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Nao, il dottore di chip che regala un sorriso ai piccoli diabetici

All'ospedale San Raffaele di Milano un robot aiuta i bambini a conoscere meglio e ad affrontare con un po' di leggerezza la loro malattia

Alza la mano e accenna un saluto oppure allarga le braccia in segno di sorpresa. Parla, con un linguaggio nemmeno troppo metallico, cammina, usa due videocamere come occhi e un sistema di sensori per relazionarsi con chi gli siede di fronte: un bambino malato di diabete, a cui concede la testa squadrata per una carezza timida che scatena un lungo sorriso dolcissimo. Ma Nao, il robot intelligente di casa nell’unità di pediatria dell’ospedale San Raffaele di Milano, non è qui solo per intrattenere e distrarre i piccoli pazienti. È stato programmato per insegnare loro, con l’ausilio di un tablet e di un grosso schermo piatto orizzontale sensibile al tocco, quali alimenti mangiare e quali è meglio evitare; come muoversi in modo sano; in generale, come affrontare in maniera corretta le varie condotte che la patologia impone.    

Il diabete di tipo 1 obbliga a fare tre o quattro iniezioni di insulina al giorno e a pungersi anche sei volte ogni 24 ore per controllare il livello della glicemia. Una routine spesso vissuta con fastidio, con un senso d’oppressione: «Alla quale bisogna abituarsi in fretta. Il bambino deve imparare a gestirsi; se è adolescente, inoltre, tende a ribellarsi, a non intravedere una via d’uscita. Perciò un giocattolo intelligente, che sdrammatizza la situazione ospedaliera, può rivelarsi un supporto davvero utile. Andando ben oltre quello che da soli riescono a fare medici e infermieri» racconta a Panorama.it Giuseppe Chiumello, primario di pediatria e neonatologia del San Raffaele. Che aggiunge: «Non pretendiamo che con Nao i piccoli pazienti siano contenti di venire in ospedale per la visita di controllo che va fatta ogni cinque mesi o per l’esame annuale del fondo dell’occhio, ma probabilmente ci torneranno un po’ meno a malincuore».

«Non siamo di fronte a un progetto di medicina, ma di robotica cognitiva» ragiona Alberto Sanna, responsabile dell’unità di ricerca eServices for Life and Health del San Raffaele: «Nao» ci spiega «comprende e si adatta a quello che gli succede intorno. Grazie alla collaborazione avviata con medici, psicologi, nutrizionisti e altri bambini, abbiamo arricchito le sue capacità di rispondere agli stimoli che riceve. La sua duttilità è la sua forza: altrimenti sarebbe come un televisore 3D in grado di trasmettere un solo programma. All’inizio lascia senza parole, ma poi ti stanchi di rivedere sempre lo stesso contenuto». Il risultato è una piattaforma personalizzata e domani ulteriormente personalizzabile, dal forte contenuto educativo. Che schiude «un contesto emotivamente efficace per un paziente con un problema emotivo».

Il progetto pilota, realizzato in collaborazione con l’associazione «SOStegno70 – insieme ai ragazzi diabetici Onlus», è stato pensato per essere replicato altrove, non solo in ospedali ma anche nelle scuole, vista la sua portata formativa. «Davanti al robot» sottolinea Sanna «aumentano l’attenzione e la motivazione del bambino, cresce la sua capacità di trattenere le informazioni nel suo bagaglio di esperienze. Soprattutto, quando interagisce con Nao, non pensa alla patologia. Non si percepisce come un malato di diabete. Prova un senso di liberazione, di rilassamento. Resta catturato».

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