà successo, riuscirà a creare una nuova nicchia di mercato in cui piazzare un tipo di prodotto che i competitor non sarebbero ancora preparati a produrre.

Ma Google potrebbe avere anche un altro obiettivo: l’introduzione sul mercato di un nuovo sistema di trasporto. Se consideriamo che le auto senza pilota su cui Google sta sperimentando oggi, delle Toyota imbottite di sensori e telecamere, costano a Mountain View all’incirca 150mila dollari l’una, è difficile immaginare che l'azienda di Mountain View possa presentare fin da subito un modello da vendere ai privati cittadini. Assai più probabile è che la prima incarnazione della futura Nexus Car sarà una sorta di robo-taxi, un sistema di trasporto intelligente da vendere alle aziende specializzate in sistemi di trasporto alternativo (come quelle che si occupano di car-sharing) o alle amministrazioni comunali sufficientemente facoltose e illuminate.

Comunque sia, la strada verso una Nexus Car completamente autonoma potrebbe essere molto più lunga di quanto Google spera. Per poter essere introdotta sul mercato, una simile vettura dovrebbe dimostrare un grado di sicurezza non inferiore al 100%, traguardo che – se effettivamente raggiungibile – richiederebbe innumerevoli test e controlli, oltre che una manutenzione molto più frequente e dispendiosa rispetto a quella richiesta dalle vetture tradizionali. Le Toyota che Google sta testando in questi mesi hanno già viaggiato sulle strade americane per 800.000 chilometri senza incorrere in incidenti . Ma non è abbastanza. Le vetture autonome ancora non possono muoversi senza un pilota di sicurezza dietro il volante e hanno dimostrato diversi problemi in condizioni di nebbia o neve.

In ogni caso, l’ostacolo più grande è come sempre di natura economica. Per potersi lanciare in questo tipo di sfida, Google ha bisogno non solo di una quantità enorme di capitale (cosa che certo non gli manca) ma anche di trovare il sistema per produrre modelli a un costo sufficientemente basso da renderne possibile l’immissione in commercio.

Certo, rimane sempre la possibilità che, come spiegato sopra, la mossa di Google sia puramente strategica e indirizzata a soffiare sul collo dei grandi marchi del settore. In quel caso, a Google basterebbe costruire un prototipo perfettamente funzionante. E questo è un traguardo assai più raggiungibile.

 
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