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Muscle, il robot della Nato che va a caccia di mine nel mare

Un piccolo sottomarino dotato di intelligenza artificiale, che aiuta a rendere i fondali più puliti e sicuri

Si chiama «Muscle» e non tanto in omaggio alle sue doti di prestanza fisica: questo robot che tanto ricorda un sottomarino in miniatura, i muscoli li ha nel suo cervello di bit, che gli permette di svolgere al meglio e in autonomia il suo ruolo di minatore subacqueo. Di andare a caccia di quegli ordigni che si sono accumulati nei fondali dopo secoli di conflitti e soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il punto di partenza è chiaro: ogni tanto sentiamo parlare di linee ferroviarie interrotte o di aree chiuse al pubblico per qualche ora per far brillare o mettere in sicurezza eredità non proprio piacevoli di battaglie del passato. Meno noto, forse perché almeno a livello superficiale non impatta sulla nostra vita quotidiana, è il fatto che queste bombe finite in mezzo al mare rischiano di esplodere in qualsiasi momento. Danneggiando le barche nei dintorni, ferendo (o peggio) i pescatori, senza parlare dei danni per i pesci e per l’ambiente.

Proprio per scongiurare il più possibile questa eventualità, è di vitale importanza il lavoro svolto dal Centre for Maritime Research and Experimentation (Cento per la ricerca e la sperimentazione marittima, CMRE) che fa parte della Science Technology Organization (Organizzazione della Scienza e della Tecnologia, STO) della NATO, che ha sede nel nostro Paese, a La Spezia. Qui, sia per salvaguardare la sicurezza degli operatori, sia per fare in modo che le operazioni di ricerca delle mine avvengano nel modo più rapido ed efficace possibile, si è fatto ricorso alla robotica e in particolare a veicoli sottomarini autonomi, che si fanno carico del lavoro grosso.

Non parliamo di intelligenza artificiale, ma poco ci manca, visto che le macchine devono essere in grado di scansionare i fondali e riconoscere in automatico il loro obiettivo e, se le condizioni meteo o delle correnti non sono favorevoli, di spostarsi in un’altra zona. Ciò per rendere nel complesso tutte le operazioni veloci, anche per conservare e ottimizzare la loro autonomia. Ecco perché il cuore tecnologico di Muscle è decisivo. La scelta è caduta sulle GPU Tesla di NVIDIA, che elaborano i dati garantendo elevate prestazioni e dunque rendendo più celeri le operazioni scientifiche.

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Il salto di qualità rispetto al passato è evidente: prima il robot conduceva la sua missione seguendo dei percorsi programmati, muovendosi all’interno di una sorta di mappa che era stata precaricata al suo interno. Raccoglieva i dati, che poi venivano analizzati alla fine della spedizione. Ora invece può fare tutto in tempo reale e, soprattutto, adattarsi alla situazione, correggendo la rotta in corso d’opera. Insomma reagendo in modo autonomo alle condizioni che trova. Quasi come un minatore palombaro in carne e ossa.

«Con questo avanzamento tecnologico», commenta Warren Fox, responsabile del programma del CMRE, «abbiamo puntato a ridurre i tempi e i costi necessari per le operazioni di sminamento per i Paesi della NATO. Non meno importante è poi lo sforzo di mandare solo dei robot nelle aree pericolose e poterlo fare nelle condizioni che consentano agli stessi di riportare informazioni di qualità agli operatori, che potranno poi a loro volta decidere come procedere». Perché i muscoli contano, ma il cervello, anche di bit, ancora di più.

Twitter: @marmorello

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