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MacBook Pro con Force Touch, la nostra prova

Il display Retina da 13 pollici è il punto di forza del portatile, ma anche il nuovo trackpad aumenta la versatilità del notebook di casa Apple

Che poi cosa vuol dire notebook completo? Dovrebbe essere la base, il punto di partenza, il presupposto scontato per chi arriva a spendere da 1.499 euro in su, una cifra più alta di buona parte della concorrenza, tentativi da iper design della sempre più spopolata famiglia Ultrabook o variazioni per gaming hard escluse. Eppure. Eppure completo è l’aggettivo che funziona meglio per il nuovo MacBook Pro di Apple con 13 pollici accesi dal display Retina. Nuovo non nell’estetica, è quella messa a dieta di qualche refresh fa, ma con tanti tocchi inediti al suo interno che si fanno sentire nell’esperienza quotidiana. Completo perché la mela dimostra ancora una volta di essere in grado di alzare l’asticella, termine abusato ma efficace: di costruire una proposta che coinvolge, anzi avvolge nell’esperienza d’uso fino a rivelarsi indispensabile. O almeno apprezzabile, ragionando con il freno a mano tirato, a paragone con le versioni precedenti.

Cominciamo dal primo punto, da quello che probabilmente vi ha spinto a leggere questa recensione: il Force Touch, il trackpad rivoluzionario, stando all’epiteto che il lessico di Cupertino impone, che è presente qui e fa parte dei fiori all’occhiello del sottilissimo MacBook, il vero salto in avanti nel segmento degli ultra portatili disegnati in California. Diciamolo subito: il meccanismo funziona bene. In qualsiasi punto della sua superficie – la dimensione è la solita – si decide di premere, ecco riprodurre l’effetto del classico clic, udibile pure a livello sonoro. In qualsiasi punto, sia in basso a destra che al centro o in alto sinistra. È il meno. Il più lo si ottiene con una pressione un po’ più profonda, confermata da un secondo clic udibile (il dizionario da esperti suggerirebbe di parlare di una prima e seconda vibrazione, vista l’architettura del trackpad, ma a noi - e a voi - interessa di più la resa): compiendo la doppia pressione su un file si vede la sua anteprima, in un video di Quicktime si aumenta la velocità di riproduzione, mentre si legge un libro si ottiene la definizione completa della parola selezionata.

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– Credits: Marco Morello

Sono minuzie, piccoli salti di qualità utili, che si prestano a una doppia considerazione: da una parte, è così che Apple ha costruito la sua fortuna, sommando tanti infimi prodigi, tanti piccoli gesti figli prima della sorpresa e poi dell’abitudine, che insieme fanno la sua velocità rispetto all’identico altrui; dall’altra, siamo ai primi vagiti. Saranno gli sviluppatori, sarà la loro inventiva a vestire di senso il Force Touch. A sviluppare i suoi muscoli. Cupertino ha dato loro le chiavi, ogni programma potrà interpretarlo a suo piacimento. Certo che no, non scherziamo, non vale da solo l’acquisto del MacBook Pro. Li vale invece il display Retina, così magnetico, così vivo nei colori, così definito nei dettagli, da rapire lo sguardo, da sembrare molto più grande dei suoi 13 pollici (nella foto sotto accanto al modello da 15 pollici).

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– Credits: Apple

Non c’è partita: vedere un film, scorrere una presentazione o una qualsiasi pagina web è un piacere, una carezza per gli occhi. Non serve parlare di pixel e risoluzione, basta fare il confronto tra questo modello e uno più datato. Anzi: fatelo. Non potrete che concordare. E però questo è il modello Pro, tre lettere che la mela deve giustificare e dunque non è sul piano della luminosità e nitidezza dello schermo che il ragionamento si deve arrestare: sotto il cofano ruggiscono i processori Intel Core di quinta generazione, si parte da 8 giga di memoria, si parte anche da 128 giga di un’unità flash sulla carta veloce il doppio rispetto alla generazione precedente (il confronto è fatta con un hard disk da 500 giga da 5400 rpm, per i più tecnici).

 

Nel Pro la Apple ribalta il concetto con cui ha costruito il nuovo MacBook: se lì tutto si riduce a un piccolo foro da integrare all’occorrenza con adattatori vari, qui le feritoie si sprecano

All’atto pratico, eseguire un programma, realizzare un montaggio video, lavorare con foto molto pesanti, sono operazioni più agevoli e fluide. Anche l’Intel Iris Graphics 6100 dà il suo contributo con performance migliorate del 40 per cento. Siamo seri: non v’importa davvero. Per voi conta che il vostro videogame preferito in Hd non s’inchiodi al terzo frame. Ecco, diciamo che non succede e scaricare proiettili su un nemico o lanciarvi a velocità folli a zig zag da una collina sarà una corsa con il turbo, non con la retromarcia.

La batteria dovrebbe durare fino a 10 ore, una in più della generazione precedente. Le fa quasi tutte usando un misto di Word, navigazione su internet e qualche filmato su YouTube. Un po’ meno se stressate la macchina, ma non è certo una notizia. Colpisce invece in positivo la dotazione di porte che si aprono sui due lati del MacBook Pro. Ecco, in questo caso la Apple ribalta il concetto con cui ha costruito il nuovo MacBook: se lì tutto si riduce a un piccolo foro da integrare all’occorrenza con adattatori vari (a prezzi non proprio da discount), qui le feritoie si sprecano. Oltre agli ovvi ingressi per l’adattatore e per le cuffie – buoni comunque gli altoparlanti stereo – su un lato c’è una coppia di accessi Thunderbolt 2 (velocità di trasferimento fino a 20 Gbps) e una Usb 3 (fino a 5 Gbps), su un altro uno slot per la carte Sd, una porta Hdmi e un’altra Usb 3. Insomma, tutto ciò che serve per trasferire dati, nutrire di file la pancia del notebook, collegarlo a un monitor esterno o farlo dialogare con altro hardware. Manca solo un ingresso Lan, è vero, ma qui Cupertino sottintende quanto espresso nell’ultimo keynote: ovvero che il futuro, almeno sul piano della connettività, per la Apple vira sul wireless.

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– Credits: Apple

L’intero pacchetto di dotazioni, potrebbe sembrare il più ovvio sottotesto, va a scapito della portabilità. Prerogativa, è indubbio, di altri membri della famiglia come l’Air o per l’appunto il nuovo MacBook su cui la maggior parte dei riflettori, vuoi l’effetto design, vuoi il desiderio di esclusività, sono oggi puntati. Ma questo Pro iper-performante, con il suo display da applausi, pesa 1,58 chilogrammi. Mezzo chiletto in più dell’Air da 11 pollici, di suo una piuma e con uno schermo comunque di quasi 2 pollici in meno, 11,6 di diagonale contro 13,3. Non è un trauma portarlo in uno zaino o una borsa e, da acceso, sa farsi valere senza inciampi. Se non siete maniaci delle linee sottilissime (quanto fini a sé stesse è ancora da capire), se cercate prestazioni buone - o anche ottime, basta spendere qualcosa in più per aumentare la dotazione di base - questo MacBook Pro non è un compromesso che arriva faticosamente a un equilibrio. Non è un jolly che fa appello a caso e fortuna più che alle sue doti. È un asso di cuori che sbanca tutto il banco.

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