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PC belli (e costosi): così Microsoft vuole competere con Apple

Con l’uscita dei nuovi Surface Studio e Surface Book i7, la società di Redmond punta al vertice del mercato. Laddove, finora, la Mela ha dettato legge

La software-house per eccellenza sta cambiando pelle. Con una cura a base di metallo, vetro e chip, Microsoft sta scoprendo il bello del “pezzo di ferro”, il fascino irresistibile dell’oggetto fisico da toccare con mano.

La dimostrazione è andata in onda ieri con la presentazione a New York dei nuovi dispositivi della famiglia Surface: un PC all in one (Surface Studio), un notebook professionale (Surface Book i7) e un accessorio da affiancare a mouse e pennino (Surface Dial). In sintesi, tre nuovi prodotti che ribadiscono la volontà dell’azienda di Redmond di recitare un ruolo da protagonista (anche) nel mondo dell’hardware.

 

Scacco ai Mac?
La direzione indica la vetta del mercato, verso quella fascia di consumatori benestanti che fino ad oggi – per necessità o status – hanno scelto i computer, fissi e mobili, marchiati Apple. Microsoft sa bene di essere l’unica realtà (insieme a Google) che può contendere alla Mela il ruolo di regina dei computer. Non fosse altro perché è l’unica a poter vantare un sistema operativo tutto suo, da plasmare a piacere in base alle necessità.

Quello che sorprende, semmai, è la decisione di puntare così in alto, con prodotti tanto curati quanto costosi, che mirano – è inutile a questo punto nascondersi – a spodestare i vari iMac, MacBook Pro e MacBook Air.

Fra design e tecnologia
Gli ultimi dati di mercato sembrano sostenere le ambizioni di Microsoft. Nell’ultimo trimestre, per dire, il brand Surface ha sfiorato il miliardo di dollari di fatturato, premiando gli sforzi fatti dalla società in un settore che comunque sta contribuendo a cambiare. Piaccia o meno, il concetto di ibrido arriva proprio da una trovata di Remond, da quel primo Surface che ha fatto da apripista a tutti quei prodotti 2-in-1 che oggi consentono al mercato PC di restare a galla.


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– Credits: Microsoft

Ecco. Surface Studio e Surface Book i7 non sono forse così innovativi come il primo Surface, in fondo il concetto di PC all-in-one così come quello di notebook professionale è già noto a chi conosce la letteratura del settore. Microsoft però ha avuto il merito di fornire un’interpretazione molto personale sul tema, capace di mischiare – mirabilmente - design e tecnologia.

L’impiego di schermi sottilissimi (e ad altissima risoluzione), processori Intel di ultima generazione, schede grafiche e sistemi di raffreddamento evoluti sono lì a testimoniare il valore per nulla effimero della tecnologia allo stato dell’arte. Saranno pure prodotti da quasi 5.000 dollari – sembrano volerci sussurrare in un orecchio Satya Nadella e compagni – ma questo è il prezzo da pagare per avere dispositivi dal pedigree di razza.

Voglia di flessibilità
Ma, in verità, non si tratta (solo) di un mero sfoggio di muscoli. Microsoft punta a fare la differenza sul piano dell’ingegnerizzazione, termine abusato quanto indigesto per definire tutto quel lavoro “sporco” che le aziende tech devono svolgere per amalgamare la parte hardware con quella software, componenti fisiche e intelligenza.

In questo senso, i nuovi Surface Studio e Microsft Surface Book i7 di Microsoft rappresentano due proposte abbastanza uniche nel settore, per via della loro capacità di combinare i benefici dei PC e dei laptop classici con i vantaggi del touch-screen. Dispositivi da piegare, girare, staccare e trasformare, per dirla senza troppi tecnicismi.

Il PC non è morto, ci tiene a ribadire Microsoft. È solo diventato più flessibile.

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